Fiorenza fatti in là, che Semifon si fa città…

di Alberto Pestelli

semifontQuesto urlavano con coraggio i Cavalieri di Semifonte sotto le mura di Firenze in segno di scherno. Lo gridarono talmente forte che i fiorentini se la presero talmente a male che, un bel giorno del 1202, distrussero la città della Val d’Elsa. Ovviamente non sappiamo se questo aneddoto sia vero, ma l’ira di Firenze fu reale tanto che in quella zona – in seguito – non fu costruito nemmeno un capanno da caccia.

MurapetrognanoLe mura a Petrognano

Semifonte, che inizialmente era un castello, divenne città fortificata e, data la vicinanza a Firenze, come ho appena detto poc’anzi, ne divenne la più acerrima e fiera nemica. Si trovava nei pressi di Petrognano – una frazione di Barberino Val d’Elsa – che, molto probabilmente, doveva essere una sua borgata o contrada.

semifonte.certaldoLa probabile cinta muraria

Il nome le fu dato grazie alla presenza di una sorgente in cima ad un colle: Summus Fons tramutato poi in Summafonte e quindi Semifonte. Il castello fu fondato attorno al 1175-1177 da un esponente dei Conti Alberti (Alberto IV). La città si sviluppò subito dopo, diventando in brevissimo tempo una potente e temuta roccaforte della Val d’Elsa appartenente alla fazione filo-imperiale fedele al Barbarossa.

Fonte_di_santa_caterinaLa fonte di Santa Caterina

Firenze, viste minacciate le proprie mire espansionistiche, cercò di ostacolare la novella città in ogni modo tanto da sconfiggerla in un conflitto durato un ventennio. Nel 1198 fu assediata e dopo quattro anni (1202) fu espugnata pare dopo il tradimento del Conte Alberti (la casata che fondò Semifonte).

220px-Cappella_di_semifonte_(FI)La Cappella di San Michele

I fiorentini la rasero completamente al suolo decretando che in quella zona nessuno doveva costruire alcun edificio. Solo nel 1597 fu edificata dal Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, la Cappella di San Michele. Da allora su Semifonte scese anche troppo velocemente l’oblio.

©  Copyright Alberto Pestelli 2014

Foto: www.siena-agriturismo.it – Wikipedia

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

I Borghi fantasma… Poggio di Santa Cecilia

di Alberto Pestelli

Se vuoi vedere il video accedi a youtube, altrimenti scorri la pagina e leggi il testo dell’articolo

 Poggio di Santa Cecilia

Nel comune di Rapolano Terme, in terra di Siena, esiste un piccolo borgo chiamato Poggio Santa Cecilia. Se guidando lungo la superstrada Siena-Bettolle, poco dopo l’uscita per Rapolano Terme (venendo da Siena), distogliamo solo per un attimo (con molta prudenza) lo sguardo dalla strada, si può osservare questo borgo su di una collina boscosa.

Si tratta di un villaggio fortificato di cui non si conosce con esattezza l’origine. Infatti non si trovano documenti prima del XII secolo che attestino la sua esistenza.

Tuttavia, secondo alcuni ricercatori, pare che il luogo fosse già abitato all’epoca degli etruschi.

Altra Panoramica di Poggio Santa Cecilia

Attualmente Poggio Santa Cecilia è completamente abbandonato e non più aperto alla “gente”. Eppure ha un passato interessante e la piazzetta centrale lo testimonia con evidenza: Giuseppe Garibaldi, nell’agosto del 1867, soggiornò nel borgo per curare la ferita subìta in Calabria alle terme della vicina Rapolano.

In piazza Garibaldi c’è una targa a ricordare l’evento storico anche se la lapide riporta una data errata. Infatti parla del mese di luglio mentre l’eroe dei due mondi arrivò a Poggio Santa Cecilia il 14 agosto come riportato giustamente dal cartello turistico nei pressi del borgo abbandonato.

Ciò che appare con il teleobiettivo

Al borgo-Castello si accede dalla porta medievale che è sormontata dallo stemma della casata dei Tadini-Buoninsegni. Si sviluppa lungo la strada principale che conduce alla chiesa e alcune vie parallele. Spicca la grande casa dei conti Tadini-Buoninsegni e la chiesa di San Pietro a Poggio Santa Cecilia che conserva alcuni pregevoli affreschi e un organo a canne.

Cartello turistico

Attualmente il Castello è chiuso a catenaccio e molte sono le imposizioni di non introdursi. Il luogo è in vendita, ma secondo il nostro direttore che mi ha fatto pervenire le foto da lui scattate in questi giorni, tutto appare in stato di abbandono.

Annessi Agricoli

Come il professor Marucelli mi ha fatto sapere, si percorre per accedere al borgo, un viale di più di un chilometro che sale dagli annessi della fattoria– anche questi in parte molto trasandati – di proprietà del castello. Vi è pure una sede commerciale e tecnica dove si lavorano e si commerciano i vini della fattoria.

Cancellata del Castello

Tutto abbastanza moderno ma all’interno non c’era un’anima a cui chiedere informazioni. L’impressione che il professor Marucelli ha avuto è che, anche qui, vi sia stato un tracollo finanziario e che anche di giorno feriale non debba esserci anima viva! Nei pressi del borgo c’è la grande villa Buoninsegni, degli stessi proprietari, che attualmente è adibita a bed and breakfast. Insomma, i residui di passata grandezza.

Stemma dei Buoninsegni

Qualche anno fa corse voce che il cantante pop Michael Jackson aveva intenzione di acquistare il borgo. Ma tutto questo si rivelò una grandiosa bufala. Quindi, benefattore sensibile alle cose del passato cercasi!

Quello che si vede attraverso la cancellata

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un luogo magico nella valle del Treja: Calcata

di Maria Iorillo

01_calcatalargeviewA circa 40 km da Roma, nella provincia di Viterbo, sorge Calcata, un antico borgo medioevale sospeso su uno sperone tufaceo e circondato dal rigoglioso parco della Valle del fiume Treja. Il borgo ha origini molto antiche: scavi archeologici hanno individuato tracce di un grande abitato che ebbe la sua massima fioritura tra il VII e il VI secolo a.C.. Negli anni ’30, subito dopo la guerra mondiale, il timore di crolli nelle pareti della rupe costrinse gli abitanti ad abbandonare l’antico centro e a ricostruire le abitazioni a valle.

uovo-2012

Calcata, destinata all’abbattimento, fu salvata da una legge speciale, promulgata in epoca fascista. Successivamente, il vecchio borgo di Calcata ha attratto molti artisti e intellettuali, che si sono appropriati degli antichi caseggiati e delle grotte, trasformando il paese in un villaggio bohemienne. Vi risiedono, durante il fine settimana o in alcuni periodi dell’anno, artisti italiani e stranieri, famosi e non.

materiali-pietre-calcata(3)

A Calcata non ci sono monumenti o musei di grande rilievo. Sono interessanti la chiesa che sorge nella piazza principale, un mini museo delle arti agricole e una sala adibita, solo in alcune occasioni, a mostra temporanea delle opere dei singoli artisti. Calcata rappresenta, soprattutto, un salto nel tempo. Ciò che affascina maggiormente sono la bellezza e la magica atmosfera custodite proprio dagli abitanti, che cercano di valorizzare il borgo e di renderlo unico nel suo genere.

grotta degli specchi

I negozietti di manufatti, originali e preziosi, di sculture, di dipinti, di mobili, di oggetti ricavati da materiali da riciclo, vengono aperti durante il fine settimana. Il visitatore non deve vivere frettolosamente Calcata ma entrare negli studi e nelle botteghe, parlare con la gente, visitare ogni singola stradina fino in fondo e affacciarsi dagli strapiombi, sedere sugli alti sedili di pietra nella piazza principale, chiudere gli occhi e respirare quell’aria particolare che attraversa il borgo.

opera bosco

Vi sono anche molti ristoranti che offrono dell’ottimo cibo in ambienti caratteristici (come La grotta dei germogli), bar e sale da the accoglienti. Interessanti le escursioni da fare nella sottostante Valle del Treja, il fiume che circonda il borgo e nascosto nel verde bosco. Nella valle è installata l’Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, un percorso nel parco alla scoperta di opere artistiche realizzate con i materiali del bosco. E ci sono, inoltre, le piccole e suggestive cascate di Monte Gelato, dove poter azzardare un bagno d’estate ma, soprattutto, dove passeggiare nel verde circostante accompagnati dallo crosciare delle acque del fiume Treja.

lecascatedelmontegelato

© Copyright Maria Iorillo 2014

Fonte delle fotografie:

http://paesionline.files.wordpress.com/2011/07/01_calcatalargeview.jpg

http://wwwchicco.blogspot.it/2010/04/la-grotta-degli-specchi.html

http://www.faidanoi.it/wp-content/uploads/materiali-pietre-calcata(3).jpg

http://www.ciclocairoma.net/fotogallery/2010/LAVALLEDELTREIA/lecascatedelmontegelato.jpg

http://www.operabosco.eu/shedaopera.php?id=8&lan=it

http://www.images-a.com/wp-content/flagallery/calcata-1/uovo-2012.jpg

 

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Sulla rocca a toccar le stelle…

Rocca di Cave

di Maria Iorillo & Alberto Pestelli

 

rocca1

Rocca di Cave. Un piccolo comune del Lazio arroccato su di una montagna a oltre 900 metri. Si trova nelle vicinanze di Palestrina, di Genazzano, non molto distante da Anagni e da Fiuggi. Nel punto più alto del paese c’è una antica rocca. Dopo il restauro è diventato un museo. La montagna dove si trova Rocca di Cave era, 100 milioni di anni fa, un’isola con tanto di scogliera. In quest’ultima si nota ancora il segno del livello del mare. Sulle rocce ci sono una infinità di conchiglie fossili. Nella torre è stato costruito un osservatorio astronomico.

 rocca7

La scogliera cerca il suo mare

 

Rammenta a stento

La spuma delle onde

Infrangersi sulle rocce.

 

Adesso la scogliera

Mostra fiera

Conchiglie e mura antiche.

 

Di notte offre la sua torre

Per osservar le stelle

Cercando la via

Del perduto mare.

©  Copyright Alberto Pestelli 2005

rocca2

 

rocca4Dopo un mese (quando abbiamo visitato questo paesello era il 2005) siamo ritornati. Il gruppo astrofilo Hipparcos di Roma (www.hipparcos.it) ci aveva mandato tempo addietro un invito per la notte delle stelle. Protagonista principale Marte (in quei giorni si trovava alla distanza minima dalla terra, per cui visibilissimo ad occhio nudo). Abbiamo deciso all’istante che dovevamo andarci. Un’occasione del genere non doveva sfuggirci, visto che entrambi mai avevamo guardato le stelle sia servendoci di un telescopio che ad occhio nudo in un angolo Meraviglioso della nostra penisola. È stata un’esperienza incredibile, da ripetere alla prima occasione. Sembrava quasi di toccare con mano gli astri. Un dito laser indicava le costellazioni, e la voce del cielo (così abbiamo ribattezzato la persona che ci faceva da guida) raccontava dei miti legati alle figure che l’uomo credeva di vedere nella volta stellata. Insomma, è stata una serata piena di emozione, sensazioni uniche e di tanta poesia…

 

 

 

rocca3

La notte delle stelle

 

Versa il suo latte fresco il cielo

A nutrire quei sogni

Che non sanno, non osano più

Catturare la luce delle stelle.

 

Ci osservano, forse parlano

Di potere, spesso di magia.

Io vorrei credere di speranza

Per un’emozione ritrovata

E donarla a chi ormai

Non ha più occhi

Per guardarsi dentro

E ritornare indietro

All’innocenza dell’uomo

Perché oggi ha un piede

Su di uno scalino più elevato.

E si proclama falso dio o guida

Sedendosi accanto ai miti

Scolpiti nella roccia del tempo.

©  Copyright Alberto Pestelli 2005

Le poesie di Alberto Pestelli sono tratte dalla silloge “Dei Borghi Antichi” pubblicata nel 2013 da Ilmiolibro.it (seconda edizione) – © Copyright Alberto Pestelli 2013.

L’articolo (riveduto e corretto) e le fotografie (scattate da Alberto Pestelli) fanno parte di un precedente articolo apparso su di un vecchio sito web di Maria Iorillo e Alberto Pestelli © Copyright Io.Pe. 2005

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un paese abbandonato ma non troppo…

Lollove

di Alberto Pestelli

prosegue_autunno_in_barbagia_e_la_volta_di_lollove_e_ovodda-0-0-350216

Se volete veramente capire come poteva essere nel passato un borgo rurale sardo dovete recarvi a Lollove, un minuscolo centro a pochi chilometri da Nuoro. Non è esattamente quello che si può definire un borgo fantasma perché la sua ventina di abitanti lo rendono più vitale che mai… un po’ come Civita di Bagnoregio nella Tuscia viterbese. Quando passeggiamo tra le viuzze pavimentate a pietre, non si può fare a meno di dire “…caspita, qui siamo davvero fuori dal tempo”. A parte qualche casa abitata tra quelle abbandonate o in rovina e una trattoria, a Lollove non c’è niente. Il paese è stato come riparato da un velo protettivo che l’ha tenuto lontano dalla modernità, ristrutturazioni senza ritegno e la commercializzazione dell’ambiente. Questo antico borgo è all’interno del classico forziere del tesoro al riparo dei pirati della speculazione. Tutto è rimasto com’era conservando la memoria di una Sardegna del passato per i vari turisti rispettosi di ogni suo singolo aspetto e della grande tranquillità. Girando in rete alla ricerca di fotografie e di notizie, mi sono imbattuto in una leggenda. Meglio sarebbe stato sentirla dalla bocca degli anziani del paese, ma non si può avere sempre la fortuna di parlare con chi vive in questi luoghi incantati. La leggenda narra di una maledizione lanciata da una suora che fu cacciata da Lollove dopo essere stata accusata di aver sedotto un pastore. La religiosa disse: “ Lollove as a esser chei s’abba ‘e su mare: non as a crescher nen parescher mai! Ovvero… Lollove, sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai!

lollove 019lollove 015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Fonte delle foto: http://frompariswithlovebyparis.blogspot.it/2012/11/cortes-apertas-lollove.html – Unione Sarda.

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Eran cento torri…

Le Torri di San Gimignano

Una poesia di Alberto Pestelli tratta dalla silloge “Dei Borghi Antichi” pubblicata (seconda edizione) da Ilmiolibro.it nel 2013 – © Copyright Alberto Pestelli 2013Immagine 126

 

Come dita d’una mano

A solleticare del cielo il mento,

indicano al tempo ricordi d’altre cento.

Immagine 125Immagine 090

 

 

 

 

 

 

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un paese dove il ricordo è impresso nel cuore dell’isola

Gairo vecchio

 di Alberto Pestelli

OLYMPUS DIGITAL CAMERANe avevo sempre sentito parlare dai miei parenti quando andavo in Sardegna per trascorrere le mie vacanze estive e, quel nome strano dal sentore “nilota”, mi era entrato insistentemente nella mente tanto da chiedere, ogni anno a zio, di accompagnarmi sul posto. Ho dovuto aspettare diversi anni prima di riuscire a ottenere un “sì, ti accompagno”.

gairo (6)Così nel 1999, per la prima volta in vita mia, visitai Gairo vecchio, nell’Ogliastra. Avevamo fatto quello che a Firenze viene definito un “giro pesca” ma utile. Partiti da Dolianova (CA) vi eravamo tornati nel tardo pomeriggio dopo aver toccato Laconi, Aritzo, Tonara (tappa obbligatoria per l’acquisto del famoso torrone) e poi Desulo, Fonni, Arzana. Da quest’ultimo paese siamo arrivati finalmente a Gairo vecchio.

gairo (7)Il paese è tristemente famoso per la disastrosa e terribile alluvione del 1951 che causò frane e smottamenti che distrussero case e vite innocenti. Successivamente fu ricostruita più a monte prendendo il nome di Gairo Sant’Elena. Ma esistono altri due paeselli con il nome di Gairo, anche questi costruiti dalla popolazione del vecchio borgo distrutto: Gairo Taquisara, dove c’è la stazione del trenino verde e Gairo Cardedu che si trova sul mare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sul versante opposto della valle, di fronte al paese fantasma, c’è Ulassai e Osini vecchio dove, nel medesimo periodo avvenne una frana che la distrusse. Tornando a Gairo, una volta parcheggiata l’automobile, ci siamo addentrati tra i suoi vicoli tra scalinate e edifici mezzi distrutti che hanno mantenuto ancora i colori caratteristici blu e rosa delle pareti. Ci sono diversi segnali di pericolo che avvertono i visitatori di probabili crolli. Ci siamo mantenuti a debita distanza dalle case dove ci sono ancora finestre, scale, caminetti.

gairo vecchia gairo nuova-agosto 2009 (13)

Sembra di aggirarsi in un luogo fuori dal tempo, in una atmosfera incantata. Mio zio mi disse: “dovresti venire in inverno quando il paese è avvolto da una inquietante nebbiolina spettrale…” Beh, non nego di aver avuto un brivido. Non di paura, ovvio! Ma per essere giunto su questa montagna a respirare, anche se terribile, il profumo di un passato della terra, dell’isola di mia madre.

gairo2gairovecchia

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Fotografie di Alessandro Murru – © Copyright 2009 Alberto Pestelli
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un angolo sconosciuto tra le colline pisane e le balze di Volterra

Toiano

di Alberto Pestelli

 

800px-Toiano_cimiteroIn quel di Palaia, in provincia di Pisa, si trova Toiano, un antico borgo posto tra i torrenti Chiecinella e Roglio, affluente del fiume Era. Il paese, che probabilmente vide la luce nell’alto medioevo, ha una struttura a castello, il cui accesso è un ponte che molto probabilmente era levatoio. Il borgo si trova in un ambito di grande interesse paesaggistico tra le colline pisane nei dintorni di Palaia e i calanchi sabbiosi che arrivano fino alle balze di Volterra. Toiano fu inizialmente possedimento lucchese. In seguito passò sotto il dominio pisano fino al image1.1362 quando cadde nelle mani dei fiorentini. Quest’ultimi la distrussero due anni dopo. Tuttavia Toiano fu ricostruito dai suoi abitanti che la rinominarono Toiano nuovo. Nel 1406 tornò a essere dominio di Firenze. Il borgo da anni è un paese fantasma, abbandonato all’incuria del tempo. È stato segnalato al Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) nel censimento dei luoghi da salvare e conservare. Oliviero Toscani ha dedicato a Toiano un concorso fotografico con l’intento di sollecitare le istituzioni a far tornare il sole a splendere su questo antico borgo!

Toiano (3)

Fotografie: il web

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un angolo nascosto nella Val d’Elsa: Linari

di Alberto Pestelli

Immagine 077Qualche anno fa (27 febbraio 2005), percorrendo la via Cassia in direzione di Poggibonsi, ci apparve in lontananza un antico borgo arroccato su di un poggio tra le colline della Val d’Elsa. Spinti dalla curiosità deviammo verso questo “misterioso” e antico centro abitato che, come poi venimmo a sapere, aveva una lunga e particolare storia: Linari. Attualmente il borgo è una frazione del Comune di Barberino Val d’Elsa, posto su di una collina a 225 metri sul livello del mare. Sotto i suoi piedi scorrono i torrenti Bozzone, lo Staggia e il Drove, tutti e tre affluenti del fiume Elsa. Il nome Linari deriva dalla parola latina Linearis, che significa, in questo caso, confine (vuol dire anche limite e soglia). Infatti il luogo è ubicato proprio tra il territorio senese e quello fiorentino. Le prime notizie storiche del Castello di Linari messe Immagine 072per iscritto risalgono al 1072 quando fu “stipulato” un contratto a Badia a Passignano. Il castello, trovandosi ai confini di due potenze comunali dell’epoca, era fortificato solo da un lato mentre tre strapiombi costituivano le difese degli altri tre lati. Aveva, quindi, una grandissima importanza strategica perché riusciva a controllare le vie per San Gimignano e Colle Val d’Elsa, una diramazione della via Francigena. Per questo motivo fu a lungo contesa tra le potenze feudali e, successivamente, da quelle comunali. I primi signori del Castello furono i Cadolingi di Fucecchio. Nel maggio del 1270 i linaresi si liberarono Immagine 073dall’opprimente giogo feudale costituendo il Libero Comune di Linari. Il comune era guidato da consoli. Con tutta probabilità le regole furono dettate dal volere di modesti proprietari terrieri e contadini che venivano salariati giorno dopo giorno. Il probabile consiglio veniva convocato dai consoli nella chiesa di Santa Maria dal suono della campana del tempio e dal banditore. Non tutti potevano partecipare al consiglio. I proletari e i nullatenenti non potevano partecipare. Solo chi pagava le tasse ne aveva diritto. Al momento della creazione del Comune, Linari doveva avere più o meno 1500 abitanti. Una ventina di anni dopo la Immagine 074costituzione del Libero Comune, Linari entrò a far parte della Lega di San Donato in Poggio. Ciò garantì una buona prosperità economica e, con il tempo ebbe fama e potenza militare nella zona. Nel suo massimo splendore aveva circa 400 armati. Per quell’epoca era un’armata di tutto rispetto. Il declino di questo borgo iniziò con l’assoggettamento da parte dei fiorentini. Nel 1432 il castello fu assediato e espugnato dai senesi che uccisero tutti i prigionieri e rapirono le donne più belle per destinarle ai bordelli di Siena. Fu riconquistato da Niccolò da Tolentino che ne fece suo feudo. Nel 1500 l’importanza strategica di Linari scomparve con l’avvento dell’unità granducale medicea. Furono proprietari del borgo i Gherardini, i Guidi, i Capponi e i Bardi. Il castello fu restaurato nel XIX secolo alterando vistosamente il progetto originale. Infatti vi troviamo delle aggiunte neogotiche che hanno contribuito alla distruzione delle Immagine 075strutture medievali: la casa del signore e la sua torre e alcuni edifici della via principale lastricata che, attualmente non è percorribile per intero. La via principale collegava le due porte di Linari (non più esistenti), Porta a Salti nel versante nord (la porta fu ricostruita nei primi del XX secolo) a Porta al Perone nel versante meridionale. Le mura sono state quasi del tutto distrutte. Rimangono in piedi due torri e la base della terza. Linari ha due chiese importanti: quella di Santa Maria era all’interno delle mura, mentre la Chiesa di Santo Stefano (nel 1202 apparteneva allo scomparso Comune di Semifonte) si trova fuori dalla cinta muraria. Questo è quanto siamo riusciti a trovare, sfogliando qua e là, sulle pagine del web. I nostri ricordi risalgono a quel giorno del 2005. Non sostammo a lungo, giusto il tempo di vedere alcune case abitate, la chiesa, il castello e un mucchio di edifici diroccati. Attualmente non conosciamo la situazione del borgo. Sarebbe opportuno visitarlo di nuovo. Chissà, se a distanza di nove anni, qualcosa è cambiato… Chissà se un raggio di sole si è fermato su questo antico borgo medievale a illuminare l’ingegno e la volontà dell’uomo spingendolo a ridargli una nuova vita… chissà!

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Le fotografie sono di Alberto Pestelli

© Copyright 2005 Alberto Pestelli
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button