Le coltivazioni di Palma da olio e di riso mettono a rischio le mangrovie

Segnaliamo un articolo apparso il 4 gennaio 2016 sul sito di Ansa-Ambiente sulla distruzione delle mangrovie nel sud-est asiatico per far posto alle coltivazioni di palma da olio e alle piantagioni di riso.

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“Mangrove knees Yap” di Marshman at en.wikipedia / Eric Guinther – en:Image:Mangrove knees Yap.jpg. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Per leggere l’articolo direttamente sul sito di Ansa-Ambiente, entrate QUI

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Uccisi 115 lupi tra il 2013 e il 2015

Vi invitiamo a leggere un articolo apparso il 28 dicembre 2015 sul sito di Ansa Ambiente sulla strage di lupi in Italia tra il 2013 e il 2015

Entrate QUI

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“Canis lupus Parc des Loups 003” di Jairo S. Feris Delgado (ia:User:Jasef) – Interlingua wikipedia. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

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Olio di palma: aggiornamenti della situazione

NhrbXwWJHuHihpK-800x450-noPadOLIO DI PALMA: AGGIORNAMENTI DELLA SITUAZIONE

“Il fatto alimentare” ha riportato ieri le ultimissime sull’olio di palma e sul suo uso indiscriminato e inconsapevole da parte dei consumatori. Nel nostro piccolo, abbiamo aderito alla lotta contro questo utilizzo, non solo perché nocivo alla salute, ma anche perché la produzione di questo olio è responsabile di immense devastazioni nelle zone tropicali dove la palma da olio è coltivata (Indonesia, ma anche Africa e America latina). Crediamo perciò opportuno riprodurre integralmente l’articolo apparso sul “Fatto alimentare”. Il link di provenienza dell’articolo è il seguente: http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-supermercato-ingrediente.html

La situazione sul grasso tropicale registra due novità.

La prima riguarda la risoluzione dell’assemblea dell’European Palm Oil Conference (EPOC 2015) tenuta a Milano il 29 ottobre 2015, che premia l’Italia come il paese che utilizza la maggior percentuale di olio di palma certificato sostenibile a dispetto della situazione gravissima che si è creata in Indonesia a causa di migliaia di incendi dolosi che rendono l’aria irrespirabile, distruggendo foreste e territori vergini dove vivono oranghi e altre animali per lasciare spazio alle coltivazioni della palma da olio. Si tratta di una situazione drammatica e difficilmente immaginabili in occidente dove si preferisce continuare a fare affari pensando di essere immuni solo perché l’olio proviene da aree che sono state distrutte e trasformate in palmeti solo qualche anno prima.

Incendi olio di palma. Il giovane franco indonesiano Chanee ha rivolto un appello contro gli incendi.

Pe rendersene conto basta vedere  il video del giovane franco indonesiano Chanee che vive da quasi vent’anni sull’isola di Borneo, e rivolge un appello al presidente indonesiano per denunciare l’industria dell’olio di palma come principale responsabile degli apocalittici roghi che stanno devastando da mesi l’arcipelago del Sud-est asiatico.

 

Sara Rossi

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Incendi delle foreste indonesiane

INDONESIA_-_MALAYSIA_-_roghiAmici lettori, vi invitiamo a leggere questo articolo apparso sul sito di Ansa Energia e Ambiente sul gravissimo problema degli incendi e la grandissima quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera del nostro pianeta. Questi incendi non sono casuali ma molto spesso intenzionali per far posto alle coltivazioni della palma per ricavare l’insano olio utilizzato per l’industria alimentare.

Per leggere l’articolo entrate QUI

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Regioni in Cassazione per il referendum contro le trivelle

Cari lettori, pubblichiamo integralmente un trafiletto apparso sul sito “Animali e Ambiente” giovedì 1 ottobre 2015

 

Giovedì, 01 Ottobre 2015
NO ALLE TRIVELLAZIONI ENTRO 12 MIGLIA DALLA COSTA
REGIONI IN CASSAZIONE PER IL REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE

Un referendum contro le trivellazioni petrolifere troppo vicine alle coste. Ieri, i rappresentanti di dieci Consigli regionali – otto del Pd – hanno depositato in Cassazione le delibere per la consultazione popolare contro il via libera, deciso da governo, con lo “sblocca Italia” e il “decreto sviluppo”, alle trivelle per la ricerca di idrocarburi entro dodici miglia dalla costa nelle acque nazionali. Ora la parola passa alla suprema Corte che valuterà l’ammissibilità del quesito referendario. Intanto le Regioni sul piede di guerra – Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Calabria, Campania, Molise insieme a Liguria, l’unica guidata da Forza Italia, e Veneto (Lega) – sperano che l’esecutivo ci ripensi. Pio Lacorazza, (Pd) presidente del Consiglio regionale della Basilicata spiega: “Diciamo no alle trivellazioni entro le 12 miglia, cioè nelle acque nazionali, e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali per mettere i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà perché lo “sblocca Italia” prevede che per ben dodici anni possa essere concesso il permesso di ricerca sui terreni privati. Crediamo che la politica energetica dell’Italia debba raccordarsi con l’Unione europea: anziché trivellare, dobbiamo limitare i consumi energetici e costruire edifici evitando che disperdano calore”. Incalza Roberto Ciambetti (Lega), presidente del Cosiglio regionale del Veneto: “Abbiamo già subito danni negli anni Sessanta in laguna e nel Delta del Po. Non vogliamo subire ancora le trivellazioni. I 60 milioni di turisti che ogni anno arrivano a Venezia non vogliono certamente un paesaggio trivellato”.

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Notizie dal Controsservatorio Valsusa

Inoltriamo integralmente questa interessante comunicazione del Controsservatorio Valsusa (http://controsservatoriovalsusa.org)

Senza titolo

Notizie dal Controsservatorio Valsusa

Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere

Da giovedì 5 a domenica 8 novembre 2015 si terrà la sessione conclusiva del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) dedicata a “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere“. La Val di Susa sarà l’osservato speciale ma sarà in compagnia di altre realtà italiane ed europee. I soggetti sotto accusa sono gli Enti promotori delle opere e le apposite società di attuazione, il Governo italiano, in particolare nelle persone di alcuni funzionari preposti alla realizzazione, la Commissione Petizioni del Parlamento europeo ed il coordinatore UE del Corridoio Mediterraneo nell’ambito delle infrastrutture Ten-T (Trans European Network – Transport). La sessione di apertura si era tenuta a Torino lo scorso 14 marzo (sul nostro sito trovate tutte le registrazioni audio/video), aveva visto una qualificata presenza tra i giudici e un’ampia partecipazione di cittadini e di esponenti del movimento notav.

Quella che si aprirà a novembre si concluderà con una “sentenza” a cui guardiamo con speranza e ottimismo: come sapete il TPP è un tribunale di opinione e le sue conclusioni non hanno rilevanza sul piano legale, ma non può sfuggire il significato di un pronunciamento da parte di organismo di grande rilievo internazionale.

Faranno parte della giuria giudici provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Equador, Chile, Colombia (vedi elenco completo)

Saranno quattro giorni intensi: il primo giorno sarà dedicato alle testimonianze dalla Valsusa, il secondo a quelle di altre realtà che presentano analoghe specificità, dall’Italia e non solo. I lavori proseguiranno anche il sabato (ovviamente sempre in sedute pubbliche!) e la domenica pomeriggio ci sarà la lettura della sentenza nell’auditorium di Almese (un comune della Valsusa)

Questo il programma dei lavori.

Per ripercorrere intanto le diverse tappe che ci hanno portato a coinvolgere il TPP e per approfondire vi rimandiamo al nostro sito.

Ci aspettiamo che i lavori di questa sessione vengano seguiti con grande interesse: sia da chi potrà partecipare direttamente (l’invito è rivolto a tutti) sia da chi leggerà sul nostro sito le conclusioni e avrà a disposizione le registrazioni audio/video.

Se condividete i nostri obiettivi vi invitiamo a dare il massimo risalto a questo evento: per creare una adeguata aspettativa prima, per favorire una buona partecipazione durante e per dare infine alle conclusioni la maggior visibilità possibile. Noi confidiamo nel riconoscimento che in Val di Susa, così come nelle altre realtà coivolte, venga accertato il deficit di democrazia e di partecipazione e venga riconosciuto che le grandi opere, molto spesso inutili e dannose, si accompagnano frequentemente ad una sistematica violazione di diritti fondamentali di singoli cittadini e di intere comunità.

Se questa violazione verrà riconosciuta anche dal TPP occorrerà valorizzare al massimo il risultato per poterlo poi tradurlo in fatti concreti: chiediamo a ognuno, con gli strumenti a sua disposizione, di fare il massimo sforzo in questo senso.

Vi rivolgiamo anche un appello per un piccolo sostegno economico per aiutarci a coprire le ingenti spese che dovremo sostenere. All’appello precedente (novembre 2014) avevano risposto una cinquantina di persone, altre ci hanno sostenuto saltuariamente nei mesi successivi. Nelle iniziative che stiamo promuovendo a Torino e in Val di Susa per sensibilizzare sulla prossima sessione del TPP raccogliamo anche contributi che destiniamo in parte a sostegno delle ingenti spese legali per la difesa dei tanti esponenti notav colpiti da provvedimenti giudiziari. Anche con la nostra iniziativa che ha coinvolto il Tribunale Permanente dei Popoli intendiamo dimostrare che “il problema TAV” non è un problema di ordine pubblico, ma di democrazia negata.

Per sostenerci:

http://controsservatoriovalsusa.org/sostieni-il-controsservatorio

Vi segnaliamo infine che a maggio 2015 è uscito il Quaderno n. 3 del Controsservatorio Valsusa:

IL TAV TORINO-LIONE – Le bugie e la realtà

a cura di Guido Rizzi e Angelo Tartaglia

Il libro analizza la diffusione, da parte dei promotori, di notizie e dati inveritieri e di previsioni fantasiose e prive di ogni attendibilità scientifica. E smonta questi dati con il rigore di due docenti del Politecnico di Torino. Il libro è disponibile anche in forma digitale, come i due precedenti. Per richiederli inviare un email a: info@controsservatoriovalsusa.org

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TRIVELLE, CONSIGLIO REG. SARDEGNA: OK ALLA RICHIESTA DI REFERENDUM

L’Assemblea regionale della Sardegna ha approvato la proposta di referendum tesa a cancellare gli articoli della Legge Sblocca Italia, altrimenti chiamata dagli ambientalisti “Sbrocca Italia”, che permette di trivellare i nostri mari alla ricerca di idrocarburi, con conseguenze e rischi sull’ambiente facilmente intuibili da chiunque. Riportiamo a seguire un articolo apparso sulla Rivista on line “Animali e Ambiente”.

Trivelle, Consiglio regionale Sardegna: Ok alla richiesta di referendum

Mercoledì, 23 settembre 2015

COME IN BASILICATA, MARCHE, PUGLIA E MOLISE

Anche il Consiglio regionale della Sardegna ha deliberato la richiesta di referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo. Due le mozioni approvate dall’assemblea sarda: quella che riguarda l’articolo 38 dello “Sblocca Italia” è passata con 53 voti favorevoli e uno contrario; la seconda mozione, invece, è riferita all’articolo 35 del decreto Sviluppo, è stata varata all’unanimità. Sarà il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau a presentare ufficialmente la richiesta di referendum agli organi preposti. L’ok del Consiglio regionale della Sardegna sulla proposta di un referendum abrogativo anti-trivelle si va ad aggiungere a quello già espresso dalla Basilicata, dalle Marche, dalla Puglia e dal Molise nei giorni scorsi. Intanto, si attende anche il via libera delle altre regioni che mancano all’appello e che hanno calendarizzato la discussione in consiglio (Sicilia, Abruzzo, Veneto, Calabria, Campania e Liguria).

Panorama di Cagliari

Panorama di Cagliari

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TAR DI BOLZANO SOSPENDE DELIBERA PROVINCIALE SU STRAGE MARMOTTE

Pubblichiamo un estratto di un articolo della rivista on line “Animali e Ambiente

“Sempre più si evidenzia come l’attuale Giunta che governa la provincia autonoma di Bolzano (ma Trento non è da meno) sia schierata in modo massiccio e, direi, provocatorio, a favore di una caccia con poche regole e contro una attenta conservazione del territorio e degli animali che lo popolano. Ricordiamo che questi politici si sono a lungo battuti per lo smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio, alla fine ottenendolo dal Governo Renzi, al fine di reintrodurre la caccia nel settore sudtirolese, cosi’ come hanno approvato senza batter ciglio e contro il parere degli ambientalisti locali la costruzione di nuovi grandiosi impianti sciistici (Val di Sesto). L’ultima “perla” è il “sì” all’abbattimento di circa 1000 marmotte, ree di non si sa cosa, un provvedimento disgustoso che, fortunatamente, è stato bloccato dal TAR”.

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“Marmota flaviventris” di Jon Sullivan – PDPhoto.org. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

“Animali e Ambiente”

(rivista on line)

TAR DI BOLZANO SOSPENDE DELIBERA PROVINCIALE SU STRAGE MARMOTTE

Mercoledì, 16 Settembre 2015

LAV: MILLE ANIMALI SOTTRATTI AI FUCILI DEI CACCIATORI

TAR DI BOLZANO SOSPENDE DELIBERA PROVINCIALE SU STRAGE MARMOTTE

Il Tar di Bolzano ha sospeso il provvedimento provinciale che dall’8 settembre aveva dato mano libera ai cacciatori, allo scopo di uccidere 958 marmotte ritenute “colpevoli” di produrre danni all’ambiente e alle coltivazioni.

Gli animali erano stati accusati addirittura di “mettere a rischio la stabilità dei rifugi e delle stalle, dei supporti di linee a cavo e delle opere per la stabilizzazione dei pendii”! Danni denunciati dalla Provincia senza alcun concreto supporto documentale e soprattutto senza aver verificato alcuna misura alternativa che favorisse l’allontanamento degli animali, arrivando persino ad affermare che la traslocazione delle marmotte ingenera elevato stress negli animali, per cui è meglio ammazzarli!

”Ora il pronunciamento del Tar mette definitivamente fine all’insensato massacro delle marmotte voluto dall’assessore Arnold Schuler”, commenta Massimo Vitturi, responsabile Lav Animali selvatici. Resta però il fatto che per alcuni giorni i cacciatori hanno potuto sparare alle inermi marmotte.

”Certamente ne avranno uccise alcune, – prosegue Vitturi – quindi annunciamo fin d’ora che chiederemo conto all’amministrazione provinciale di questa gestione della fauna selvatica più propensa allo sterminio di ogni forma di vita, che alla tutela e all’incremento del patrimonio faunistico. Il nostro ufficio legale è al lavoro per valutare le responsabilità di ogni morte ingiustamente causata”.

La disastrosa gestione della fauna selvatica da parte dell’Amministrazione provinciale, peraltro è sotto indagine da tempo. Quest’ultimo atto, sospeso dal Tar di Bolzano, conferma quanto la Provincia di Bolzano sia sensibile alle richieste delle frange più estremiste dei cacciatori, piuttosto che alle esigenze di tutela degli animali, dettate anche dalle norme nazionali ed europee. Un’inequivocabile scelta di campo, che s’innesta nel filone delle polemiche sorte attorno ai finanziamenti a fondo perduto erogati negli anni dalla Provincia all’associazione cacciatori Alto Adige.

”Siamo molto felici per il pronunciamento del Tar grazie al quale le marmotte non corrono più alcun pericolo di essere uccise dai fucili dei cacciatori. – conclude Vitturi – Grazie al certosino lavoro dell’avvocato De Pascalis siamo riusciti a fermare un’azione insensata che avrebbe causato inutili sofferenze”.

 

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Via i glifosati dall’agricoltura italiana: sono cancerogeni!

È questa la richiesta avanzata dal tavolo delle Associazioni ambientaliste e di Agricoltura biologica al Governo italiano. I dettagli in un articolo della rivista on line “Animali e Ambiente” che riportiamo integralmente anche nel formato PDF da scaricare gratuitamente.

http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/glifosato-allarme-delle-associazioni-e-cancerogeno-va-vietato.html

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GLIFOSATO, SOS DELLE ASSOCIAZIONI: “E’ CANCEROGENO, VA VIETATO”

Sabato, 12 Settembre 2015

“FERMARE PRODUZIONE DI UN PESTICIDA MOLTO DIFFUSO”

GLIFOSATO, SOS DELLE ASSOCIAZIONI: “E’ CANCEROGENO, VA VIETATO”

Divieto di produzione, commercializzazione e uso di tutti i prodotti fitosanitari a base di glifosato. Lo chiede oggi, in una lettera inviata al governo italiano, il Tavolo delle 17 associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica. Definito quest’anno dallo Iarc (International agency for research on cancer), l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo, il glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo e presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, quest’ultimo proposto dalla Monsanto in abbinamento a sementi Ogm che sviluppano resistenza a questo prodotto.
Il Tavolo chiede, inoltre, alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio nei PSR le aziende che ne facciano uso evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile” di un prodotto dichiarato cancerogeno dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Partita da un’iniziativa di Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) e Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica), la campagna “Stop glifosato” è diventata la campagna di tutto il tavolo delle Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica e ha già raccolto l’adesione di molte altre organizzazioni nazionali che oggi in occasione dell’apertura del Sana a Bologna, il Salone del biologico e del naturale, lanciano l’allarme.
La pericolosità del glifosato per persone, piante e animali è ampliata dal fatto di essere largamente utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la pulizia delle strade e delle ferrovie e presente nei prodotti per il giardinaggio e l’hobbistica. Anche i bambini possono essere esposti al pericolo del glifosato durante le erogazioni in aree pubbliche come scuole e giardini. Inoltre, risulta presente, secondo dati internazionali, nell’acqua. In Italia, secondo il report “Pesticidi nelle acque” dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), è la sostanza che più spesso supera i limiti delle soglia fissata dalla legge, insieme al suo metabolita (ossia il prodotto dalla degradazione del Glifosato) di nome Ampa.
L’Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida ed è incluso nel Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Pan). Il che significa che tutti i Programmi regionali per lo sviluppo rurale (Psr 2014-2020), nei prossimi anni, promuoveranno come sostenibile e incentiveranno l’uso di un prodotto che in realtà è cancerogeno, e classificato, in passato, come interferente sul sistema endocrino e, più di recente, secondo studi del Mit del 2013-2014, alla base di gravi pericoli come l’insorgenza della celiachia. Senza parlare delle correlazioni epidemiologiche tra l’esposizione al glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson).
”Chiediamo con urgenza al governo l’applicazione del principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica – dichiara nella lettera Maria Grazia Mammuccini, la portavoce del Tavolo delle associazioni, tra cui Lipu e Pro Natura – e si vieti in via definitiva e permanente la produzione, commercializzazone e l’uso di tutti i prodotti a base di glifosato. Le alternative al glifosato ci sono, e vanno rese note e incentivate – conclude Mammuccini – sia in agricoltura che per la manutenzione del verde pubblico. Si tratta di buone pratiche agronomiche ecologiche, a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici, che risultano sostenibili anche nel rapporto costi-benefici, sia a breve che a medio termine”.

 

 

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Attacco concentrico ai Parchi italiani

In questi giorni stiamo avendo notizia di tentativi, sempre più scoperti ed eclatanti, di “snaturare” la funzione protezionistica dei Parchi Nazionali italiani attraverso le più diverse strategie, che poi convergono su un unico obiettivo: il profitto a scapito dei beni naturalistici. Una ingordigia stupida, che mette a rischio il futuro della nazione, appunto l’Italia, che è nel mondo, e nonostante tutti i disastri provocati dall’uomo in passato, un esempio unico di biodiversità.
Dopo il Parco Nazionale dello Stelvio, in cui si invoca da parte della Provincia di Bolzano la riapertura della caccia, ecco il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, dove il Consiglio Direttivo stesso approva un nuovo devastante impianto sciistico.
Riproduciamo qui il documento che, a questo proposito, pubblica il sito www.cityrumors.it

Il Direttore, Gianni Marucelli

“Campo Imperatore winter” di Original uploader was Roteldav at it.wikipedia – Originally from it.wikipedia; description page is/was here.. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Nuova seggiovia Campo Imperatore, consiglio direttivo Parco Gran Sasso dà l’ok: ambientalisti contrari

www.cityrumors.it Posted By: Redazioneon: giugno 11, 2015In: Cronaca L’Aquila

L’Aquila. ‘Il parere favorevole al progetto di costruzione della nuova seggiovia “Campo Imperatore-Osservatorio” nel cuore della zona B (Riserva generale) del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, appena fornito dal Consiglio direttivo del Parco, è in aperto contrasto con l’esito dell’istruttoria del suo stesso Servizio scientifico, nonché con le norme della Direttiva n. 92/43/CEE Habitat e il relativo D.P.R. di recepimento e attuazione n. 357 del 08/09/1997′.

Lo denunciano le associazioni Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Salviamo l’Orso, TCI Club di Territorio di Pescara e WWF che ricordano come l’area di Campo Imperatore sia infatti “interamente compresa in due Siti tutelati dalla Rete “Natura 2000”, la Zona di Protezione Speciale IT7110128 e il Sito di Interesse Comunitario IT 7110202.

La realizzazione di progetti che abbiano un’incidenza significativa su habitat e specie prioritari di interesse comunitario può essere approvata soltanto per “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” e solo con il parere obbligatorio e vincolante della Commissione europea (in base all’art. 6 della Direttiva Habitat e all’art. 5, comma 9, del DPR n. 357/1007).

Il progetto è anche in contrasto con la Legge quadro sulle aree protette n. 394/1991, con il D.P.R. 5 giugno 1995 con il quale è stato istituito il Parco e con lo stesso Piano del Parco, approvato con delibera dal Consiglio direttivo dell’Ente in data 21/12/1999 (adottata dalle Regioni Abruzzo, Lazio e Marche).

L’argomentazione addotta nella Deliberazione n. 31/15 del 29/05/2015 del Consiglio direttivo del Parco, secondo la quale la nuova seggiovia Campo Imperatore-Osservatorio costituirebbe un intervento di “mera sostituzione” di quella delle Fontari attualmente presente, è palesemente non corrispondente alla realtà dei fatti: il nuovo tracciato della seggiovia, infatti, sarebbe lungo quasi il doppio di quello esistente (da 800 a circa 1600 metri), spostandosi oltretutto di circa 150 metri verso Nord.

Le Associazioni chiedono dunque al Comitato Regionale VIA di respingere il progetto, in quanto totalmente incompatibile con il territorio del Parco Nazionale e in palese contrasto con le normative europee e nazionali. I membri del CCR VIA devono sapere che, in caso di eventuale approvazione del progetto, si esporrebbero a possibili azioni legali e a sicuri ricorsi amministrativi. e che la Commissione Europea aprirebbe certamente una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia (con grave danno per tutti i cittadini, non solo abruzzesi).
Come riportato nelle “osservazioni” agli Studi di impatto e incidenza ambientale inviati dalle Associazioni al Comitato Regionale VIA lo scorso anno e ora anche nell’istruttoria del Servizio scientifico del Parco stesso, l’eventuale realizzazione della nuova seggiovia distruggerebbe in modo irreparabile habitat prioritari di alta quota di interesse comunitario ricchissimi di biodiversità (in particolare quello denominato “6230* – Formazioni erbose di Nardo”, come da ammissione degli stessi proponenti nelle recenti integrazioni allo Studio di incidenza ambientale) contravvenendo alla Direttiva Habitat e alle relative leggi nazionali di recepimento.

La stazione di partenza dell’Osservatorio e la parte iniziale della nuova Seggiovia sarebbero poi completamente sovrapposti alla Stazione di Ricerca a Lungo Termine del Gran Sasso (gestita dal Corpo forestale dello Stato), confermando le preoccupazioni espresse proprio dalla Rete Nazionale LTER-Italia, che ha evidenziato “l’inevitabile impatto di tale opera sulle attività di ricerca a lungo termine svolte”, ricordando che “le preziose e lunghe serie di dati accumulati in tale sito LTER (trent’anni di dati sulla vegetazione e dieci sugli uccelli) sarebbero irrimediabilmente compromesse da un’alterazione dell’ambiente circostante”.

Le Associazioni ribadiscono che occorre cambiare subito politica per la montagna abruzzese. È necessario abbandonare gli investimenti pesanti basati su un turismo invernale già in forte crisi e destinato ad ulteriori inevitabili ridimensionamenti a causa dei cambiamenti climatici (che sono una realtà in atto, non più soltanto una previsione). Bisogna invece scommettere sull’alternativa verde, basata su piccoli investimenti diffusi nel territorio a vantaggio di un turismo più moderno e di maggiore qualità, questo sì in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici del “cuore verde d’Europa”.

Attraverso la conversione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di estesi interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio e la realizzazione di mille micro-finanziamenti si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia dell’area in modo durevole, fornendo lavoro a decine di migliaia di persone per decenni e migliorando e non peggiorando la qualità del nostro preziosissimo patrimonio naturale.

Occorre evitare la distruzione definitiva di ambienti preziosi e insostituibili nella vana speranza di scimmiottare le grandi località sciistiche delle Alpi e puntare invece sulla valorizzazione di quegli stessi ambienti perché il Gran Sasso diventi finalmente un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una nuova visione della montagna, del turismo e dell’orgoglio di essere abruzzesi.

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