Lazio – Riflessi sullo specchio di Diana

Di Alberto Pestelli

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

I romani e forse gli antichi popoli latini prima di loro, furono talmente colpiti e attratti da questo angolo selvaggio dei “Castelli” che dedicarono il piccolo lago di Nemi a Diana, la dea della Caccia.

Simile al vicinissimo lago Albano, quello di Nemi fa parte del complesso vulcanico dei colli albani detto anche Vulcano Laziale. Questo formava un estesissimo cerchio che comprendeva Castel Gandolfo, Genzano, Ariccia, Marino, Velletri e altre cittadine del circondario.

Contrariamente a quanto si pensa, il vulcano laziale non è estinto. La sua attività vulcanica, se pur non eccelsa, si manifesta con emissioni gassose che possono essere tossiche per gli esseri viventi – in alcune zone lungo la via Appia, si sente un persistente odore di zolfo –, deformazioni del terreno e scosse sismiche che raramente sono forti da provocare distruzione.

Il sistema vulcanico dei Colli Albani potrebbe riprendere prima o poi la propria attività eruttiva creando un serio pericolo per la popolazione dei centri abitati del comprensorio e della stessa Roma.

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Sarei curioso si sapere se è mai stato fatto un piano di evacuazione in caso di un’eventuale eruzione di questo enorme vulcano.

In attesa di una risposta soddisfacente, vorrei puntare su altri aspetti molto più piacevoli che caratterizzano il luogo.

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Tra tutti i laghi laziali di origine vulcanica, ho sempre trovato il lago di Nemi il più bello e il più selvaggio. Forse perché, se lo osserviamo bene, è quello che ha l’aspetto di un vero e proprio vulcano con le pareti a strapiombo verso lo specchio d’acqua.

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Lago di Nemi © Alberto Pestelli 2005

Esiste un museo, costruito durante il periodo fascista che conteneva due enormi navi di epoca imperiale andate distrutte nel 1944 durante l’occupazione nazifascista dell’Italia.

Intorno a queste due navi, già subito dopo la caduta dell’Impero romano e forse sin dai primi secoli del medioevo, nacque la leggenda che il fondale del lago nascondeva due imbarcazioni contenenti uno strabiliante tesoro. Per qualche motivo erano state sepolte per sempre sotto l’acqua. Ad avvalorare la leggenda, nel Medioevo furono registrati alcuni ritrovamenti di reperti da parte dei pescatori della zona.

“Nemi 44 museo delle Navi” di Pippo-b – ei-gene Arbeit. Transferred from de.wikipedia. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Com-mons.

Le navi, in realtà, erano state costruite per ordine dell’imperatore Caligola sia per onorare Diana, la dea della caccia, sia per utilizzarle come palazzi galleggianti dove il “padre di Roma” trascorreva giorni di riposo.

Molto probabilmente furono anche utilizzate per simulare battaglie navali per il divertimento dell’imperatore e del suo seguito.

Quando Caligola morì nel 41 d.C., il senato romano cancellò ogni opera che poteva ricordare il defunto imperatore, tra cui anche le due navi che furono fatte affondare. Da quel giorno nacque la leggenda.

Le due imbarcazioni rividero la luce del sole nel 1932 grazie a una faraonica opera di recupero.

“Nemi-Schiff” di Ignoto – Bilderwoche 1929. Con li-cenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Come detto prima, furono distrutte durante la seconda guerra mondiale. Dopo il conflitto furono ricostruite in scala 1/5 ed esposte in un’ala del museo insieme ai reperti che si sono salvati dall’incendio. Sin dall’antichità, come ho detto nell’introduzione, i romani lo frequentavano sia come luogo di villeggiatura e di divertimenti sia per motivi religiosi. Infatti, fu costruito un grande tempo dedicato a Diana che, purtroppo, in parte è andato perduto. Sono rimasti alcuni resti.

“Rests of Temple of Diana in Nemi” di Livioandronico2013 – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons.

Nonostante siano trascorsi secoli e secoli, il Nemus Dianae è considerato ancora luogo di vacanze.

Ricco di boschi (Nemus vuol dire bosco) e di aree verdi, è il giusto posto per bellissime camminate salutari. L’aria, all’interno del cratere non risente dell’inquinamento urbano delle vicinanze.

È possibile ammirare anche l’abbondante fauna: upupe, beccacce fanno a gara con gli onnipresenti germani reali, anatre, folaghe, martin pescatori e cormorani.

Folaga

Folaga

Il lago è anche molto ricco di fauna ittica. Alcuni pesci sono stati “buttati” dai pescatori. Tra questi “peschiamo” la carpa e il persico. Tuttavia ci sono ancora specie autoctone quali il luccio, il coregone e la tinca.

Lo specchio di Diana è raggiungibile da Genzano e da Nemi. La prima strada è larga e comoda, mentre l’altra è stretta e spesso chiusa a causa delle frequenti frane.

Sagra delle Fragole a Nemi

Sagra delle Fragole a Nemi

Insomma, se vi trovate dalle parti di Roma, vale la pena percorrere un po’ di chilometri per visitare questo lago vulcanico e, se avete ancora un po’ di tempo, salite a Nemi per gustare le sue gustosissime fragoline di bosco! Ai supergolosi di questi frutti di bosco ricordo che ogni anno – la prima settimana di giugno – si tiene a Nemi la Sagra delle Fragole. Quest’anno l’81a sagra si terrà fino all’8 giugno.

La bellezza del luogo è ispiratrice di una moltitudine di versi tra i quali la bellissima poesia di Maria Iorillo: Incanto sul lago di Nemi.

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Lazio, il giardino di Villa Lante di Bagnaia (Viterbo)

Di Alberto Pestelli

Villa Lante – Alberto Pestelli © 2007

Bagnaia… e chi se la immaginava l’esistenza, in questa piccola frazione di Viterbo, di un giardino che, nel 2011, è stato votato come “Parco più bello d’Italia”? E c’è di più… nel 2014 è stata coniata una moneta commemorativa in argento del valore di cinque euro e inserita nella serie “Ville e giardini d’Italia”. Eppure a Bagnaia ci sono transitato spesso per recarmi a visitare altri luoghi che ritenevo più famosi. Alla fine, come spesso succede, mi sono accorto che questo bel paesotto della Tuscia viterbese aveva in serbo per i miei sensi qualcosa di speciale. Alla sua conoscenza ci sono arrivato solo per caso nel 2007, dopo che ero stato a visitare una bellissima villa con giardino annesso nella vicina Caprarola: Villa Farnese.

Accostare Villa Lante di Bagnaia a Villa Farnese di Caprarola è un’impresa assai ardua. In entrambe le costruzioni, anche se edificate con lo stesso stile architettonico, non c’è niente di assolutamente assomigliante. Così pure per i loro giardini. E allora? Semplice, le accomuna la mano disegnatrice o, meglio, ideatrice: Jacopo Barozzi da Vignola.

Iniziata nel 1511, la costruzione fu terminata nel 1566 grazie al cardinale Gianfrancesco Gambara. Il termine Villa Lante le fu dato molto più tardi quando fu acquistata dal Duca di Bomarzo, Ippolito Lante Montefeltro della Rovere.

Villa Lante – Alberto Pestelli © 2007

La villa consta di due costruzioni (Casino Gambara e Casino Montalto, quest’ultimo più recente) più o meno identiche che non sono state costruite nel medesimo periodo dallo stesso proprietario. Tra l’edificazione del primo edificio e il secondo trascorsero almeno una trentina di anni. Tuttavia, nonostante la somiglianza degli esterni, gli interni dei due edifici differiscono per gli affreschi: nel primo predomina la pittura paesaggistica mentre nel secondo sono presenti qualcosa di simile ai trompe l’oeil.

Comunque non sono i due casini a costituire la principale attrattiva di Villa Lante, ma i giardini con i loro giochi d’acqua, le fontane, le cascatelle e le piccole grotte artificiali dai cui soffitti gronda l’acqua grazie all’intervento di Tommaso Ghinucci, un senese specialista in idraulica.

Villa Lante – Alberto Pestelli © 2007

Entriamo all’interno del complesso. L’impatto con una realtà diversa dalla retrostante piazza del paese è evidentissima: da un lato la normalità del centro abitato, dall’altro un ambiente da favola. Un parterre si apre davanti a noi con alte siepi di bosso. Nel bel mezzo un arbusto di bosso, che la mano di sapienti giardinieri ha reso artistico e singolare. Fontanelle e sculture fanno da guarnizione preziosa a quello che il tratto più importante del parterre: una complessa fontana nel bel mezzo di questo ambiente. È composta da quattro bacini. Questi sono separati l’uno dall’altro da camminamenti i cui parapetti sono decorati con delle pigne di pietra e urne decorative. Infine c’è una sezione centrale dove è presente l’opera del Giambologna: la Fontana dei Mori.

I giardini di Villa Lante sono ricchissimi di querce, lecci, platani e altre piante dalla grande mole. Inerpicandosi sulla collinetta, si scorgono fontane e sculture sistemate in punti particolarmente inattesi. Salendo in alto si giunge al primo giardino a terrazza. Tra le due scalinate è stata posta una fontana circolare detta Fontana dei Lumini. A far da contorno a questa zona ci sono le profumate camelie.

Villa Lante

Salendo al giardino superiore, troviamo un grandissimo tavolo di pietra. Particolarità: l’acqua scorre al centro. Immagino che l’ideatore e mecenate del giardino, cardinal Gambara, l’avesse sognato per intrattenere gli ospiti della villa, come se fosse un convivio boccaccesco…

Andando ancora più in alto, nella quarta terrazza, possiamo ammirare un gioco d’acqua caro al Vignola. Infatti, la cosiddetta “catena d’acqua” la possiamo ritrovare anche a Villa Farnese e a Villa d’Este a Tivoli. In sostanza, rappresenta un piccolo ruscello che si getta in cascata fino al centro dei giardini.

Ma le terrazze non finiscono qui. Si sale ancora. In quella superiore troviamo ancora tante fontane, piccole grotte artificiali, due costruzioni (i cosiddetti casini) a formare il Teatro delle Acque. Da uno dei due casini si entra in un giardinetto, un giardino segreto, fatto di siepi e topiarie.

Villa Lante – Alberto Pestelli © 2007

I giardini di Villa Lante sono una bellissima realtà in un luogo che non ti aspetteresti mai di vedere in un paese che, se pur interessante ma per ignoranza ritenuto non importante dai più, resta da visitare assolutamente se per caso vi trovate nel viterbese. L’abitudine di visitare città e luoghi battuti dal turismo di massa impedisce a tutti quanti di imbatterci in questi meravigliosi angoli leggiadri e intrisi di storia e di arte. Ebbene, togliamoci di dosso la fatica di leggere e informarci su cosa c’è da vedere oltre il grande Palazzo storico o le vetrine del centro di una città famosa. Accendiamo la nostra auto o saliamo su un mezzo pubblico o, se vicino, noleggiamo una bicicletta e partiamo a esplorare i dintorni… ci sono nascoste delle perle rare. Sta a noi aprire il guscio della conchiglia che le conserva. Bagnaia, frazione di Viterbo, è questa conchiglia. Ed è aperta a tutti.

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Lazio, il giardino di Villa Lante di Bagnaia (Viterbo) di Alberto Pestelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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