Firenze Lo Spedale degl’Innocenti

Firenze: Lo Spedale degl’Innocenti

 

Laddove l’arte cullò la vita

 

di Daniela Affortunati

 

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

 Nel cuore di Firenze, in una delle Piazze più rinomate, l’arte rinascimentale fiorisce in tutto il suo splendore con lo Spedale degli Innocenti, uno dei più alti simboli della civiltà umanistica fiorentina.

Strilla sperdute risuonano nelle notti della città, disperati pianti echeggiano nella Piazza di Santissima Annunziata. Ombre gracili e furtive si guardano con circospezione prima di avvicinarsi alla “Rota” girevole, suonare la campanella e abbandonare lì la loro vita; un fagottino, una cesta, l’unico tesoro che possiedono. Madri, accecate dalla miseria, vittime di violenza, perseguitate dalla giustizia, madri moribonde, la cui unica speranza è offrire uno spiraglio di vita alle loro creature innocenti.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Quel signore di Brunelleschi non si fece autore di un puro progetto artistico e architettonico, bensì di qualcosa di ben superiore: un riparo per i puri, per tutti gli Innocenti ignari della malvagità, della povertà, dell’abbandono. Qui i “gittatelli” di Firenze trovarono, a partire dal 1445, esattamente il 25 gennaio, una casa, un rifugio, del calore e seni sconosciuti dai quali nutrirsi. Bimbi comuni ma purtroppo segnati da una macchia indelebile, che li accompagnerà per la vita e che li identificherà come gli “Innocenti” abbandonati.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Iniziato il 19 agosto del 1419, lo Spedale fu patrocinato dall’Arte della Seta, responsabile fin dal 1294 della tutela dei trovatelli e il suo progetto fu affidato ad un membro dell’Arte d’eccellenza: Filippo Brunelleschi. L’edificio sorse su un podere ceduto a buon prezzo da Rinaldo degli Albizi, oggi Piazza Santissima Annunziata, luogo ove si erge anche l’omonima Chiesa, edificata nel 1260 dai Servi di Maria, congregazione fondata da sette giovani della nobiltà fiorentina a cui era apparsa la Madonna. Nel gennaio del 1421 venne innalzata la prima colonna del portico; i lavori furono condotti da Brunelleschi fino al 1427, dopo di che subentrò probabilmente Francesco della Luna, il quale stravolse in parte il disegno del maestro, sopraelevando il portico. Il 25 gennaio 1445, sebbene i lavori non fossero ancora conclusi, l’ospedale divenne funzionante..

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

La prospettiva che si apre ai nostri occhi è splendida. Il centro della piazza diviene il nostro punto focale, il luogo ove convergono tutte le forze che la animano; angoli, colonne finemente decorate, scalinate, che si improvvisano rifugio per corpi stanchi e fragili, o pulpiti per studenti dissidenti, o banchi di scuola per epigoni del buon genio fiorentino. Il loggiato gemello o Loggia dei Servi di Maria sul lato opposto, edificato nel 1516 da Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d’Agnolo, contribuisce all’animarsi di un vortice armonico di colori, tra il grigio della pietra serena, il bianco dell’intonaco e l’azzurro dei Putti in terracotta invetriata di Andrea della Robbia, collocati nel 1487, quali emblemi del sentimento guida dell’Ospedale sul loggiato di piazza SS. Annunziata, a riempire gli oculi brunelleschiani.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Una sequenza di bambini che, si affacciano al mondo, stretti dalle fasce, simbolo della loro condizione di orfani, ma simbolo anche di cura e protezione ricevute.

Introdotto da un loggiato composto da eleganti colonne, coronate da capitelli corinzi, che si succedono per 71 metri in un ritmo semplice, lo Spedale degli Innocenti non rappresenta soltanto un capolavoro architettonico e un’importante istituzione esclusivamente dedicata all’assistenza dei bambini, ma si presenta anche come uno dei più rinomati musei fiorentini. Il loggiato è decorato da alcune lunette ad affresco: la più antica, risalente al 1459, è quella sulla porta d’accesso alla chiesa, alla quale si accede dal porticato quasi a fianco della ruota: essa è intitolata a Santa Maria degli Innocenti. Suddetto affresco fu dipinto da Giovanni di Francesco e raffigura il Padre Eterno con i santi Martiri Innocenti, mentre le due lunette alle estremità e la volta che fronteggia la porta principale sono opera di Bernardino Poccetti (inizio del XVII secolo); quella sopra la porta di destra, dipinta da Gasparo Martellini con Gesù e i fanciulli, risale invece al 1843.

Adorazione dei Magi del Ghirlandaio

Adorazione dei Magi del Ghirlandaio

La Pinacoteca dello Spedale, allestita nel salone soprastante il loggiato brunelleschiano e aperta al pubblico nel 1971, custodisce una piccola ma pregiata collezione di 77 opere, contro le quasi 400 secondo un inventario del 1840 . Due tra queste esaltano e rappresentano il vero significato dello Spedale; lo stendardo processionale dello Spedale raffigurante la Madonna con i piccoli Innocenti, e l’Adorazione dei Magi, uno dei capolavori di Domenico Ghirlandaio, dipinta dal 1485 al 1488 in collaborazione con Bartolomeo di Giovanni. La pala è splendente. Figurano i Magi riccamente vestiti che presentano due bambini feriti alla Madonna. Sullo sfondo è rappresentata la strage degli innocenti, episodio biblico dal quale ha tratto ispirazione il nome dell’Istituto. A sinistra è raffigurato San Giovanni Battista in ginocchio. Sulla destra compaiono, riccamente vestiti, i membri dell’Arte della Seta, patroni dello Spedale, mentre dietro alla Madonna sono raffigurati due personaggi simbolo dell’impegno di laici e religiosi nella opera assistenziale. Bellissima è anche la brillante terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino, eseguita da Luca della Robbia nel 1448, di uno smagliante bianco, colorato solo negli occhi e nel basamento di blu. Di notevole interesse la Madonna col Bambino, angeli e santi di Piero di Cosimo (1490 circa). La Madonna col Bambino e un angelo di Sandro Botticelli è un’opera giovanile copiata da un’analoga Madonna di Filippino Lippi agli Uffizi. Vi sono inoltre conservati inginocchiatoi, cassapanche e arredi rinascimentali.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Inevitabile l’ammirazione nei confronti dei tanti capolavori artistici, che si susseguono quasi senza tregua, investendo il turista ignaro di tanta ricchezza; ma del tutto inaspettato e per questo estremamente emozionante l’incontro con il vero tesoro, a mio avviso, della galleria. Una teca di fronte alla finestra che si affaccia su piazza Santissima Annunziata racchiude e protegge ciò che definirei delle vere testimonianze d’amore. Gingilli, collanine, braccialetti, medaglie e nastri spezzati ritrovati nelle ceste e nelle vesti dei bimbi abbandonati. Segni di riconoscimento, di appartenenza per il bimbo da ritrovare, con il quale ricongiungersi in tempi migliori. Tracce di quella speranza illusoria, che paradossalmente infondeva coraggio nel cuore delle mamme durante il gesto tragico della separazione. Chiunque si soffermi davanti alla teca, mamme e non, è coinvolto da quel senso di tristezza sprigionato da essa, e partecipa, in quel momento, alla tragedia e al dolore vissuto da quelle madri negate, da quei seni defraudati.

Si delineava così nel corso degli anni il destino dei piccoli Innocenti; alcuni saranno adottati, altri affidati a famiglie che li riconsegnavano all’età di sette anni. I maschi venivano istruiti e mandati a lavorare nelle botteghe a imparare un mestiere. Le femmine invece venivano spesso tenute nell’ospedale per curarne il funzionamento e per lavorare per l’Arte della Seta. Fino a 25 anni vestivano di bianco, poi di azzurro, poi, al compiere dei 45 anni, di nero.

L’affresco della Strage degli Innocenti di Bernardino Poccetti, conservato nel vecchio refettorio,   racconta il percorso di vita di questi bambini. Il loro abbandono: uno spaccato dell’edificio, con una donna in fuga dalla strage, che sembra dirigersi per abbandonare il proprio figlio avvicinandosi al portico; la loro vita all’interno dello Spedale: si vedono i preparativi per il pranzo, la scuola e la preghiera davanti all’altare prima di coricarsi; la loro salvezza: in primo piano si vedono le balie che allattano i trovatelli sorvegliate da un’anziana priora; la riconoscenza di rito: l’omaggio al granduca Cosimo II, venuto in visita da parte di alcune bambine.

Nel 1448 si contavano 260 piccoli ospiti; nel 1560 erano diventati 1320 e nel 1681 più di tremila. Ecco che, per garantire un sufficiente allattamento, si ricorse alla figura della balia: spesso donne di campagna, che ricevevano i bambini in fasce e li allattavano come fossero stati i propri. Nel 1577 venne predisposto l’allattamento artificiale tramite l’acquisto di una vacca dalla Romagna, che produceva quattro fiaschi di latte al giorno, somministrato ai bambini tramite “bicchierini fatti apposta col pioppo”.

Ci troviamo in una piccola città protetta, all’interno della città per eccellenza. Oltre quel loggiato, centinaia di piccole vite si sviluppano, inconsapevoli della vita aldilà della famelica Rota girevole, che segna il confine con la realtà, dalla quale sono stati “strappati” oppure chissà, forse salvati.

 

Madonna con i piccoli innocenti di Domenico di Michelino

Madonna con i piccoli innocenti di Domenico di Michelino

Entrando ritroviamo nell’architettura la grande innovazione del Rinascimento. L’uomo emerge con le sue esigenze e l’arte lo asseconda. L’arte non ha l’unico scopo di valorizzare il sacro o il potere, ma di essere direttamente proporzionale al fabbisogno dell’uomo anzi, in questo caso, dei bambini. Gli spazi interni vennero suddivisi con grande cura. Il primo cortile che incontriamo è il Chiostro degli uomini eseguito nel 1445 da Francesco della Luna e completato nel 1470 da Stefano di Jacopo Rosselli, dove possiamo ammirare sulla porta d’ingresso laterale della chiesa una lunetta con l’Annunciazione di Andrea della Robbia e, accanto, un’acquasantiera di Antonio Rossellino. Alzando gli occhi al cielo il loggiato superiore con finestre rettangolari appare decorato con le insegne dell’Arte della Seta (la porta), dell’ospedale di S. Maria della Scala (la scala) e dell’ospedale di San Gallo (il gallo). Dirigendosi verso la Pinacoteca attraversiamo il lungo Chiostro delle donne caratterizzato dalla presenza di esili colonnine in stile ionico, lo stile “femminile” per eccellenza.

Terminato il patronato dell’arte della Seta nel 1775, lo Spedale fu amministrato, dal 1810 al 1814, da una Commissione creata dal governo francese. Dal 1862 fu deliberata la presenza al governo dell’Ente di un Consiglio di Amministrazione, divenuto operante nel 1888, anno in cui si procedette anche alla nomina di un Segretario generale. Tutt’ora, nella tradizione di assistenza all’infanzia, ospita due asili nido, una scuola materna, tre case famiglia destinate all’accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà, ed alcuni uffici di ricerca dell’Unicef. Inoltre, con la legge 451/97, l’Istituto è divenuto Centro Nazionale di Documentazione e Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza, punto di riferimento nazionale ed europeo per la promozione della cura dei diritti dell’infanzia.

L’orfano

 Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano,
un bimbo piange, il picciol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

Giovanni Pascoli

 

 

Strage degli Innocenti di Poccetti

Strage degli Innocenti di Poccetti

Matteo 2:16-18

Erode fa uccidere i bambini innocenti
Sl 2:2-4, 10-12; 76:10
16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi. 17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia:
18 «Un grido si è udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e rifiuta di essere consolata,
perché non sono più
».

La strage degli innocenti è un episodio del Vangelo secondo Matteo (2,1-16), Il racconto comincia dopo la nascita di Gesù, al tempo di Erode il Grande (37-4 a.C.). Alcuni magi giunsero a Gerusalemme chiedendo dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato. Erode si turbò alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il messia e, avuta risposta che le profezie indicavano Betlemme, disse ai magi, convocati in segreto, di recarsi nella cittadina giudea e di tornare a riferirgli, affinché potesse adorarlo anche lui. Avvertiti in sogno da un angelo i magi decisero di non tornare a Gerusalemme. Avvertito a sua volta da un angelo, Giuseppe portò la sua famiglia in Egitto (fuga in Egitto); Erode, sentendosi preso in giro, ordinò l’uccisione di tutti i neonati maschi dai due anni in giù del territorio di Betlemme. L’episodio termina ricordando come la strage degli innocenti fosse il compimento di una profezia biblica, narrata nel Libro di Geremia.

Nella tradizione cristiana il racconto è divenuto un topos culturale che ha dato luogo nei secoli a moltissime rappresentazioni artistiche. La Chiesa cattolica venera i bambini uccisi nella strage come martiri, con il nome di “Santi Innocenti”, fissandone la memoria liturgica al 28 dicembre.

 Sul concetto di Ospedale

Il nome latino hospitale deriva da hospes (ospite), dunque in origine il significato di ospedale coincideva con quello di albergo. Il termine ospedale o ospitale è poi rimasto nelle lingue europee: denominazioni indicavano l’ospedale come una casa posta sotto la protezione di Dio.L’assistenza sanitaria veniva offerta presso i conventi, dove il luogo della degenza era denominato infirmitorium da cui il nostro infermeria, l’inglese infirmary e il francese infirmerie.

Al tempo delle crociate furono chiamati hospitia in Terra Santa quei luoghi curati dagli Ospitalieri di S.Giovanni e dall’ordine teutonico che avevano il duplice scopo di ricevere e ospitare i pellegrini e quello di fornire cure mediche ai malati.

Gli ospedali altomedievali erano soprattutto istituzioni religiose che fornivano rifugio ai malati e ai bisognosi e avevano come scopo la cura dell’anima; la salute del corpo veniva in second’ordine e si traduceva in semplice assistenza.
Durante il Medioevo nasce il concetto di hospitalitas, che prevedeva l’accoglienza, l’assistenza e l’ospitalità per i malati: con il Concilio di Orléans (571), monaci e religiosi organizzarono ospizi lungo gli itinerari di pellegrinaggio, presso le chiese e i monasteri. In questo modo si formò una rete ospitaliera che attraversava l’intera Europa. Nel Medioevo il concetto di infirmus (malato) era considerato in stretto rapporto a quello di pauper; (addirittura questi due vocaboli venivano spesso pronunciati insieme, pauperes infirmi, in modo da risultare uno l’attributo dell’altro). Con tali termini veniva dunque indicata una sola categoria di persone, potremmo addirittura dire un’unica classe sociale, senza distinzione tra indigenza economica, infermità e invalidità: storpi e vagabondi, ciechi, mendicanti, folli, pezzenti, vecchi e bambini facevano tutti parte di un unico status sociale.

 

 

Per limitare l’abbandono di bambini più grandi la ruota venne in seguito chiusa da un’inferriata, visto il numero sempre crescente di orfani. La notte del 3 giugno 1875 la ruota venne definitivamente murata.

La Ruota - Alberto Pestelli © 2015

La Ruota – Alberto Pestelli © 2015

 

 

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