Pillole di meteorologia – L’Evoluzione del clima

Di Alessio Genovese

Dopo un 2015 che sembrerebbe essere stato l’anno più caldo da quando si eseguono le misurazioni (in realtà pochi decenni rispetto ai secoli di storia vissuta!) e dopo i mesi di gennaio e febbraio ’16 che se possibile hanno fatto registrare delle temperature ancora più elevate, è lecito chiedersi se il processo di riscaldamento climatico sia effettivamente irreversibile e soprattutto a quali trasformazioni andrà in contro il nostro pianeta fra qualche anno, o decina di anni. Una cosa ritengo che sia certa: la verità in tasca non ce l’ha nessuno.

Premesso ciò, forse è utile sottolineare come sia dalla raccolta di dati scientifici (vedi analisi e studio del terreno e dei ghiacciai con annessi carotaggi) sia dai dati storici e culturali che ci sono stati tramandati di generazione in generazione, risulta ben evidente come il clima non sia affatto statico ma piuttosto in continua evoluzione, attraverso un alternarsi di periodi più caldi ad altri più freddi. Nel Medioevo, ad esempio, sembrerebbe che vi siano stati dei periodi anche prolungati con una temperatura media ben superiore a quella attuale, e di certo allora non si poneva il problema dell’influenza dei famigerati gas serra. Molti lettori ricorderanno come, fino a circa dieci anni fa, si riteneva che l’Italia del Sud si sarebbe desertificata nel giro di pochi anni, che l’Artico si sarebbe sciolto del tutto, ecc.; tutto ciò ancora non è avvenuto. Ad ogni modo, sempre ricerche alla mano, sarebbe da stolti negare come negli ultimi decenni il clima di casa nostra non abbia, almeno in minima parte, risentito dell’attività antropica e di un’eccessiva industrializzazione selvaggia. Il punto però è capire realmente l’effettiva influenza di tutto ciò senza farsi condizionare da interessi geopolitici ed economici, che ci possono facilmente sfuggire di mano. Come ho più volte sottolineato in questa rubrica, i pareri scientifici, seppur sempre sbilanciati a favore dell’esistenza effettiva del global warming, non sono concordi, e sempre più spesso si possono leggere articoli che mettono in discussione tale teoria o per lo meno la sua irreversibilità. Fino a tutto il 2014 la tendenza era quella di un rallentamento nel processo di surriscaldamento globale, poi nel 2015 si è avuta una nuova impennata. A cosa potrebbe essere dovuto ciò? Risposte da ritenere attendibili si potranno avere solo fra qualche anno, ma si potrebbe provare a ipotizzare l’influenza di uno dei fenomeni di El Nino tra i più forti degli ultimi decenni. L’apice di tale fenomeno, che ricordiamo non essere altro che un periodico surriscaldamento delle acque superficiali di una determinata porzione dell’Oceano Pacifico, si è avuto proprio in coincidenza con l’ultimo inverno ed è da ritenere probabile che gli eventuali effetti su scala mondiale si possano verificare ancora per buona parte del 2016.

Spiaggia di Masua - © Alberto Pestelli 2015

Spiaggia di Masua – © Alberto Pestelli 2015

A oggi tale surriscaldamento pare essere in rapido declino, tanto che si ipotizza già un passaggio entro non molti mesi ad una fase opposta, la cosiddetta Nina, che comporta un raffreddamento delle medesime acque. Andrà poi valutato il periodo effettivo in cui si potrà iniziar a parlare di Nina e, soprattutto, quella che sarà la reale intensità del fenomeno. In effetti, non tutti i Nino e le Nina raggiungono gli stessi valori di surriscaldamento o raffreddamento delle acque, e non influenzano allo stesso modo il clima terrestre.

Oltre a quest’aspetto, vi possono essere altri fattori in grado di rallentare il processo di surriscaldamento in atto? Secondo molti studiosi la risposta è affermativa e potrebbe risiedere, ad esempio, nel sole, della cui possibile influenza rispetto al clima terrestre abbiamo già accennato in articoli precedenti. Anche in questo caso, alla domanda se la nostra stella possa o meno esercitare un’influenza per contrastare le temperature al rialzo, la risposta non dovrebbe tardare più di qualche anno. In effetti, ci troviamo in una fase calante in cui il sole, dopo un ciclo per la verità già piuttosto debole, si sta avviando a grandi passi verso il suo minimo, che segnerà poi il preludio alla nascita di un nuovo ciclo. Gli studi in questo campo evidenziano come un sole con poche macchie, e quindi in fase di minimo, comporti un incremento dei raggi cosmici, i quali a loro volta determinerebbero un incremento della copertura nuvolosa con un conseguente abbassamento delle temperature. In relazione alle varie fasi solari potremmo poi accostare le eruzioni vulcaniche, che anche in questo caso sembrerebbero essere maggiori proprio nelle fasi di minimo solare.

Etna in eruzione

Etna in eruzione

La cenere vulcanica che raggiunge la stratosfera tende poi a rimanervi anche per diversi mesi, se non anni, e contribuisce a sua volta a ostacolare maggiormente i raggi solari. Se infine vogliamo ragionare in termini di stagioni invernali, dopo gli ultimi tre anni particolarmente miti e poco nevosi, nei prossimi 4-5 inverni aumenteranno le probabilità di avere almeno una-due stagioni più fredde del solito. Questo perché il minimo solare, in relazione ad altri fattori quali una QBO negativa (vedi altri articoli nella rubrica), dovrebbe contribuire a destabilizzare maggiormente il vortice polare e a rendere più possibili, e soprattutto frequenti, le discese di aria polare lungo i meridiani. In sostanza, in materia climatica non possiamo dare ancora niente per scontato; il consiglio è quello di vivere direttamente con la propria esperienza gli eventuali cambiamenti e a non spaventarsi per le conseguenze nefaste che alcuni mass-media pongono alla nostra attenzione quasi tutti i giorni. Nulla è ancora segnato, sennonché fino ad ora abbiamo avuto una costante ciclicità. Potrà questa essere condizionata dal surriscaldamento? Ai posteri l’ardua sentenza.

Alessio Genovese

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: IL MESE DI MARZO

Di Alessio Genovese

L’inverno meteorologico volge ormai al termine e dal primo marzo si entra ufficialmente nella primavera. Prima di esprimere delle considerazioni rispetto al prossimo mese, vorrei però innanzitutto mettere in evidenza come le ipotesi che avevamo avanzato a fine gennaio per il mese di febbraio si sono poi rivelate in larga parte errate. Questa è la riprova di come ancora siamo molto lontani da poter azzardare, indici alla mano, delle previsioni meteorologiche piuttosto accurate o, meglio ancora, forse bisogna porre maggiore fiducia nelle previsioni stagionali dei più importanti centri di ricerca mondiale che, in realtà, come del resto avevamo anche detto in questa stessa rubrica a fine autunno, avevano ampiamente previsto dei mesi invernali con un marcato “sopra media” termico e scarse precipitazioni. A essere ancora più precisi, sono ormai tre anni consecutivi che l’inverno italico risulta non pervenuto e questi centri di calcolo hanno sempre previsto ciò in maniera corretta. Forse è una motivazione psicologica, che ha spesso spinto alcuni esperti o semplici appassionati (mi ci metto anch’io!) a lasciare aperto lo spiraglio per degli episodi che dovrebbero essere tipici della stagione invernale (freddo e magari neve) e che poi non si sono verificati. Attenzione, però, a non cadere nel catastrofismo più assoluto; se è vero che il 2015 è stato un anno molto caldo, così come lo è stato il mese di gennaio ’16, ciò non vuol dire che il freddo non esista più. Guarda caso, proprio negli ultimi tre anni sugli Stati Uniti si sono abbattute alcune delle più grandi bufere di neve della storia moderna. Chi ci dice che nei prossimi tre anni la bilancia non possa pendere dall’altra parte del piatto?

New York sotto la neve

New York sotto la neve

Tornando ai giorni nostri, febbraio volge ormai al termine e con esso anche il vero inverno. Dopo un lungo periodo di mancanza d’acqua, intorno alla metà del mese sono arrivate le prime importanti piogge e possiamo anticipare che altre, ancora più importanti, ne arriveranno fra fine mese e l’inizio di un marzo che potrebbe riservarci delle sorprese, soprattutto nella prima decade. Quello che a oggi, elaborati alla mano, risulta evidente, è che a breve non avremo più la preoccupazione per una possibile siccità. Al contrario, dovremo fare attenzione a evitare accumuli eccessivi e questo in particolar modo nelle “solite” regioni del centro-nord Tirreno, alta Toscana e Liguria in primis. Almeno fino alla metà della prima settimana del mese, vi saranno ripetute occasioni per piogge abbondanti, a causa di un vortice di bassa pressione che si sta formando sul Mediterraneo centrale per un nucleo di aria artica nord atlantica.

Non è poi da escludere, sempre considerando le uscite dei modelli meteo degli ultimi giorni, che l’Italia rimanga meta di massa d’aria che potrebbero diventare via via sempre più fredde, con arrivo, entro il primo fine settimana del mese, di aria polare marittima che in seguito potrebbe diventare anche continentale. Ciò accadrebbe per la tendenza dell’Alta pressione delle Azzorre a defilarsi in pieno Atlantico e a erigersi a più riprese verso nord, lasciando scendere l’aria fredda verso sud. Non sarà che le stagioni si sono invertite? In realtà, l’inizio della primavera favorisce spesso gli scambi di calore per i meridiani e in questa fase il vortice polare, molto forte e compatto per tutto l’inverno, incomincia a perdere forza, prima di scomparire del tutto con l’inizio dell’estate. Vi è anche un’ipotesi molto suggestiva che prevede un’improvvisa e anticipata rottura dello stesso vortice polare, che determinerebbe in gergo tecnico uno split. Se ciò accadesse, allora il freddo si farebbe sentire con la F maiuscola. Noi però non vogliamo creare allarmismi e soprattutto speriamo che se ciò dovesse accadere non comporti dei danni alla vegetazione che sta sbocciando in anticipo, a seguito delle temperature tiepide delle ultime settimane. A tal proposito è emblematico e curioso come chi soffre di allergie stagionali, come lo scrivente, fino a pochi anni fa avvertiva i sintomi fra aprile e maggio, ora invece il tutto è anticipato, addirittura a fine gennaio. Io però non mi voglio arrendere all’irreversibilità del clima e in un prossimo articolo, se vorrete leggerlo, vi parlerò delle possibili tendenze per i prossimi anni.

Alessio Genovese

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: FEBBRAIO SARA’ FREDDO?

Di Alessio Genovese

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Nell’ultimo articolo pubblicato online nei giorni immediatamente successivi alle festività natalizie avevamo ipotizzato che i primi freddi invernali potessero arrivare in Italia all’incirca attorno al 15 del mese in corso, ed in effetti così è stato. Dopo un mese di dicembre che ha battuto diversi record di caldo (almeno dove non era presente la nebbia!!), proprio da metà mese l’inverno ha incominciato a far parlare di sé con temperature un po’ dappertutto in picchiata, per l’ingresso dalla porta della Bora di aria fredda di origine prevalentemente artica ma in parte anche continentale. Per intenderci, l’aria artica proviene per lo più da nord mentre quella continentale maggiormente da est ed è un tipo d’aria che non ha subito l’opera mitigatrice del mare, formandosi sull’Europa dell’Est. Se il freddo si è fatto sentire un po’ su tutta la penisola, le precipitazioni, invece, per lo più a carattere nevoso, si sono concentrate essenzialmente al centro-sud, per intenderci dalle Marche in giù e prevalentemente sul versante adriatico, fatta eccezione per le colline della Sardegna e della Sicilia. È innegabile come da alcuni anni sembra che nevichi più al Sud che non al Nord e le stesse Alpi spesso devono rimanere a guardare. La motivazione di ciò non sta in un’inversione geografica ma piuttosto è collegata alla traiettoria che assumono le perturbazioni che arrivano in Italia. Per farla ancora più semplice, dipende da dove si vanno a posizionare i minimi di bassa pressione; sono proprio quest’ultimi che poi determinano l’insorgere delle nuvole e lo scaturire delle precipitazioni. Il “dove” si forma il minimo dipende spesso dalla traiettoria della massa d’aria fredda che giunge in Italia. Perché si abbiano delle precipitazioni più “democratiche”, con coinvolgimento anche del Nord, occorrerebbe che il freddo entrasse anche dalla porta del Rodano (ovvero direzione Francia) mentre con ingresso dalla Bora spesso il Nord viene scavalcato. È come se il freddo andasse ad impattare contro le Alpi, le quali fungono da trampolino di lancio, facendo ricadere le nuvole dalle Marche in giù. Se l’ingresso della massa d’aria viene ancora più da est, con aria prettamente continentale, allora non è da escludersi la creazione di un minimo sul medio-alto Tirreno, con probabile neve anche su Romagna, Toscana, e parte del Lazio.

Dopo aver annoiato (speriamo di no!!) il lettore con una disamina un po’ didattica, è opportuno ora fare un cenno a quanto potrebbe accadere in vista dell’ultimo mese invernale, ovvero febbraio. Tale mese negli ultimi anni è stato spesso quello che ha regalato le soddisfazioni maggiori agli amanti del freddo e della neve. Diciamo subito che, almeno in linea teorica, le premesse anche quest’anno sembrano essere buone. Dopo che è terminato il condizionamento della troposfera ad opera della stratosfera (per le spiegazioni si leggano eventualmente gli articoli più recenti nella rubrica), la prima sembra essere maggiormente incline alla possibilità di scambi di calore lungo i meridiani, un po’ come è accaduto pochi giorni fa (dal 16 gennaio in poi). Al momento, l’ipotesi più credibile prevede che fino agli ultimi giorni del mese di Gennaio si possa assistere ad un periodo nuovamente dominato dall’Anticiclone, e quindi con tempo per lo più soleggiato e stabile. Le temperature ad ogni modo dovrebbero mantenersi entro i valori stagionali o comunque non molto al di sopra, questo per la probabile presenza di frequenti infiltrazioni di aria fresca da est. Volgendo lo sguardo oltre, non è da escludere la possibilità che entro fine mese giunga aria più fredda con annessa nuova perturbazione (e precipitazioni nevose al seguito) sempre da est, ma questa rimane un’ipotesi ancora da confermare. È innegabile il fatto che molti appassionati di meteorologia vedano in questi giorni delle forti analogie, come tempistica e sinottica generale, con quanto accadde a fine gennaio ’12, quando venne a farci visita il famoso “Buran”, ovvero il vento gelido proveniente dalle steppe siberiane che determinò delle forti nevicate su mezza Italia.

neve-gelo-eccezionale-burian-inverno-dicembre-2015-febbraio-2016_0È troppo azzardato, però, fare ora delle analogie con un evento che fu storico e che solitamente si ripete ogni 20-30 anni. Ad ogni modo l’eventuale moto antizonale delle masse d’aria (che solitamente vanno da ovest ad est) potrebbe innescare, indipendentemente dal fatto che colpisca o meno l’Italia, una possibile dinamica di T-S-T (troposfera-stratosfera-troposfera). Tale dinamica ha origine appunto con un evento importante in troposfera che condiziona la più alta stratosfera, la quale subisce un disturbo e provoca a sua volta una nuova destabilizzazione della troposfera. Quando ciò avviene, si apre solitamente una lunga fase in cui il vortice polare è disturbato e quindi più propenso a consentire discese di aria fredda lungo i meridiani. Al di la della possibilità che si concretizzi tale complessa dinamica, sono comunque alcuni giorni che le speciali mappe della stratosfera evidenziano un continuo riscaldamento in corrispondenza della Siberia, che dovrebbe diventare sempre più consistente da qui ai primi di febbraio, quando potrebbe portare il vortice polare ad uscire dalla sua sede naturale. A questo punto servono ancora un paio di incastri giusti perché l’Anticiclone delle Azzorre si elevi sui meridiani verso Nord, bloccando le umide correnti atlantiche e consentendo la discesa di nuove ed importanti masse d’aria artiche sullo stivale.

freddo-610x400Come si può intuire di carne (o meglio freddo) al fuoco ce ne è tanta, e quindi non è assolutamente da escludere la possibilità di vivere un fine gennaio ed inizio febbraio piuttosto scoppiettanti, il che, in tempi di global warming e a fronte di un inverno con indici sfavorevoli al freddo, sarebbe già molto. Per i dettagli vi rimandiamo ad un altro momento, intanto vi saluto informandovi sul fatto che “El Nino” sta incominciando a perdere forza ed entro la prima metà dell’anno dovrebbe esaurire i suoi effetti sul pianeta. Vedremo poi se vi sarà subito una virata improvvisa verso una fase di “Nina” o se ci manterremo in una lunga fase neutrale.

Alessio Genovese

 

 

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INVERNO 2015/16, Il punto della situazione: Il freddo vero forse giungerà presto

di Alessio Genovese

 

L’inverno meteorologico è iniziato da oltre trenta giorni (01 dicembre) e ci si avvicina a grandi passi al giro di boa (15 gennaio). A dire il vero fino ad ora i fenomeni atmosferici ai quali abbiamo assistito non hanno fornito grandi spunti d’interesse per la stagione in corso e, si esclude il ruolo da padrone che ha svolto la nebbia in tutte le pianure del centro-nord del paese, il mese di dicembre di certo non ci ha consentito di ricordarci in quale stagione ci troviamo. Del resto, lo avevamo in parte anticipato che il primo mese invernale non avrebbe di certo entusiasmato i cosiddetti nevofili o freddofili. La reale situazione che si è avuta per tutto il primo mese invernale è andata anche ben oltre le nostre aspettative e questo perché, contrariamente a quanto si poteva ipotizzare a fine novembre, il condizionamento della stratosfera sulla a noi più vicina troposfera c’è stato ed eccome. Questo vuol dire che è stata abbondantemente superata una determinata soglia (NAM) che, in base a studi scientifici, una volta oltrepassata difficilmente consente delle incursioni fredde a latitudini relativamente basse, quali quelle del Mediterraneo, prima di 45-60 giorni. Ovvero il Vortice Polare tende a rimanere per lo più compatto nei suoi territori di origine, ma anche ad accumulare molto freddo al suo interno, proprio perché lo stesso non può essere dissipato all’esterno.

In maniera corretta, si è sentito spesso ricordare nei mezzi di informazione come il mese di dicembre sia stato tra i più caldi da quando si eseguono le misurazioni. Come accennato sopra, tale caldo in realtà non è stato quasi mai percepito dagli abitanti delle pianure del centro-nord, che hanno dovuto fare i conti con un freddo umido persistente. Se gli stessi però talvolta hanno avuto l’opportunità di salire di alcune centinaia di metri di quota, avranno potuto riscontrare temperature ben più miti, e questo per l’inversione termica provocata dalla stessa Alta Pressione che ha dominato la scena sul nostro bel paese. Se quindi l’informazione data dai mass-media di un mese di dicembre caldo è stata senz’altro corretta, d’altra parte, invece, non si può dire lo stesso rispetto a quanto comunicato negli ultimissimi giorni del 2015 quando da molti organi, Televideo RAI compreso, è stata diffusa la notizia che al Polo Nord si aveva una temperatura di ben 30° sopra la media. A parere di chi scrive, il dato di per sé è sicuramente corretto ma prima di venir trasmesso deve essere assolutamente contestualizzato, altrimenti si corre il rischio di creare allarmismo e fare disinformazione. Ho avuto modo di approfondire il comunicato stampa, leggendo alcuni articoli su internet, dove fra l’altro si metteva in evidenza come solo il giorno prima della misurazione in questione vi fossero -36° e se quindi il giorno dopo si era, a fronte di 1° misurato, circa 30° sopra la media del periodo, questo significa che fino al giorno prima eravamo sicuramente sotto la stessa media.

Quello che è mancato nel comunicato stampa è la spiegazione di ciò che è realmente successo da un giorno all’altro. Ciò che è accaduto, e che di seguito farò presente, è un fenomeno assolutamente normale e che dovrebbe/potrebbe avvenire in tutte quante le stagioni invernali e di cui abbiamo già parlato nei precedenti articoli della rubrica meteorologica. In sostanza, dopo diverse settimane in cui si è avuto un Vortice Polare molto compatto, per la prima volta si è registrata un’incursione dell’Alta Pressione di casa nostra fino alle latitudini polari. Se ciò non avvenisse, allora non avremmo mai episodi invernali al di sotto del 60° parallelo. Non si può sempre pensare di avere contemporaneamente freddo nell’Europa centro-meridionale ed anche in tutto il Polo Nord. L’incursione di aria calda in tale zona ha consentito (per fortuna!) di far scendere aria molto fredda, dapprima sui Balcani fino alla Turchia e poi nel Nord Europa.

L’Italia non è stata centrata appieno ma solo marginalmente; ad ogni modo questo ha consentito l’abbassamento delle temperature nei primissimi giorni del 2016 e la diminuzione delle polveri inquinanti nelle nostre città e pianure. Ringraziamo ancora questa incursione di aria calda al Polo e non vediamola come un’anomalia dovuta al global warming.

E ora cosa potrebbe succedere? I freddofili (scrivente compreso) sono rimasti molto delusi da come l’aria fredda ci abbia evitato per pochissimo. Se ci avesse colpito com’è avvenuto invece in tutto l’Est Europa, ma anche in Turchia, allora avremmo avuto un episodio invernale sicuramente notevole (forse meglio che sia andata così!). Di fatto, il cosiddetto condizionamento della soglia NAM sta per esaurire i suoi effetti (metà gennaio circa) e anche se al momento non s’intravedono condizionamenti all’opposto da parte della stratosfera, da alcuni giorni alcuni modelli fisico-matematici che ci consentono di fare le previsioni del tempo, ipotizzano, seppur a corrente alternata data la notevole distanza temporale, un nuovo tentativo di elevazione dell’Anticiclone verso il Nord proprio da metà mese in poi. Se ciò avvenisse, questa volta il bersaglio dell’aria fredda (quest’anno è veramente tanta quella che si è accumulata) potrebbe essere l’Italia. È ancora presto per fare delle analisi dettagliate, ma sembra che la seconda parte invernale, nonostante alcuni indici sfavorevoli, potrebbe essere sicuramente più dinamica della prima e questo, neve o non neve, deve far piacere, quanto meno per consentire l’accumulo delle riserve idriche per la prossima stagione calda. Qualora vi fossero aggiornamenti importanti sulle previsioni meteo non mancheremo di porli all’attenzione dei nostri lettori, ai quali auguro un felice 2016!

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L’inverno è ai nastri di partenza: come potrebbe essere? Parte II

Di Alessio Genovese

Allegoria dell'inverno

Allegoria dell’inverno

A differenza di quanto accaduto nelle precedenti stagioni invernali, quest’anno pare che l’Anticiclone delle Azzorre sia molto in forma e che possa, con maggiore facilità, ergersi in direzione del Polo Nord. I lettori più attenti si ricorderanno che, per le leggi della fisica, quando una massa d’aria calda, quale quella di un Anticiclone, si sviluppa lungo i meridiani, sul suo bordo laterale scende in direzione opposta una massa di aria fredda. Ciò ovviamente vale per lo più nella stagione invernale, quando si è formato il cosiddetto vortice polare, che altro non è che quella perturbazione di aria fredda che staziona solitamente in prossimità delle regioni del Polo e la cui estensione e dislocazione può variare da anno ad anno. Per la verità per il prossimo inverno i più importanti modelli deterministici che tracciano delle linee di tendenza per i mesi successivi prevedono ancora una volta un inverno molto mite, non solo in Italia ma in buona parte del continente. Tale previsione, come già accennato nei mesi precedenti anche dallo scrivente, trova una sua giustificazione anche nei principali indici predittivi (vedi QBO, Attività solare, PDO etc) che, combinati fra di loro, sembrano lasciare poche speranze ai cosiddetti nevofili (amanti della neve) o ai soli freddofili. In realtà la previsione, per fortuna, non sembra essere così scontata, e talvolta anche i modelli fisico-matematici possono sbagliare a causa di variabili non previste quali, ad esempio, il rapporto di concatenazione di eventi fra stratosfera (parte dell’atmosfera terrestre a quote più alte) e troposfera (parte più bassa dell’atmosfera fino ai 10.000 metri di altezza). In entrambe le parti si forma un vortice polare invernale; in questo fine novembre, in stratosfera si è formato un vortice molto forte e freddo che, se riuscisse a condizionare anche quello della troposfera, come avvenuto in molti inverni, allora per almeno 45-60 gg. difficilmente sarebbero possibili grandi irruzioni di aria fredda da nord a sud (il cosiddetto sfondamento della soglia NAM cui si è già accennato in passato). Ad oggi, in realtà, non sembrerebbe esserci un grande condizionamento dei piani più bassi della troposfera che appare piuttosto disturbata (si veda l’irruzione fredda del 21-24 novembre e quella prevista anche per fine mese). E’ innegabile la paura che si possa ripetere quanto avvenuto tre inverni fa, quando l’unica irruzione fredda si ebbe proprio sul finire di novembre, dopo di ché si superò la soglia NAM, con un vortice polare troppo forte per consentire alle masse di aria fredda di lasciare il loro territorio di origine, e quindi si arrivò fino alla metà di gennaio con un nulla di fatto, che si è protratto anche successivamente, quando il condizionamento sarebbe anche terminato e potevano aprirsi degli scenari che però non si sono verificati.

 

Pianura innevata

Nel momento in cui viene scritto il presente articolo (terza decade di novembre), molto probabilmente la soglia NAM è già stata superata, ma non sembrano intravedersi grandi segnali di condizionamento; tutto ciò, probabilmente, per uno scarso livello di comunicazione fra strato e troposfera, ma anche forse per la formazione di un importante anticiclone russo-siberiano che altro non è che un anticiclone di natura termica, cioè determinato dalle temperature fredde presenti al suolo in Russia ed in Siberia. Tali temperature a loro volta sono provocate da un importante snowcover, ovvero l’innevamento presente al suolo. Tutto ciò viene preso in considerazione da uno degli indici più recenti ed ancora in fase sperimentale, il cosiddetto SAI (snowcover advanced index) che prende in considerazione l’incremento della neve al suolo al di sotto del 60° parallelo durante il mese di ottobre. Secondo lo studioso che ha elaborato tale teoria, se l’incremento è costante durante tutto il mese e la copertura nevosa è importante (come avvenuto quest’anno), allora è più probabile durante l’inverno un vortice polare disturbato. In realtà, sono in molti a ritenere che dall’analisi meteorologica del mese di ottobre si possano trarre delle indicazioni per l’inverno successivo, ed il quadro emerso è piuttosto in contro tendenza rispetto alle previsioni dei modelli deterministici.

In conclusione, facendo un po’ una sintesi (non facile!!) fra i vari elementi di cui siamo in possesso, compreso un Nino (surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico nella fascia sub tropicale) fra i più forti degli ultimi decenni, che potrebbe favorire l’elevazione dell’Anticiclone delle Azzorre verso nord, si può dedurre quanto segue:

Dicembre: il mese dovrebbe iniziare ancora con qualche disturbo al vortice polare e quindi con la possibilità di piccole e brevi incursioni di aria fredda artica ed in parte continentale che si potrebbero intervallare con episodi di alta pressione. Rispetto al mese di novembre, ad ogni modo, anche in presenza dell’alta pressione, avremmo delle temperature più fredde, con una circolazione secondaria proveniente da est, dove continuerebbe ad essere presente l’Anticiclone Russo-Siberiano. Complessivamente il mese dovrebbe però concludersi con una prevalenza di giornate soleggiate.

Gennaio-Febbraio: Secondo alcuni esperti, gli episodi invernali più interessanti si dovrebbero avere nella seconda parte della stagione, soprattutto dall’Epifania in poi. Tale previsione però è legata alla possibilità del verificarsi o meno di un importante surriscaldamento in stratosfera, che potrebbe destabilizzare ulteriormente il vortice polare facendolo frantumare in più parti. In realtà, tali previsioni sono sempre molto teoriche e non è detto che trovino conferma nella realtà. È più facile prevedere la possibilità di due-tre incursioni fredde fra gennaio e febbraio, in un contesto generale con temperature comunque non inferiori alle medie del periodo. Del resto, lo abbiamo già detto più volte che, per tornare ad avere inverni freddi con la F maiuscola, bisogna attendere ancora un paio di anni.

Buon inverno a tutti!

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L’inverno è ai nastri di partenza: come potrebbe essere? Parte I

Di Alessio Genovese

Allegoria dell’Inverno – Lucchesino

Il 1° dicembre inizia l’inverno meteorologico e, come abbiamo sempre fatto da due anni a questa parte, anche questa volta proviamo ad abbozzare una possibile linea di tendenza per la prossima stagione. Tuttavia mi preme ancora una volta sottolineare come le considerazioni espresse nascono, oltre che dalla passione personale per la meteorologia e la climatologia, soprattutto dall’analisi dei principali indici che abbiamo in parte già descritto anche nell’ultimo articolo di novembre e da una sintesi delle opinioni dei più esperti meteorologi, le cui linee previsionali possono essere facilmente lette in rete. La stessa passione per la meteo mi ha permesso, attraverso una costante lettura dei siti e dei forum meteo, di apprezzare la competenza di diversi semplici appassionati, che hanno maturato un livello di preparazione in alcuni casi anche superiore a quello dei meteorologi per professione.

imagesPrima di addentrarci in una disamina del prossimo inverno, vorrei esprimere un breve commento rispetto a quelle che erano state le linee previsionali dell’autunno e che sono uscite su questa pagina web verso la fine del mese di settembre. Per il mese di ottobre avevamo ipotizzato frequenti incursioni di aria fresca da est, con temperature anche sotto la media del periodo. Direi che tale previsione, in linea generale, ha trovato un riscontro nella realtà, in quanto sulla non lontana Russia si è formato un nucleo di aria molto fredda, che in talune occasioni ha avuto delle piccole ripercussioni sul Mediterraneo anche grazie ad un’alta pressione delle Azzorre spesso decentrata in pieno Atlantico e che quindi ha lasciato in parte scoperto il nostro territorio. Discorso diverso, invece, per il mese di novembre che sta per concludersi. In questo caso avevamo ipotizzato una maggiore invadenza delle correnti umide atlantiche con piogge al seguito. Se solo due anni fa l’Atlantico l’aveva fatta da padrone con frequenti piogge dall’autunno alla primavera e neve copiosa sulla Alpi, quest’anno invece sembra proprio che non riesca a spingersi oltre Oceano. Fino al 20 di novembre abbiamo avuto un anticiclone molto forte, che ha protetto la nostra penisola da piogge che potevano finire per essere anche pericolose, date le temperature superficiali ancora piuttosto elevate dei nostri mari. Abbiamo già detto, in passato, come un mare caldo, all’arrivo di aria umida atlantica ed al formarsi di minimi di bassa pressione, contribuisca a rendere le piogge persistenti e d’intensità anche forte.

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Continua…

 

 

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I Fattori che influenzano il clima: il riscaldamento globale è davvero irreversibile?

di Alessio Genovese

 

Quando ci si relaziona fra persone, vuoi perché ci si incontra per strada, al lavoro, ad una festa o semplicemente durante una conversazione telefonica, dopo aver parlato di salute e chiesto come sta il nostro interlocutore, con molta probabilità la seconda argomentazione più diffusa nell’approccio è quella relativa al tempo; se è bello, brutto, se piove, se c’è il sole, se fa caldo o freddo etc. E’ quindi scontato come il fattore meteorologico condizioni il nostro umore, la nostra salute così come la nostra progettualità e sia quindi intrinseco nella vita quotidiana di tutti gli uomini. Sarà per questo motivo oppure per le sue numerose variabili, non ancora del tutto chiare, che sono in molti coloro che studiano tale scienza oppure si divertono soltanto ad azzardare delle previsioni a breve o lungo periodo. Del resto, in un certo senso, senza alcuna o forse con troppa pretesa, nel nostro piccolo lo facciamo anche noi de “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”. Fatto sta che questa è una scienza altrettanto affascinante quanto ancora lontana da un’adeguata prevedibilità. In parte ne abbiamo già parlato nei vari articoli già pubblicati su queste pagine, l’intento di oggi è quello di provare ad elencare alcune delle variabili o meglio dei fattori (o indici) che possono influenzare il clima del nostro paese. Ci interroghiamo sicuramente se il clima possa essere prevedibile e ripetersi in maniera più o meno ciclica nel corso del tempo. In questo caso non possiamo però trascurare i fattori antropogenici che inevitabilmente, seguendo le fasi del progresso dell’uomo sulla terra, interferiscono sicuramente sull’eventuale ciclicità del nostro pianeta. Appare quindi difficile poter riscontrare in assoluto le stesse condizioni climatiche in ere differenti della vita del pianeta Terra. Ad ogni modo appare invece più probabile dimostrare una continua alternanza di fasi calde e fasi fredde dove l’una pone le basi per l’altra. Ma entriamo nel dettaglio degli indici e delle variabili sopra accennate:

Il sole: Uno dei dibattiti più accesi ed interessanti che sta sostenendo la comunità scientifica negli ultimi anni è quello della possibile influenza della nostra stella nelle dinamiche del clima terrestre. Si passa dalle posizioni di chi ritiene che il sole costituisca la regia principale del nostro clima a chi invece ne nega quasi del tutto l’influenza. Quello che è certo è che il sole non è statico ed immobile, ma vive di fasi (cicli) che hanno una durata media di 11 anni. In ognuno di questi cicli si parte da un minimo (che è successivo e condiviso a quello del ciclo precedente) per arrivare ad un massimo e fare ritorno ad un nuovo minimo. Il tutto, come detto, solitamente avviene nell’arco di 11 anni, ma è stato dimostrato come i cicli solari forti tendano ad essere anche un po’ più brevi o comunque a non superare gli 11 anni, mentre quelli deboli possono arrivare anche ai 12-14 anni. La forza del sole viene misurata attraverso la quantità e l’energia prodotta dalle macchie solari e da alcuni indici fra i quali il solar flux. Più un ciclo è forte e più le macchie sono numerose, grandi e piene di energia. Più è debole e più avviene il contrario. Alcuni scienziati sostengono che i cicli solari deboli determinino, per un discorso complesso che annoierebbe il lettore, una maggiore copertura nuvolosa sul pianeta che a sua volta contribuirebbe a raffreddare il clima. C’è anche chi sostiene che, in coincidenza dei minimi solari più profondi, un po’ come la luna influenza le maree, lo stesso sole determinerebbe delle maggiori ed imponenti eruzioni vulcaniche che a loro volta, e questo è un dato certo, determinano un raffreddamento del clima quando una grande quantità di cenere raggiunge la stratosfera andando ad ostacolare i raggi solari che raggiungono la terra. Questo è quanto sarebbe un po’ avvenuto durante il periodo noto come Minimo di Maunder. Abbiamo già scritto, nei mesi passati, come attualmente ci troviamo nella fase calante del ciclo solare 24. Un ciclo che è stato notevolmente inferiore al 23 che a sua volta era stato leggermente inferiore a quelli precedenti. Il trend è quindi al ribasso e qualcuno sostiene che siamo in procinto di entrare in un nuovo grande minimo solare, caratterizzato da cicli molto ma molto deboli. Il minimo del ciclo solare in corso, che, unito ad altri fattori, potrebbe già mostrare delle influenze sul nostro clima, è previsto fra circa 3-5 anni. Intanto è dal 2008 circa che il riscaldamento terrestre ha rallentato notevolmente nel pianeta e guarda caso l’attuale ciclo debole ha avuto inizio proprio in tale anno.

The_Sun_by_the_Atmospheric_Imaging_Assembly_of_NASA's_Solar_Dynamics_Observatory_-_20100819AMO (Atlantic multidecal oscillation – oscillazione multidecennale atlantica): è un periodico surriscaldamento e poi raffreddamento delle acque superficiali dell’Oceano Atlantico nel tratto compreso fra l’equatore e la Groenlandia, che presenta intervalli molto variabili dai 20-30 anni fino addirittura ai 60-70 anni. Tale fenomeno, ancora in fase di studio e con una prevedibilità ancora bassa, può influenzare il clima degli Stati Uniti e dell’Europa. Quando ci troviamo in una fase positiva (quindi con acque più calde) aumentano i fenomeni di siccità sia per numero che per durata, mentre di riflesso aumentano le precipitazioni in India a causa dell’influenza sui cicloni tropicali. Attualmente ci troviamo in una fase moderatamente positiva, ma con la previsione di passare ad una fase stabile negativa intorno al 2020/22. Le ipotesi scientifiche che ci riguardano maggiormente prevedono che con AMO+ gli inverni europei siano generalmente più miti mentre con AMO- siano più frequenti le incursioni fredde provenienti dal nord o dall’est Europa. Non a caso, pare che molti degli inverni più rigidi che si sono avuti nel corso del ‘900 (vedi quelli del ’29, del ’56 e del’85) possano essere avvenuti in fase di AMO-. In stretta correlazione con l’AMO vi è la NAO (North Atlantic Oscillation) che in fase fortemente negativa favorisce l’insorgenza di forti anticicloni in Atlantico, che per tutta risposta possono comportare discese di aria gelida dal Nord e dall’est Europa anche fin verso il Mediterraneo.

800px-LocationAtlanticOceanSe si parla di temperature superficiali marine dell’Oceano Atlantico, non possiamo evitare il collegamento con la Corrente del Golfo, che altro non è che una potente corrente oceanica che nasce nel Golfo del Messico e trasporta acqua calda tropicale verso l’Atlantico settentrionale. Quando arriva in prossimità del circolo polare artico l’acqua calda tende ad inabissarsi verso i fondali per completare il ciclo facendo ritorno verso sud. Mentre fino a circa due anni fa su internet si potevano trovare con maggiore facilità dei grafici circa l’andamento attuale della Corrente, ora invece la cosa non avviene più, ma secondo il parere della maggior parte degli esperti ci troveremmo in una fase di forte debolezza ed è quindi probabile che il nastro trasportatore si possa essere inceppato in prossimità di più punti. La tal cosa è intuibile se, sempre su internet, andiamo a visionare uno dei grafici che rilevano le temperature marine superficiali (basta digitare su Google “ssta”). È possibile notare in prossimità dell’Atlantico settentrionale una grande macchia di colore blu che indica un notevole raffreddamento del mare rispetto alle medie del periodo. La Corrente del Golfo consente generalmente di mitigare le fredde corrente atlantiche che, dopo aver attraversato l’Oceano, giungono dapprima in Inghilterra e poi nel resto d’Europa. Se tale mitigazione non avviene più è intuibile che nei prossimi anni si possano sperimentare con maggior frequenza condizioni di freddo, quanto meno nel nord Europa. Fra le cause che possono comportare il raffreddamento della Corrente del Golfo vi è anche lo scioglimento dei ghiacci artici e ciò andrebbe in qualche modo a giustificare quella ciclicità del clima di cui ipotizzavamo ad inizio articolo. Il surriscaldamento climatico comporta lo scioglimento dei ghiacciai il quale a sua volta raffredda le acque dell’Oceano e ricrea le condizioni per un nuovo raffreddamento. Se fosse così e se l’influenza dell’uomo non la facesse da padrone, allora potremmo stare tranquilli circa la reversibilità delle condizioni di caldo attuale.

El Nino – La Nina: Ne abbiamo già ampiamente parlato in un precedente articolo, che invitiamo il lettore interessato ad andare a rileggere su questa stessa rivista online. Qui ci limitiamo a dire come questo fenomeno, che riguarda le acque superficiali dell’Oceano Pacifico, per molti aspetti ha alla sua base un ragionamento simile a quello fatto per l’AMO e la Corrente del Golfo. Forse la sua influenza è ancora maggiore a livello climatico globale. Al momento stiamo attraversando una delle fasi di “El Nino” più calde di sempre e ci interroghiamo sulle possibile conseguenze di ciò in vista del prossimo inverno. Con grande sorpresa gli studi, in fase ancora di definizione, sembrerebbero sostenere come spesso in presenza di tale fenomeno l’Inverno europeo paradossalmente possa anche essere più freddo, per delle motivazione di cui parleremo in un articolo sulla prossima stagione invernale. Il Nino dovrebbe poi incominciare a calare dalla fine del prossimo inverno, per portarsi gradualmente, entro i prossimi 2-3 anni, verso una fase opposta (“La Nina“) che comporta un raffreddamento delle medesime acque. È probabile intanto che gli effetti del “Nino” si possano ancora far sentire con un’altra estate calda nel 2016, ma è veramente presto per parlarne.

Collegato al “Nino” ed alla “Nina” vi è poi la PDO (Oscillazione pacifica decadale) che è uno schema d’interpretazione della variabilità climatica oceanica in relazione appunto alle temperature delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico settentrionale. Anche in questo caso si alternano fasi calde a fasi fredde (di norma ogni 20-30 anni). Di solito una PDO positiva corrisponde ad una fase di “El Nino” così come una PDO negativa ad una fase di “La Nina“.

In conclusione, dopo aver annoiato il lettore (speriamo di no!!) con tutta questa disamina, il parere di chi scrive è che l’innegabile surriscaldamento globale possa a breve (entro 2-4 anni) essere contrastato, se non addirittura contro invertito da tutta una serie di fattori: 1) cicli solari sempre più deboli e comunque entro 2-3 anni inverni con minimo solare anche profondo; 2) dal 2020/22 l’AMO è prevista entrare stabilmente in negativo con conseguente forte raffreddamento di tutto l’Oceano Atlantico settentrionale (acque superficiali); 3) fra pochi anni torneremo nuovamente in una fase di “Nina” con raffreddamento anche delle acque superficiali della fascia sub tropicale del Pacifico; 4) Corrente del Golfo sempre più debole. Se non basterà tutto questo a contrastare l’influenza antropogenica dell’uomo allora arrendiamoci ad un futuro poco roseo per le prossime generazioni.

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I Fattori che influenzano il clima: il riscaldamento globale è davvero irreversibile? di Alessio Genovese © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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A cavallo fra l’estate e l’autunno

PILLOLE DI METEOROLOGIA

 

A cavallo fra l’estate e l’autunno

 

Di Alessio Genovese

 

I lettori più fedeli di questa rivista online che hanno visionato il precedente articolo a firma dello scrivente, pubblicato nei primi giorni del mese di giugno c.a., forse si ricorderanno che avevo riconosciuto esplicitamente come effettuare delle previsioni meteorologiche stagionali comporti ancora un notevole margine d’errore. Ciò non toglie che sia opportuno da parte mia fare un mea culpa, dal momento che per l’estate appena trascorsa avevo immaginato una situazione di tempo per lo più stabile ma con clima non troppo caldo, determinato da un ritorno nel bel paese dell’Anticiclone delle Azzorre che di solito non comporta delle temperature troppo superiori ai 30°-32°. Non c’è bisogno di specificare come, purtroppo, si siano raggiunte per lunghi periodi delle temperature ben superiori. Ciò è avvenuto perché in realtà non si è avuto un ritorno in grande stile dello stesso Anticiclone delle Azzorre, ma piuttosto una riaffermazione del “famigerato” Anticiclone Africano che nelle prime proiezioni di fine primavera sembrava non avesse la forza di riproporsi fino ad abbracciare tutto il Mediterraneo ed anche buona parte dell’Europa centrale, come poi invece ha fatto.

 

Estate fonte della foto www.settemuse.itUn altro fattore che, sebbene le correlazioni scientifiche siano ancora da dimostrare fino in fondo, potrebbe aver determinato non solo un’estate rovente ma anche un intero anno che si preannuncia concludersi fra i più caldi da quando vengono effettuate le rilevazioni, è il Nino di cui si è già parlato in altri articoli. Si tratta di un fenomeno ciclico che comporta un riscaldamento periodico delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico e che sembrerebbe poter condizionare al rialzo il clima per lo meno su scala europea, oltre a condizionare la quantità di piogge su scala globale. Il Nino si alterna con la Nina, che nei cinque anni successivi comporta un raffreddamento delle medesime acque. In questo momento Il Nino sembra che stia per entrare nella sua massima fase di espressione e ciò potrebbe continuare ad influenzare il clima di casa nostra ancora per diversi mesi. Alla luce di ciò, se in parte sono state sbagliate le previsioni dell’estate appena conclusa, cosa capitata anche a molti meteorologi di professione e ad esperti che scrivono sui vari forum meteo, dovrebbero invece rimanere confermate, nonostante vi siano ancora molte incertezze, le previsioni per un terzo inverno consecutivo con temperature ancora una volta piuttosto miti e comunque sopra le medie stagionali. Tutto ciò anche se esiste una minima possibilità di assistere a degli importanti scambi meridiani, determinati dallo stesso Nino, che potrebbero determinare delle brevi discese di aria fredda dal Polo Nord fino alle nostre regioni.

oceano fonte della foto www.meteoweb.euSe è veramente troppo presto per parlare dell’inverno, diverso è il discorso per l’autunno che in realtà, dal punto di vista meteorologico, è già iniziato il 1 settembre. L’elemento che per ora risalta di più all’attenzione è la chiusura quasi totale della porta atlantica, fattore questo che diminuisce la possibilità di far arrivare fino al Mediterraneo le perturbazioni atlantiche foriere di piogge. Credetemi che, al momento, più rimane chiusa tale porta e meglio è, perché con le alte temperature raggiunte dai nostri mari, causa gli accumuli di calore estivo, sarebbe molto elevato il rischio di situazioni alluvionali sul nostro paese. Allora, speriamo veramente che nel mese di ottobre non cambi all’improvviso lo schema barico che la natura ci ha presentato negli ultimi mesi. Potremmo, infatti, assistere a delle continue alternanze fra l’Anticiclone Africano, la cui presenza non comporterebbe più ovviamente le temperature afose dell’estate, e delle discese di aria fresca/fredda dai settori di nord est. Quest’aria fredda potrebbe così consentire ai nostri mari di raffreddarsi in tempo per l’avvento del mese di novembre quando, anche da statistiche, è più probabile che giungano le perturbazioni atlantiche con piogge abbondanti al seguito. Se si concretizzassero tali schemi barici, il mese di ottobre potrebbe forse essere il primo in media o leggermente al di sotto dopo una lunghissima serie con segno opposto. Questo dipenderà anche dell’esatta traiettoria delle eventuali discese di aria fresca da nord-est. Diverso sarebbe invece il discorso per novembre che tornerebbe ad essere mite.

autunno fonte della fotografia www.nonsprecare.itCome più volte espresso, lo scrivente, che ama l’alternanza delle stagioni e di climi diversi ed è quindi amante anche del freddo e della neve, considera questo periodo come di transizione ed è quanto mai curioso di comprendere cosa accadrà al nostro clima dal 2017/2020 in poi. Il nostro Direttore in un recente articolo ha lasciato ben trasparire il suo rammarico per il ritiro dei ghiacciai (in particolare ha citato quello del Cevedale) e per una situazione climatica piuttosto diversa rispetto a quella riscontrata nella sua giovinezza. Personalmente sono ancora fiducioso che tale trend al rialzo delle temperature possa arrestarsi, se non addirittura invertire rotta nei prossimi anni, complici tutta una serie di fattori di cui in parte si è già parlato e di cui si riparlerà sicuramente su questa pagina web, e quindi auguro allo stesso Direttore di poter vedere un ghiacciaio del Cevedale in ripresa in una delle sue prossime escursioni in Trentino.

Trentino - Foto di Alessio Genovese ©

Alessio Genovese

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: QUALCHE ACCENNO ALL’ESTATE 2015 E CONSIDERAZIONI PER IL FUTURO

di Alessio Genovese

 

 

Dal momento che già da alcuni giorni è iniziata l’estate meteorologica (01 giugno), così come avvenuto all’inizio delle precedenti stagioni, proviamo su queste pagine ad azzardare un minimo di previsione proprio per questa estate. Come sarà il tempo? Avremo una stagione spesso con temperature calde sopra le medie e poco piovosa, come quella di due anni fa, oppure una stagione con molte nuvole e pioggia, così come è avvenuto per buona parte della nostra penisola l’anno scorso? Come al solito è bene precisare che, nonostante il sempre maggiore interesse della comunità scientifica verso il settore delle previsioni meteo a lungo e lunghissimo termine, i progressi da compiere sono ancora numerosi ed è quindi facile incorrere in errori. Come ribadito in altri articoli, è importante precisare anche in quest’occasione che chi scrive è solamente un appassionato di meteorologia e climatologia, che sviluppa delle proprie idee leggendo gli editoriali degli esperti in materia e provando a prendere in considerazione alcuni degli indici che vengono utilizzati nell’ambito della stessa meteorologia (abbiamo già parlato in passato di QBO, Nino, NAM, attività solare, etc).

“Tropical waves” di NOAA modified by SpLoT – NOAA Originally uploaded November 2006 by SpLoT (talk) to en:Wikipedia (log).. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Ebbene, il sunto dei vari elementi che ho preso in considerazione mi porta a ritenere che l’estate in corso potrà essere un po’ una via di mezzo proprio fra le ultime due estati e, se fosse realmente così, credo che in molti potranno rimanere soddisfatti per il semplice fatto che potremmo avere molto più Anticiclone delle Azzorre che non Anticiclone Africano ed allo stesso tempo l’ingerenza delle correnti atlantiche (foriere di pioggia) potrebbe essere più ridotta rispetto allo scorso anno. Questo significa che, se così fosse, potremmo godere di lunghi periodi di bel tempo, intervallati da alcune giornate con temporali che contribuiranno ad abbassare le temperature e l’umidità. Il fatto di avere più Azzorre che non Africano (evento che negli ultimi anni è avvenuto sempre più raramente) consentirebbe di poter avere belle giornate con caldo moderato (30°-32° al nord, 32°-34° al sud) e non eccessivo, al contrario di quanto invece avvenuto nell’estate 2013 ed in altre precedenti. Per utilizzare qualche tecnicismo in più, le ondate di caldo cosiddetto africano sono previste essere non eccessive a causa della debolezza del monsone indiano e dello stesso monsone africano. Ciò non consentirebbe alla calura di compiere diverse sortite al di sopra dell’Africa.

Per contro, dovremmo avere un Anticiclone delle Azzorre (che si origina quindi nell’Oceano Atlantico in prossimità delle omonime isole) con dei valori non sempre molto alti sul nostro paese e ciò consentirebbe di tanto in tanto l’ingresso di perturbazioni atlantiche, seppur in maniera più ridotta rispetto alla scorsa estate, oppure l’insorgere di semplici temporali pomeridiani. E’ ovvio che ognuno ha un proprio gusto anche in materia di meteorologia ma credo che alla fine, come detto sopra, se si realizzasse tale previsione, la maggior parte delle persone potrebbe essere soddisfatta perché potrebbe godersi delle vacanze con molto sole ma temperature non soffocanti.

E poi? Si, la curiosità mi spinge sempre a guardare all’orizzonte, fatto che diventa anche una scommessa in tempi come questo in cui, al di là di quello che può trapelare ad una persona poco attenta, non è poi così certo che negli anni a venire finiremo tutti quasi abbrustoliti come invece ritengono o ci vogliono far credere alcuni esperti in materia. In realtà, la comunità scientifica è sempre più divisa ed in molti, fra i quali il famoso colonnello Guido Guidi, non concordano sull’ipotesi del costante incremento anche in futuro delle temperature. Non voglio annoiare ulteriormente il lettore, ma gli chiedo di aspettare solo 3-4 anni prima di credere ciecamente alla versione dei più catastrofisti. Io non ho e non posso avere la risposta, però penso che entro tale periodo dovremmo avere delle prime indicazioni per il futuro dettate da alcuni fattori fra i quali un’attività solare sempre più debole (a breve inizierà una fase di minimo che secondi alcuni si preannuncia lunga e profonda e con possibili conseguenze in termini di abbassamento delle temperature), un raffreddamento almeno parziale delle temperature superficiali degli oceani, etc. In relazione ai prossimi due inverni, non credo che si potranno avere tanto facilmente delle condizioni dissimili a quelle degli ultimi due (entrambi molto miti), ma successivamente l’interazione fra più fattori potrebbe far cambiare le cose. E lì avremo una prima riprova del nove sul fatto che il surriscaldamento climatico provocato dai fattori antropogeni sia o meno contrastabile. A proposito, è di pochi giorni fa la notizia, finalmente uscita su un’ emittente nazionale, che, secondo una ricerca condotta da un equipé accreditata, il famoso buco dell’ozono sarebbe in diminuzione. Speriamo che sia vero e buona estate a tutti.

Alessio Genovese

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Pillole di Meteorologia: L’INVERNO METEO SI È CONCLUSO MA…

Di Alessio Genovese

sat1L’inverno meteorologico si è concluso il 28 febbraio. A inizio stagione su queste pagine avevamo provato a ipotizzare un inverno sicuramente più dinamico rispetto al precedente (2013/2014) e in effetti in parte lo è stato, anche se è vero che forse si pensava a qualche occasione nevosa in più. I vari indici predittivi e descrittivi, che vengono utilizzati per provare a effettuare previsioni meteorologiche stagionali, lasciavano intendere delle possibilità maggiori rispetto a quanto poi è effettivamente accaduto; provare a comprendere perché le cose siano andate un po’ diversamente non è cosa cosi semplice. Piuttosto che le cause, è sicuramente più semplice capire cosa è successo, che poi in sostanza, almeno in parte, è quanto accaduto anche lo scorso anno e in molti inverni del decennio in corso. Il vortice polare, la grande perturbazione fredda che si forma e staziona alle alte latitudini polari, nelle ultime annate si è mostrato molto forte e compatto e in rare occasioni ha consentito degli importanti scambi meridiani di calore, in grado di portare il freddo anche alle latitudini mediterranee.

9498galileoMentre lo scorso inverno, soprattutto da fine dicembre in poi, il vortice aveva avuto un flusso teso con moto da ovest a est abbastanza basso, consentendo un grande innevamento delle Alpi e molta pioggia nel resto della penisola, quest’anno è rimasto più spesso nei propri territori di competenza ma in alcune occasioni, vedi fine 2014 e inizio 2015 oppure inizio febbraio, ha permesso delle seppur lievi ondulazioni che hanno portato appunto a brevi e sporadici episodi di freddo, che hanno colpito per lo più le regioni meridionali e del medio e basso Adriatico. Se quindi lo scorso inverno, neve parlando, è stato l’anno delle Alpi, questo invece è stato per lo più l’anno dell’Appennino centro-meridionale. Per non annoiare i lettori, in questa sede non voglio mettermi a citare gli indici meteorologici, a dar retta ai quali ancora per i prossimi due inverni, dovremmo avere un vortice polare per lo più compatto e ancora stagioni poco propense a frequenti episodi di freddo e neve nel “bel paese”. Da amante della neve, dico che, per fortuna, le previsioni meteo molto spesso risultano sbagliate a una settimana di distanza, quindi figuriamoci quando si parla di anni. Volendo però lasciarci prendere dalla tentazione di guardare ancora più all’orizzonte, dal 2017/2018 in poi dovremmo incominciare ad avere la riprova del 9 rispetto alla disputa scientifica fra i sostenitori del global warming e chi invece, dando importanza a livello climatico ai vari corsi e ricorsi del sole, sostiene che è per lo più tale stella a influire realmente sul clima del nostro pianeta su scala globale. Perché ho indicato tali anni come periodo di effettiva verifica sul trend a cui potrebbe andare incontro la colonnina di mercurio che misura il pianeta terra?

Nee  1) Perché, per allora, dovremmo essere entrati in una fase di minimo solare molto lungo e pronunciato. Da una parte quasi tutti gli esperti di meteorologia sono concordi sul fatto che gli inverni con profondo minimo solare uniti a QBO negativa (rispetto al significato di tale indice si è già scritto in altro articolo precedente e ci si può tranquillamente documentare su internet), che dovremmo avere di nuovo dal 2017, portano a una maggiore instabilità del vortice polare e quindi a maggiori incursioni fredde a basse latitudini.

2) Perché in tale periodo altri indici (PNA etc), legati per lo più alle temperature delle acque marine oceaniche, dovrebbero essere anch’essi più favorevoli a traslazioni del freddo verso il Mediterraneo, con un indebolimento del ramo canadese del vortice polare che, con la sua eccessiva forza negli ultimi inverni, ha condizionato, nel bene e nel male, il clima del nostro paese, portando spesso perturbazioni umide d’origine atlantica. Quest’ultimo è il fenomeno che ha fatto sì che lo scorso inverno fosse solo piovoso e non freddo, ma ha fatto anche sì che l’estate successiva non fosse troppo calda.

3) Alcuni esperti astrofisici sostengono che nei prossimi anni potremmo entrare in una fase di minimo solare, molto simile a quelle che si sono avute alcune centinaia di anni fa, che sono note con i termini di “Minimo di Maunder” e “Minimo di Dalton” e che hanno portato a episodi di freddo intenso su larga scala mondiale. Se è così vero che un periodo pronunciato di minimo solare può condizionare oscillazioni climatiche sulla Terra, allora fra qualche anno gli oceani dovrebbero incominciare a perdere tutta quell’energia, accumulata con i cicli solari precedenti che invece, rispetto a quello attuale e a come dovrebbe essere il prossimo (ciclo 25), sono stati molto forti e possono aver condizionato loro l’aumento della temperatura di alcuni gradi centigradi. Ma il famoso buco dell’ozono? Secondo i sostenitori del global warming l’aumento dell’anidride carbonica sarebbe talmente esponenziale da essere tranquillamente in grado di compensare ogni minima influenza che il sole può avere sul nostro pianeta. Che bella sfida, chi vivrà vedrà!

Ritornando con i piedi ben saldi per terra e soprattutto ragionando senza troppi voli pindarici che ci portano lontano nel tempo, il fatto di avere ancora, a inverno finito, un vortice polare piuttosto compatto, e con temperature discrete di freddo al suo interno, potrebbe comportare una primavera piuttosto simile a quella dello scorso anno. Intanto, dopo i 2-3 giorni di freddo dei primi giorni di marzo, aspettiamoci anche che il vortice polare possa sfogarsi nuovamente verso la fine dello stesso mese, magari con un episodio in stile invernale con possibilità di neve a quote anche basse. Dopo di che non sono esclusi ripetuti episodi di alternanza fra giornate tiepide e soleggiate ad altre, più numerose, grigie, fresche e piovose. Per sapere, invece, come potrebbe trascorrere l’estate, è davvero troppo presto!

Alessio Genovese

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