Referendum contro le trivelle

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La Federazione Nazionale Pro Natura ci ha appena inviato questo importante comunicato stampa per il Referendum del 17 Aprile per fermare le trivelle. Alleghiamo il documento nel formato PDF scaricabile direttamente da questa pagina.

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Il Governo Renzi tenta di svuotare la normativa di tutela degli Habitat

Pubblichiamo per esteso un importante comunicato che ci giunge dalla FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA e dal GRUPPO D’INTERVENTO GIURIDICO ONLUS

Il Governo Renzi sfida l’Unione Europea in materia di salvaguardia degli Habitat naturali e dell’avifauna selvatica

Come noto, infatti, la direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, e la flora ha avviato e comportato la realizzazione della Rete Natura 2000, mediante l’individuazione dei siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e delle zone di protezione speciale (Z.P.S.) ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica.

Stabilisce poi, all’art. 6, comma 3°, che “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica”.

L’Italia ha provveduto a darvi attuazione con il D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. Nello specifico, l’art.5, comma   8°, disponeva testualmente: “l’autorità competente al rilascio dell’approvazione definitiva del piano o  dell’intervento acquisisce preventivamente la valutazione di incidenza, eventualmente individuando modalità di  consultazione  del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi”.

Ora l’art. 57, comma 2°, della legge 28 dicembre 2015, n. 221 testualmente stabilisce: “le disposizioni dell’articolo 5, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.  357, e successive modificazioni, si applicano esclusivamente ai piani.

E’ una bella furbata, visto che è del tutto evidente la sottrazione dello svolgimento della necessaria, preventiva e vincolante riguardo tutti gli interventi ricadenti in aree S.I.C. e Z.P.S. in palese violazione della disciplina comunitaria. Ed è una furbata che può costare molto cara.

Infatti, già nel 2014 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI[1] “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale in aree S.I.C. e Z.P.S.

In seguito la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche europee – Struttura di missione per le Procedure di infrazione ha coinvolto (nota n. 3253 del 27 marzo 2015) i Ministeri competenti e la Conferenza permanente Stato – Regioni – Province autonome riguardo le ulteriori contestazioni e richieste delle Istituzioni europee.

La Commissione europea – DG Ambiente ha già evidenziato, in particolare, carenze qualitative nelle relazioni di incidenza ambientale, carenze nelle procedure di V.INC.A., elusioni, mancanza di trasparenza, scarso coinvolgimento degli enti di gestione di S.I.C./Z.P.S., carenze nei riscontri dell’effettivo rispetto delle conclusioni della procedura di V.INC.A., carenze di professionalità nella predisposizione delle relazioni di incidenza ambientale, assenza di sanzioni per il mancato rispetto della normativa e delle conclusioni della procedura di V.INC.A.

Ora la furbata peggiora le cose.

Le associazioni ecologiste Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno chiesto (20 febbraio 2016) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo di esaminare le nuove disposizioni di cui alla legge n. 221/2015 per verificarne la rispondenza alla normativa comunitaria in materia di salvaguardia degli Habitat e dell’avifauna selvatica. Il rischio ora è quello dell’apertura di una procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE) e, in conseguenza di eventuale sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia europea, di una pesante sanzione pecuniaria a carico dell’Italia (e per essa alle amministrazioni pubbliche che hanno causato le violazioni), grazie soprattutto a omissioni o pressapochismo in materia di tutela ambientale, nonostante le tante istanze ecologiste.

Che cosa accade in questi casi?

Se non viene rispettata la normativa comunitaria, la Commissione europea – su ricorso o d’ufficio – avvia una procedura di infrazione (art. 258 Trattato U.E. versione unificata): se lo Stato membro non si adegua ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione  può inoltrare ricorso alla Corte di Giustizia europea, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna con una sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.

Si ricorda che le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.

Fino a qualche anno fa le sentenze della Corte di Giustizia europea avevano solo valore dichiarativo, cioè contenevano l’affermazione dell’avvenuta violazione della normativa comunitaria da parte dello Stato membro, senza ulteriori conseguenze.    Ora non più.

Attualmente sono ben 91 le procedure di infrazione aperte contro l’Italia dalla Commissione europea. Di queste addirittura 20 (quasi un quinto) riguardano materie ambientali.

L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).

Ovviamente gli amministratori e/o funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno sostanziato l’illecito comunitario ne risponderanno in sede di danno erariale.

Bruxelles è molto più vicina di quanto possiamo pensare. Il Governo Renzi, le Giunte regionali, gli Enti locali riusciranno a capirlo in tempo?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus   e Federazione nazionale Pro Natura

Stefano Deliperi

[1]  nell’ambito della procedura di indagine sono state considerate ipotesi di violazione della normativa comunitaria diversi casi oggetto di ricorsi inoltrati dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, spesso insieme alle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, E.N.P.A., WWF.  Precisamente:

* calendario venatorio regionale sardo 2012-2013 e calendario venatorio regionale sardo 2013-2014 in assenza di procedura di V.INC.A. pur prevedendo la caccia anche entro S.I.C. e Z.P.S. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* caccia con appostamenti fissi a ridosso del S.I.C. e Z.P.S. “Torbiere del Sebino, sul lago d’Iseo (BS, BG) in assenza di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* attività addestrative nei poligoni militari di Capo Teulada (Teulada, CA) e di Torre Veneri (Lecce) nei due S.I.C. “Isola Rossa e Capo Teulada” e “Torre Veneri” in assenza di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* interventi di messa in sicurezza delle gallerie minerarie dismesse di Sa Duchessa, Su Corovau, Reigraxius, Barraxiutta, Macciuru (Domusnovas, CI), effettuati mediante opere in muratura con aperture minime e assolutamente insufficienti per la protezione di popolazioni di varie specie di Chirotteri e Anfibi, in assenza di adeguata di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014).

Nel 2015 sono state aggiunte nove vicende analoghe di mancanza di procedure di V.INC.A. in varie regioni italiane, fra cui l’ampliamento dell’aeroporto di Cagliari-Elmas.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Via Cocco Ortu, 32 – 09128 Cagliari – sul web: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com e-mail: grigsardegna5@gmail.com, grigsardegna@tiscali.it

 

Federazione nazionale Pro Natura Via Pastrengo 13 10128 Torino Tel. 011.5096618 Fax 011.503155 http://www.pro-natura.it e-mail: info@pro-natura.it PEC: federazione.pronatura@pec.it

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Lupi in Italia: un problema o una risorsa?

Il Ministero dell’Ambiente ha demandato ad un gruppo di esperti uno studio sull’attuale consistenza del numero dei Lupi in Italia (che varierebbe tra poco più di mille e circa duemila su tutto il territorio nazionale: stime, quindi, del tutto approssimate), sui problemi che sono stati segnalati dagli allevatori e sulle relative soluzioni. Ovviamente, il report è lunghissimo e dettagliato; le Associazioni ambientaliste lo hanno analizzato e hanno sollevato diverse critiche. Riceviamo, al proposito, un comunicato stampa della Federazione Pro Natura, che riportiamo in allegato e scaricabile gratuitamente.

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Il Parco Nazionale dello Stelvio non esiste più

Non solo suddiviso in tre parti Province (Trento, Bolzano, Lombardia), ma pure privato dello status di Parco Nazionale.
Si conclude così un altro scellerato percorso del Governo Renzi, che finora tutto ha fatto fuor che tutelare l’ambiente.
Il più grande Parco italiano, uno dei gioielli del nostro Paese, finisce per divenire un “oggetto” aperto alle bramosie di lobbies, che già prefigurano la riapertura della caccia nel suo territorio e altri scempi del genere.
A quando, caro Matteo di cui mi vergogno di essere concittadino, il via ad altre vergognose iniziative, di cui nemmeno Berlusconi è stato capace?

Si allega il comunicato (scaricabile nel formato PDF), trasmessoci dalla Federazione Nazionale Pro Natura, firmato dalle più importanti Associazioni ambientaliste italiane.

Il Direttore

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Emergenza cinghiali: servono gli abbattimenti?

Di Piero Belletti

(Articolo apparso su Natura & Società, n° 4, dicembre 2015, per gentile concessione della Federazione Nazionale Pro Natura)

Mentre il tribunale Permanente dei Popoli condannava a Torino gli Stati e le Regioni per le procedure adottate nella realizzazione delle grandi opere, ad Asti si è tenuto un altro “processo”, che ha visto sul banco degli imputati (ovviamente solo in senso metaforico) il cinghiale.

Nella città del Palio, infatti, si è tenuto il convegno “Emergenza cinghiali: modalità di intervento – Il fallimento degli abbattimenti e le strategie alternative”, organizzato dalla LAC Piemonte con il supporto di Pro Natura e della Commissione Tutela Ambiente Montano del CAI.
Il Convegno ha visto la partecipazione di un folto pubblico ed ha consentito di fare un po’ di chiarezza su un problema che è senza alcun dubbio reale, ma spesso ingigantito e distorto in molti dei suoi aspetti più critici.
Il cinghiale è una specie molto adattabile, che è riuscita a trarre vantaggio dalle modificazioni che l’uomo ha arrecato all’ambiente. Il loro numero è andato progressivamente aumentando, così come la superficie di territorio da essi occupato. A titolo di esempio, ricordiamo come a metà del secolo scorso il cinghiale era assente in Piemonte, dove ha fatto le sue prime timide comparse meno di cinquant’anni orsono.

Cinghiale in una pozza fangosa - Richard Bartz, Munich Makro Freak Opera propria Wikipedia CC BY 2,5

Cinghiale in una pozza fangosa – Richard Bartz, Munich Makro Freak Opera propria Wikipedia CC BY 2,5

Il ritorno del cinghiale non è tuttavia stato solo un evento naturale: al contrario, le introduzioni a fini venatori, legali o meno, hanno ingigantito il problema.
 Oggi la presenza del cinghiale crea indubbi problemi: soprattutto al settore agricolo, ma non solo. A volte anche la stessa integrità ambientale viene messa a rischio, a seguito della alterazione degli equilibri faunistici. Infine, non è nemmeno da trascurare l’incidenza degli incidenti stradali che spesso sono causati proprio da questi ungulati. Tuttavia, come ha sottolineato Roberto Piana della LAC nel suo intervento introduttivo, la maggior parte degli incidenti si verifica nella stagione autunnale, in concomitanza con l’apertura della stagione venatoria, la quale disgrega i branchi e aumenta in modo sostanziale lo spostamento degli animali. La stessa pericolosità del cinghiale è spesso sopravvalutata: è vero che si registrano alcuni casi di aggressione ad esseri umani (anche se sempre indotti da comportamenti umani incauti e motivati dalla necessità di difendere sé stessi o i piccoli), tuttavia è altrettanto vero che gli incidenti causati da bovini sono molto più numerosi. Eppure nessuno si sogna di colpevolizzare le mucche… Piana ha concluso ricordando come la vera causa scatenante l’esplosione del cinghiale sia stata la volontà dei cacciatori di introdurre qualche preda in grado di rimpolpare i loro carnieri. Appare pertanto del tutto illogico affidare proprio a loro il compito di risolvere un problema dal quale sono gli unici a trarre cospicui vantaggi. Che gli abbattimenti non siano in grado di risolvere il problema del sovrappopolamento di cinghiali lo conferma anche il fatto che, nonostante essi aumentino in misura esponenziale anno dopo anno, i danni alle attività agricole non accennano a diminuire, anzi… Le risposte degli Enti Pubblici preposte alla gestione del territorio e delle sue risorse sono state limitate e spesso dettate più dalla necessità di “dare un segnale” che non dall’effettiva volontà di risolvere il problema, o quanto meno riportarlo entro limiti accettabili. Denominatore comune di tali interventi è stata la scelta di ricorrere quasi solo ad abbattimenti. Tuttavia, come detto, l’esperienza ci insegna che tali interventi sono risultati quasi sempre inutili, se non addirittura controproducenti. I danni arrecati dai cinghiali non sono diminuiti, ma anzi spesso tendono a crescere proprio laddove si fa maggiore ricorso agli abbattimenti.

Cinghiali nei pressi di una zona urbana - Filip Dabrowski CC BY-SA 3.0

Cinghiali nei pressi di una zona urbana – Filip Dabrowski CC BY-SA 3.0

Chiamato indirettamente in causa, l’Assessore Regionale alla Caccia Giorgio Ferrero ha cercato di giustificare l’operato dell’Ente Pubblico, che si dibatte tra enormi difficoltà economiche e non dispone delle risorse necessarie per rendere più incisiva la propria azione. La priorità della Regione, tuttavia, rimane la tutela delle produzioni agricole.

Carlo Consiglio (già docente di Zoologia all’Università di Roma) ha ricordato come i cinghiali che hanno colonizzato il nord Italia non appartengano alla sottospecie maremmana (autoctona del nostro Paese), ma derivino da incroci con la sottospecie centro- europea, più grossa e prolifica; molto probabili anche i casi di incroci con il maiale domestico, che accrescono ulteriormente la fertilità degli animali. L’attività venatoria, inoltre, disgregando i gruppi, annullando la sincronizzazione dell’estro delle femmine e anticipando la maturità sessuale di queste ultime, altro non fa che favorire ulteriormente la riproduzione degli animali.

L’aspetto economico della caccia al cinghiale è stato affrontato da Piero Belletti (Pro Natura), che ha presentato i risultati di uno studio sui costi e i ricavi della caccia in Provincia di Alessandria (per ulteriori dettagli si veda il numero di giugno 2015 di “Natura e Società”). Le conclusioni dell’analisi sono che i cacciatori pagano, per poter esercitare la pratica venatoria, meno del valore della carne che si portano a casa: di conseguenza, tutti i costi relativi alla caccia, tra cui in particolare gli indennizzi per i danni all’agricoltura e quelli per incidenti stradali, risultano a carico della collettività.

David Bianco, responsabile dell’Area Biodiversità dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità dell’Emilia Orientale, ha presentato una concreta esperienza di controllo del numero dei cinghiali, che prevede il ricorso ai cacciatori solo come ultima possibilità. Nel Parco dei Gessi Bolognesi è infatti prevista una massiccia attività di prevenzione dei danni, ad esempio mediante la posa di recinzioni metalliche ed elettrificate, e l’impiego di altri metodi ecologici (quali l’allontanamento incruento). Solo in caso di comprovata inefficacia di tali tecniche
l’Ente procede all’abbattimento degli animali, cercando di sostituirsi alla selezione naturale. Gli interventi si rivolgono quindi soprattutto agli animali entro l’anno di età, allo scopo di ottenere popolazioni più stabili e mature, ed utilizzano principalmente gabbie di cattura. Le catture e gli abbattimenti avvengono presso le aziende agricole o nelle loro immediate vicinanze, privilegiando le aree fortemente danneggiate. Una parte degli esemplari abbattuti resta nella disponibilità dell’Ente, che li cede a ditte specializzate ricavandone risorse economiche vincolate all’attuazione del Piano stesso, in particolare all’acquisto dei materiali di prevenzione. Sull’efficacia delle reti, elettrificate o meno, per ridurre i danni dei cinghiali sulle colture agricole si è soffermato Andrea Marsan, del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova. Lo studioso ha presentato numerosi casi risolti positivamente ed ha concluso sottolineando l’efficacia della misura di prevenzione e osservando come, nei casi di insuccesso, la responsabilità sia quasi sempre dovuta ad errori di installazione.

Scrofa con cuccioli - Dave Pape Opera propria Wikipedia Pubblico dominio

Scrofa con cuccioli – Dave Pape Opera propria Wikipedia Pubblico dominio

Giovanni Scaglione, imprenditore agricolo, ha ricordato che i cacciatori causano molti più danni della fauna selvatica, anche grazie alla possibilità loro concessa dalla legge di entrare nei fondi altrui senza il consenso del proprietario. Non solo, la caccia scoraggia il turismo, che invece dovrebbe rappresentare una risorsa di grande importanza per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole.

Le conclusioni del convegno, quindi, si possono riassumere nella complessità della situazione, cui probabilmente non è possibile fornire un’unica risposta. Certamente, appare quanto meno illusorio sperare che chi ha creato il problema, e ne trae tuttora consistenti vantaggi, operi seriamente per la sua soluzione.

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Glifosato: va fatta chiarezza

Inoltriamo ai gentili lettori il comunicato-stampa delle Associazioni ambientaliste, tra cui la Federazione Pro Natura, sui rischi connessi all’uso del Glifosato in agricoltura.

Riportiamo integralmente il comunicato stampa che può anche essere scaricato dal link a fondo pagina nel formato PDF

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COMUNICATO STAMPA

GLIFOSATO, LE ASSOCIAZIONI:

“VA FATTA CHIAREZZA. E INTANTO NE VA VIETATO L’USO”

Il Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica chiede di applicare il principio di precauzione per proteggere la salute dei cittadini.


Roma, 13 novembre 2015
– “Prima di decidere se mantenere il glifosato nell’elenco UE delle sostanze attive approvate, è necessario che si faccia chiarezza. In mezzo alle due posizioni opposte dell’EFSA e dello IARC c’è infatti la salute dei cittadini”. E’ questa la posizione del Tavolo delle 31 associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica che firmano la campagna “STOP Glifosato”, partita da un’iniziativa di AIAB e FIRAB.

E di ieri infatti la notizia che l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del glifosato. Una conclusione che vuole essere utilizzata dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno il pesticida nell’elenco UE delle sostanze approvate, e dagli Stati per valutare ex novo la sicurezza dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato.

Nel marzo scorso però lo IARC, agenzia per la ricerca sul cancro, che fa capo all’OMS, ne aveva invece decretato, la cancerogenicità. Tanto che il Tavolo delle associazioni, il 12 settembre scorso, aveva inviato una lettera al Governo italiano chiedendo la rimozione del prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e l’esclusione da qualsiasi premio nei PSR per le aziende che ne fanno uso. Il governo però non ha ancora dato nessuna risposta a riguardo.

“La decisione dell’EFSA era già nell’aria come si legge in una lettera inviata alla Commissione europea il 29 ottobre scorso da numerose associazioni a livello europeo – dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce del Tavolo – nella quale si mette in evidenza che la relazione dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) a supporto delle decisioni dell’EFSA non tiene in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo IARC; minimizza, inoltre, senza adeguata giustificazione, i risultati positivi di cancerogenicità sugli animali; infine, si base in gran parte su studi mai pubblicati forniti dalle multinazionali che producono il glifosato. Un elemento quest’ultimo, molto preoccupante, e che dovrebbe di per sé spingere i governi a prendere le distanze dalla posizione dell’Agenzia.

“Il primo obiettivo è la salute dei cittadini. Per tutelarla – dice Maria Grazia Mammuccini – occorrono strumenti seri, scientifici e indipendenti. I due pareri sono troppo divergenti per non richiedere l’applicazione del principio di precauzione e un approfondimento su più fronti. Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al Governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato.”.

Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF, AnaBio, MdC, Infanitalia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Asso-Consum, WWOOF Italia, NUPA, il Test, UNA.API, Greenpeace, VAS, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e il coordinamento Zero OGM.

La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini, 3357594514

Gli uffici stampa : Ufficio stampa AIAB:  Michela Mazzali,- m.mazzali@aiab.it  –  Cell. 348 2652565 ; Ufficio Stampa Lipu : Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it 3403642091                                         Ufficio Stampa WWF : Cristina Maceroni c.maceroni@wwf.it – 06-84497213
Ufficio Stampa FederBio:  Silvia Pessini – silvia.pessini@ariescomunicazione.it  – Cell. 348 3391007
Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici – m.dominici@legambiente.it  – 349.0597187

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Programma del Tribunale dei Popoli

La Federazione Nazionale Pro Natura  inoltra in allegato, per opportuna informazione, il programma definitivo della sessione torinese del Tribunale Permanente dei Popoli, con l’elenco dei giudici. L’imputato principale è la progettata linea TAV Torino-Lione, ma sotto processo sono tutte le Grandi Opere inutili imposte.
L’aver ottenuto che il Tribunale Permanente dei Popoli (erede dello storico Tribunale Russel) abbia deciso di prendere in carico la problematica è un successo del Controsservatorio Valsusa, presieduto dal magistrato in quiescenza Livio Pepino, e di cui fa parte Pro Natura Torino.

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Marcia per il clima

ATT0Gentili lettori, la Federazione Nazionale Pro Natura ci invia, in allegato, un documento importante in occasione della Marcia Globale per il Clima

Noi, di L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente proponiamo il documento in PDF da scaricare nelle pagine del nostro sito.

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Lettera su governance Parchi Nazionali

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Cari amici lettori vi inoltriamo la lettera che le Associazioni ambientaliste, tra cui la Federazione ProNatura, hanno inviato al Ministro per l’Ambiente, Galletti, richiedendo una incisiva azione di governo a favore dei Parchi Nazionali italiani, molti dei quali sono in evidente crisi, non solo per le ristrettezze economiche che si sono trovati a fronteggiare,ma anche per problemi organizzativi che da soli non sono in grado di fronteggiare adeguatamente…

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Smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio: appello al Capo dello Stato

Logo Federazione Nazionale Pro NaturaLe maggiori associazioni ambientaliste italiane, Federazione Nazionale Pro Natura inclusa, hanno inviato un appello al Capo dello Stato perché ascolti le loro legittime perplessità, formali e sostanziali, circa il previsto smembramento del più grande parco nazionale italiano. Un vento, questo, che va di fatto contro tutte le prospettive dell Unione Europea relativamente alle aree protette di grande importanza, e che mette a forte rischio la biodiversità delle Alpi orientali, che finora è stata tutelata in modo esemplare proprio da questa Istituzione. Le Associazioni chiedono di essere ricevute dal Presidente della Repubblica e dal Ministero dell’Ambiente, Galletti, per esprimere la loro preoccupazione. Riportiamo integralmente la lettera inviata a Mattarella e invitiamo i nostri lettori a firmare la petizione contro lo svilimento di questo bene prezioso del nostro Paese, collegandosi al sito della Federazione Nazionale Pro Natura.

Scaricate il documento in PDF

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