Associazione per i Vivai Pro Natura

(articolo da Natura e Società N° 4, Dicembre 2015, Organo della Federazione Nazionale Pro Natura, per gentile concessione del Segretario Generale Piero Belletti)

Senza titoloLa Federata Vivai Pro Natura sta costituendo una rete di volontari-botanici-conservazionisti “in erba”, nel senso letterale del termine: persone che abbiano voglia di coltivare la biodiversità dei fiori selvatici all’aperto: sul balcone di casa, nel giardino, intorno agli orti comunitari, ma anche sul davanzale della finestra. L’Associazione fornisce gratuitamente i semi o i bulbi, da coltivare nei vasi di casa: l’unica richiesta è quella di moltiplicare le piantine per poi ripopolare gli ambienti naturali idonei alla specie.
Si inizia con il gladiolo italico (Gladiolus italicus), simbolo della flora spontanea del Belpaese, con i suoi fiori fucsia a forma di farfalla, assai graditi anche alle api. Un tempo, assieme a fiordalisi, papaveri e gittaioni, si accompagnava al grano nelle messi (www.actaplantarum.org/floraitaliae/ viewtopic.php?t=19124). Oggi, purtroppo, è quasi scomparso dalle campagne a causa dell’utilizzo di diserbanti e tecniche di coltivazione intensiva. Può capitare di incontrarlo ai margini dei campi, ma bisogna essere molto fortunati.
 Nel vivaio Pro Natura lo si sta coltivando da diversi anni, a partire da semi prelevati in natura. Esso, tuttavia si moltiplica velocemente per via vegetativa, dando vita a tanti bulbilli intorno al bulbo principale, che consentono un considerevole accorciamento del ciclo vitale.

È possibile ritirare questi bulbilli in bustine da venti unità presso il Vivaio Pro Natura a San Giuliano Milanese. Basterà piantarli in un vaso al sole e annaffiarli ogni tanto: il resto lo faranno da soli, come tutte le specie spontanee. Ma non aspettatevi di vedere subito i fiori (i bulbi del commercio che fioriscono subito hanno alle spalle diversi anni di vita in un vivaio perlopiù olandese). Una volta che i vasi presenteranno un fitto ciuffo di verde, in autunno si potrà poi rompere la zolla di terra e interrare i nuovi bulbilli sul limitare soleggiato di un bosco, in un vigneto o anche in un’aiuola cittadina: in piena terra la fioritura non tarderà e sarà una gioia.
Informazioni e contatti: Associazione Vivai Pro Natura,
San Giuliano Milanese – via Rocca Brivio 8, www.vivaipronatura.it vivnatur@tin.it .
Tel.: 029839022 – 3773173573 – 3293615117

Orchis Valdemiana

“Orchisvaldemiana2007” di Angebernard – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

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Toscana – La Querce delle Checche, un patriarca che va difeso

Di Gianni Marucelli

Molti sono in Toscana gli alberi monumentali, i “patriarchi verdi” che meritano rispetto e protezione.

Non il più vecchio, ma uno dei più spettacolari è senz’altro la Querce delle Checche, che si trova in Val d’Orcia, presso Pienza. È quindi situata in uno dei paesaggi che hanno meritato dall’UNESCO il riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”, e ciò avvalora ancor di più la sua presenza.

Si tratta di un imponente esemplare di Roverella (Quercus pusbescens), la circonferenza del cui tronco raggiunge i quattro metri e mezzo; ha un’età presumibile di circa 370 anni.

Questo vuol dire che, al tempo della Rivoluzione francese, era un albero già molto vecchio e che quando Garibaldi passò da queste parti (non sappiamo se si fermò ad ammirarla) era già un esemplare gigantesco e vetusto.

Il suo nome deriva da quello vernacolare delle Gazze (qui chiamate Checche, appunto) che tra i suoi rami costruiscono il nido. Intorno ad essa sono nate varie leggende: naturalmente, come per ogni esemplare arboreo così particolare, si narra che, sotto la sua chioma, si riunissero le streghe. Quel che è certo è che sotto di essa fu conservato un deposito di armi e munizioni, da parte dei partigiani, durante la Resistenza. Più recentemente, ha ispirato a un autore e cantante da poco scomparso, Mango, una bella canzone intitolata “L’Albero delle Fate”.

La bellezza e la notorietà, come il fatto di sorgere nelle immediate vicinanze di una strada asfaltata, non hanno però portato fortuna a questa Quercia; troppo spesso, infatti, la gente vi si avvicinava senza alcun rispetto. Ho visto, coi miei occhi, nel negozio di un fotografo, una foto in cui due corpulenti novelli sposi si sedevano su uno dei rami più bassi per farsi immortalare, ed è proprio in questo modo che, circa un anno fa, un ramo lungo più o meno una decina di metri è stato troncato.

Per fortuna, è scattata subito una reazione di solidarietà nei confronti del vecchio patriarca: si è formata un’associazione (“S.O.S. Quercia delle Checche”) cui hanno aderito migliaia di persone, il cui parere ha avuto un peso determinante nel far sì che la Regione Toscana, all’inizio del 2015, dichiarasse questo esemplare “Albero Monumentale”. E’ stata costruita una recinzione, sono stati posti dei cartelli e, a quanto pare, la salute della Quercia è ora monitorata dai botanici.

Ma l’unica protezione valida è la sensibilizzazione della gente che si ferma qui per ammirarla (vi è un apposito parcheggio), sperando che non venga in mente a qualche altro incosciente di sedersi su un ramo…

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ALTO ADIGE: TRA UN PAIO DI MESI L’ALTA MONTAGNA FIORIRA’

Ma intanto vi proponiamo un’escursione in anteprima in cerca dei fiori più belli

 Di Gianni Marucelli

È iniziato il count-down per tornare ad ammirare la fioritura sui sentieri di montagna, un po’ prima sull’Appennino, un po’ più tardi sulle Alpi. È uno spettacolo della natura che i frequentatori del Trentino-Alto Adige conoscono bene, ma a cui talvolta non prestano la dovuta (e informata) attenzione, presi come sono dalla straordinaria bellezza dei panorami dolomitici, dalla visione fugace di qualche marmotta o dalla presenza di altri, e più appetibili, vegetali: i funghi e i mirtilli, ad esempio…

E’ difficile, però, restare indifferenti davanti alla varietà cromatica dei prati alpini, o alle macchie di colore che interrompono, più in alto, il grigio delle rocce e dei ghiaioni: il mio personale consiglio, per chi non desidera solo scarpinare, ma anche godersi appieno la biodiversità delle alte quote, è di munirsi di macchina fotografica dotata della funzione “macro” (ormai ce l’hanno anche quelle economiche) e di portarsi via non i fiori, che sono protetti per fortuna dalla legge, ma le loro immagini. Così, se non riuscirete a identificare subito i “belli sconosciuti”, potrete farlo comodamente dopo, a casa, con l’ausilio di un buon libro sull’argomento, che riporti foto (o disegni) e descrizioni esaustive.

Soprirete tra le alte cose che almeno alcune delle piante che avrete identificato hanno proprietà curative riconosciute non solo dalla tradizione popolare, ma anche dalla scienza medica odierna.

Vi proponiamo di fare con noi una comoda escursione nel Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto (BZ), prestando attenzione ai fiori che incontreremo. Essa inizia dai Prati della Croda Rossa (mt. 1900 circa) e termina al Passo Monte Croce di Comelico (mt. 1700 circa). L’itinerario ci porterà quindi a salire fin quasi all’attacco delle pareti dolomitiche, per poi ridiscendere abbastanza rapidamente.

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Siamo all’inizio di Agosto, e i pascoli sono nel periodo della più intensa fioritura.

Su molti di essi è già passata la falce della fienagione, ma hanno avuto già modo di rinnovarsi. A ogni buon conto, alcuni esemplari di fiori rari sono stati lasciati intatti: è il caso di questo bel Giglio Martagone (Lilium Matagon L.) in procinto di schiudersi.

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Giglio martagone – (Lilium Matagon L.)

Poco più in alto, vicino a un Pino mugo, occhieggia una famigliola di Botton d’oro (Trollius Europaeus L.), d’un giallo intenso. Qui inizia un tratto in salita, tra gli ultimi Larici e i primi arbusti di Rododendro. Ci fermiamo ad ammirarne i fiori, rammentando il significato del nome: in greco, vuol dire letteralmente “albero delle rose”.

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Botton d’oro (Trollius Europaeus L.)

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Rododendro

 Un tempo, il Rododendro trovava applicazione nella medicina popolare, in associazione con l’Erica, per la cura di alcune affezioni delle vie urinarie. Il fatto però che ne è stata dimostrata un’elevata tossicità, ne sconsiglia ora l’uso. Viceversa, vengono ancora sfruttate le galle, prodotte dalla puntura di alcuni insetti. Esse danno un olio che, commercialmente, viene chiamato “olio di marmotta” e ha proprietà antireumatiche. Quindi, se lo doveste vedere in qualche erboristeria, non preoccupatevi: nessuna marmotta è stata sacrificata per ottenerlo… Ora il terreno diventa impervio. Ci stiamo avvicinando alla roccia delle pareti dolomitiche, che incombono su di noi. Da un cespuglio, spunta qualche fiore di un viola tenue: è la bella Clematide alpina (Clematis Alpina L.), il cui capo è sempre chinato verso il basso…

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Clematide alpina (Clematis Alpina L.)

Continuando il nostro cammino, che ora si snoda attorno a quota 2000 metri, scopriamo alcuni bei fiori rosa-violacei che sembrano appartenere alla famiglia delle Orchidee, ma purtroppo non sappiamo individuarne il nome.

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Non ci deludono, invece, i due bellissimi esemplari che ci aspettano proprio ai bordi del sentiero: si tratta senz’altro di Genziana alpina, una pianticella che tutti conoscono per l’uso che se ne fa in liquoreria, per preparare amari e fernet. Sembra inoltre che il suo succo sia valido per schiarire le efelidi… comunque è uno spettacolo!

Genziana alpina

Genziana alpina

Il percorso ora comincia a discendere, e riappaiono gli alberi. Tra di essi, fa capolino una famiglia di Amanite muscarie, o Ovoli malefici: certamente hanno la cuticola velenosa, ma vale la pena di fotografarli!

Amanite muscarie, o Ovoli malefici

Amanite muscarie, o Ovoli malefici

foto 9

Amanite muscarie, o Ovoli malefici

 A pochi passi da essi, ai bordi di un prato troviamo un simpatico Geranio dei boschi, parente di quelli che teniamo nei nostri giardini.

foto 10

Geranio dei boschi

Lo stesso prato ci offre anche una fioritura di Arnica (Arnica montana), pianta medicinale per eccellenza. Se ne usano sia i fiori che il rizoma. Ha proprietà antiflogistiche, cicatrizzanti, antiecchimotiche. Tradizionalmente, viene utilizzata per le lombaggini, le sciatiche, i dolori articolari.

Arnica montana

Arnica montana

A pochi metri, e dello stesso colore dell’Arnica, un’umile piantina di Ieracio (Hieracium Lanatum), chiede anch’essa un po’ d’attenzione, che volentieri le concediamo, anche se non ci è nota alcuna sua virtù terapeutica.

Ieracio (Hieracium Lanatum)

Ieracio (Hieracium Lanatum)

Invece ne ha, eccome, e nemmeno si nasconde, l’alto esemplare di Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.) che incontriamo nella ripida discesa verso il Passo Monte Croce di Comelico. Le sue proprietà sono colagoghe e antipiretiche (tanto che si usava in mancanza del Chinino), ma soprattutto è amara, tanto da far parte di tutti i liquori di quel genere

Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.)

Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.)

 Finalmente il Passo! Arrivederci, fiori! Ci aspetta una bibita fresca e un bel sonnellino…

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