Picasso e la modernità spagnola

Di Alessandro Ghelardi

Pablo picasso.jpgPablo picasso” di Argentina. Revista Vea y Lea – http://www.magicasruinas.com.ar/revistero/internacional/pintura-pablo-picasso.htm. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

Cambiare l’arte contemporanea spagnola era, il loro obiettivo. I manieristi avevano rappresentato il soggetto iconografico, loro – i cubisti – iniziarono a rappresentare le emozioni che la persona o l’oggetto davano a chi le guardava. Inserirono il concetto della contemporaneità; si poteva vedere la persona da più visuali nello stesso momento.

È questo il messaggio che i curatori della Mostra “Picasso e la modernità spagnola” che si sta svolgendo a Palazzo Strozzi a Firenze, vogliono trasmettere ai visitatori.

Le opere esposte provengono tutte dal “Museo Nacional de Arte Reina Sofia” di Madrid.

La mostra si apre con il riferimento al libro di Honoré de Balzac” il Capolavoro Sconosciuto”, esposto al centro della sala, che affronta il tema dell’artista immaginario, “Frenhofer”, alla ricerca dell’opera perfetta, dopo anni di lavoro, realizza un dipinto quasi astratto, che nessuno, se non lui, riesce a capire. Deluso per la mancata comprensione, Frenhofer brucia il quadro e si uccide. Quasi un secolo dopo il mercante d’arte, Ambroise Voillard, volle realizzare un’edizione di lusso del racconto di Balzac con illustrazioni di Picasso.

Esiste, secondo molti, un rapporto tra il libro e le immagini, Picasso apre le porte allo studio dell’artista e parla attraverso le sue acqueforti del rapporto psicologico e simbolico tra il pittore e la modella, rapporto ritenuto predominante dai curatori della mostra che, infatti, hanno inserito al suo interno tre quadri del pittore spagnolo, tutti del 1963, che affrontano questo tema.

Uno si trova nella prima sala, uno nell’ultima e il terzo nella seconda sala che contiene anche altri dipinti di Picasso: “Testa di donna (Fernande)” del 1910 con richiami al cubismo, “ Figura” del 1928 che illustra l’uso picassiano del viso sdoppiato, “Ritratto di Dora Maar” del 1940, dedicata alla sua musa del tempo, che è il quadro testimonial della mostra.

Juan Gris, artista morto a soli quaranta anni, nella sala successiva, con i dipinti “Il Violino” e “Arlecchino e il Violino” riprende temi cari a Picasso, nella stessa sala un altro “Arlecchino” di Salvador Dalì e i quadri di Marie Blanchard, Joan Mirò e quello di Equipo 57, un collettivo di artisti spagnoli, ribadiscono che in quel periodo, in Spagna c’è la volontà di rinnovare l’arte, in alcuni casi, coinvolgendola nella società.

La mostra prosegue con un confronto pittorico tra Picasso, Dalì e Mirò, molto belli rispettivamente “Strumenti musicali su un tavolo”, “Dipinto” e “L’uomo invisibile” nel quale Dalì inizia a sperimentare il suo tema preferito: l’immagine doppia, rappresentando un uomo le cui mani s’integrano in un candelabro. Quadro quest’ultimo rimasto incompiuto.

Altre tre opere colpiscono il visitatore per la bizzarria della loro creazione e del loro, titolo: “Figura reclinata II” di Julio Gonzalez scultura di ferro saldata.

“Omaggio a Mallarmé” di Jorge Oteiza. Anche questa è una scultura in lamina di ferro.

“Donna Laboriosa” di Angel Ferrant scultura in filo di ferro, legno e carta che rivoluziona la staticità di un’opera, la sua, infatti, può cambiare se luci o agenti atmosferici entrano nella stanza dove è esposta.

Una sala testimonia, comunque, che nello stesso periodo, c’erano artisti che continuavano a rappresentare i soggetti nella “vecchia maniera” Aurelio Arteta con i suoi “Naufraghi” Joaquim Sunyer con “Maria Dolores” Antonio Lopes “La sposa e lo sposo”.

Dopo un’intera sala di disegni dedicata al tema del “Minotauro”, alter ego di Picasso, e alla preparazione del quadro di grandi dimensioni del 1937 “Guernica” che rappresenta il bombardamento genocida della città, si termina con altri dipinti tra gli altri di Saura, Tapies, Mirò e “la nuotatrice” di Picasso realizzato con carboncino su tela.

Chi si aspettava una mostra con il quadro “mattatore”, come va di moda in questo periodo, rimarrà probabilmente deluso, ma, secondo me, è una mostra da visitare perché racchiude un messaggio quasi didattico per far comprendere la necessità da parte di Picasso e gli altri pittori che condividevano le sue teorie artistiche, di uscire dalle gabbie in cui la pittura manierista li aveva confinati, spingendoli a cercare e sperimentare nuove tecniche pittoriche realizzative.

È testimoniato, per esempio, nella sala di Guernica, che Picasso possedeva doti straordinarie di disegnatore, ma nel durare della sua lunga carriera, seguendo correnti artistiche moderne, ha perseguito nuove strade per descrivere non solo i soggetti ma anche le emozioni che suscitavano, impiegando tecniche e materiali fino allora inconsueti per l’arte.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 25 gennaio 2015.

Alessandro Ghelardi

 

 

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Picasso e la modernità spagnola di Alessandro Ghelardi © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Il video della Mostra in Piazza Donatello (FI)

Voglio proporvi il video della bellissima mostra in Piazza Donatello organizzata dagli amici del prestigioso Gruppo Donatello di Firenze che si è tenuto la scorsa settimana.

 

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Abbiamo ucciso il chiaro di Luna

Milano com’era

di Massimilla Manetti Ricci

263_q1010026300Milano, la città che non c’è più, quella difficilmente raccontabile perché la ricostruzione della ricostruzione ne ha distrutto per sempre la sua originaria natura sull’acqua, la più elegante e raffinata dell’Europa ottocentesca con i palazzi che si affacciavano sui navigli. E allora via i navigli, via questo retaggio di un romanticismo odiato dai futuristi che volevano uccidere il chiaro di luna che vi si specchiava.

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E difatti la luna ha smesso un secolo fa di illuminare i canali d’acqua con l’interramento dell’epoca fascista.

Poi la guerra, un altro duro colpo alla già martoriata città: la polvere e le macerie sono diventate l’anelito frenetico che in nome del desiderio di ricominciare e di guadagnare ha abusato della città fino ai giorni nostri.

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Gli anni di piombo e la strategia della tensione la macchiano di sangue con la strage di Piazza Fontana e l’omicidio del commissario Calabresi fino a scivolare nei rampanti anni ’80.

Sono gli anni della ‘Milano da bere’, quella di Craxi e di Cuccia, di Piazza Affari, degli imprenditori, delle grandi manovre economiche, la Milano di fine XX° secolo che sembra preludere ad una nuova ascesa: l’Italia è la quinta potenza economica del mondo e la città ben la rappresenta col suo vorticoso fiume di soldi e di collusioni in una paese che viveva sopra le righe senza saperlo.

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Il ponte lanciato sull’Expo 2015 è incerto e pericolante, anche se in cantiere i progetti ora sono ambiziosi e vogliono offrire una città nuova, dinamica, che guarda alle metropoli mondiali dalla verticalità dei suoi palazzi ecologici, come il bosco verticale di Stefano Boeri o di quelli dalle immense vetrate, onde di oceano di specchi che svettano verso l’alto a guadagnarsi uno spicchio di cielo, testimoni del terzo millennio così come le cattedrali lo sono state per il secondo.

Milano, capitale della moda, della finanza e della comunicazione, dove il ‘qui e ora’ è il motto dei suoi cittadini.

Milano che, dismessi gli abiti da salotto patriottico di Clara Maffei, frequentato anche dal Manzoni, ha abbracciato l’audacia del dinamismo del primo novecento quando ha imparato che il tempo è un istante da fermare in un’immagine, in uno svolazzo scultoreo, in una parola che fugge nel quadro premonitore della sua salita verso il futuro, nella ‘città che sale’ di Umberto Boccioni.

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Milano, un po’ stanca, annoiata e preoccupata per la malavita che l’avvinghia, gioca a nascondino con le sue oasi del passato, nei vicoletti del centro, piuttosto che nei brevi tratti di naviglio che con timida prepotenza riprendono il loro spazio svuotato.

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Milano che non si specchia più nei suoi canali e si mette in posa sui suoi ponti, torna a guardarsi nelle ‘Gallerie d’Italia, collezioni private della Banca Intesa San Paolo (già Banca Commerciale Italiana) ed espone in un percorso a tema, scorci di città come non l’abbiamo mai conosciuta, angoli visti dal pennello dei suoi artisti che regalano ai posteri frammenti di vita cittadina remota ed inimmaginabile.

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In una di queste sere ho visto la luna tornare a specchiarsi nel cielo notturno, ho tentato di fotografarla, ma non la distinguo più dall’illuminazione circolare dei neon che hanno sostituito i suoi raggi.

Sullo smartphone si compone la frase: ‘abbiamo ucciso il chiaro di luna’.

© copyright Massimilla Manetti Ricci 2014

 

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Le teste della “burla” in mostra a Livorno

di Alberto Pestelli

burla-modì-480x375Qualche tempo fa proponemmo la clamorosa notizia – ripresa dal quotidiano fiorentino LA NAZIONE – della mostra delle opere del grande livornese Amedeo Modigliani che si terrà a Pisa in autunno con immenso disappunto dei concittadini del pittore… uno sgambetto dei soliti “nemici di sempre” suona come una grossa offesa!

Il medesimo quotidiano, nel numero di oggi 20 maggio 2014, da notizia di una mostra al quanto singolare e interessante: Le Teste della Burla. Mi riferisco a quelle pietre che furono ritrovate dragando il fosso Reale di Livorno nell’agosto di trent’anni fa.

Molti di voi ricorderanno la grande figuraccia di molti quotati critici d’arte che stimarono vere le tre teste attribuite a Modigliani. Questo, ovviamente, scatenò l’entusiasmo dei tre autori dei falsi: Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci e Pierfrancesco Ferrucci. Questi tre “ragazzi” scolpirono solo una delle tre teste, mentre le altre due furono opera del portuale/artista Angelo Froglia. La tecnica che usarono? Le teste furono scolpite a colpi di Black & Decker.

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Tornando alla mostra, oltre alle tre teste della burla, verranno esposti numerosi pannelli dove verrà spiegata, passo dopo passo, la storia dello scherzo.

Non conosciamo ancora la data della inaugurazione della mostra, tuttavia il 6 giugno inizierà l’allestimento nella sala della Fortezza Vecchia. I primi due mesi l’ingresso sarà gratuito.

© copyright Alberto Pestelli 2014

Fonte della notizia: La Nazione

Fonte delle fotografie: il web

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