The Borghostbusters… Galeria, “città morta”: tra ruderi, fantasmi e sette sataniche…

di Maria Iorillo

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Per chi ama andare per borghi alla scoperta di atmosfere antiche e meditare sui legami e sui confini tra passato e presente, non c’è nulla di più affascinante e rilassante che varcare le porte di una città fantasma. Passeggiare in luoghi solitari, abbandonati, in cui il silenzio è rotto solo dai suoni della natura, e dove le testimonianze di una presenza umana vengono progressivamente avvolte da una natura rigogliosa e libera di esprimersi senza costrizioni… E lasciarsi piacevolmente stordire dai profumi di resine e muschi.

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Una delle tante “città invisibili”, disseminate nel nostro bel Paese, si trova appena fuori Roma. Nell’Agro romano, nella frazione di Osteria Nuova, a soli 8 km dalla Via Braccianese, sorge Galeria Antica. Una città abbandonata e sepolta dalla vegetazione, un po’ come le antiche rovine Maya: un incredibile dedalo di rovine di castelli, luoghi di culto, dimore e sepolture etrusche, di edere rampicanti e piante di ogni tipo.

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Le origini di Galeria si perdono nella notte dei tempi. Alcune fonti risalgono all’antica e sconosciuta tribù dei Galerii, altre fonti affermano, invece, che la città fu fondata dagli Etruschi come avamposto di guardia per i territori meridionali. La città visse periodi di crescita alternati a periodi di decadimento, dagli Etruschi passò ai Romani, subì le invasioni germaniche e saracene, per, poi, appartenere a diverse famiglie importanti durante il Rinascimento. Con l’avvento della famiglia Sanseverino, cominciò il declino della città che da centro fortificato divenne una semplice tenuta agricola. Anche la popolazione risentì di questo profondo cambiamento e cominciò ad abbandonare Galeria. Successivamente, durante il XVIII secolo, un’epidemia di malaria infestò l’intero Agro Romano e Galeria fu completamente abbandonata. E poco distante sorse un nuovo borgo, Santa Maria di Galeria Nuova.

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Le rovine della vecchia Galeria sorgono su uno sperone tufaceo che confina a ovest con il fiume Arrone. Lo sperone ha una forma quasi quadrangolare e in tempi passati costituiva un’ottima difesa naturale. Dopo l’abbandono del 1809, la vegetazione ha preso gradualmente il sopravvento su tutta l’area. Non esiste un preciso percorso per visitare il borgo, eccetto una mulattiera principale che lo attraversa. Tra i ruderi si possono scorgere ancora il bel campanile della chiesa di Sant’Andrea, un bastione fortificato ancora intatto, l’antico accesso principale alla città, la torre di guardia con l’ orologio e le imponenti rovine del castello, con il suo straordinario sistema di porte e muraglioni. Nella piazza si notano i resti spettrali del forno, di alcune case, i ruderi della dimora del governatore e di una chiesa. E al di sotto del borgo si nasconde un labirinto di cunicoli ancora inesplorati. All’esterno del centro fortificato, lungo il fiume, si ergeva invece il “quartiere povero”, dove vivevano i contadini e si svolgevano le attività produttive. Qui, oltre le rovine di alcune case, ci sono ancora il ponte sull’Arrone e parte della chiusa che controllava il flusso delle acque e alimentava il funzionamento di un mulino per il grano.

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In questi due secoli la natura ha avuto tutto il tempo di costruire, con arte certosina, un sepolcro verde per la città morta, creando un ecosistema unico. Gli animali che vivono nell’area sono diversi e numerosi. Si possono osservare civette, merli e nibbi sorvolare la collina, mentre volpi, ricci (ma anche vipere) si nascondono tra i ruderi. Anche l’airone cinerino visita questi luoghi nel periodo delle migrazioni. Nelle acque del fiume Arrone nuotano barbe, rovelle e anguille. La lussureggiante vegetazione comprende soprattutto lecci, allori, querce, aceri, salici, olmi ed ontani. Proprio per la presenza di una rigogliosa vegetazione, la Regione Lazio, nel 1999, ha nominato le rovine di Galeria “Monumento naturale”.

E, per chi ama il brivido e i misteri, sembra che il luogo sia frequentato da un fantasma. Infatti, un’antica leggenda narra di un fantasma di nome “Senz’affanni” morto circa 300 anni fa e che in sella ad un cavallo bianco torna puntualmente ogni anno tra le rovine di Galeria, cantando e suonando per la sua amata donna. Molti testimoni affermano di aver sentito rumori di zoccoli e lamenti, specialmente in inverno. Gli scettici sostengono, invece, che quei rumori provengono dallo scorrere impetuoso del fiume Arrone.

E ce n’è anche per gli amanti dell’esoterismo e delle magie nere. Il luogo, forse perché trasuda morte e misteri, sembra attrarre le sette sataniche che, spesso, si riuniscono tra gli antichi ruderi, come testimoniano alcune scritte esoteriche sui muri, i resti di messe nere e i segni di numerosi falò.

Galeria rimane purtroppo vittima, oltre che della noncuranza, anche del vandalismo. Il sito è completamente incustodito e coloro, che vengono in questo sito per la scampagnata domenicale, lasciano molti rifiuti.

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L’accesso a Galeria Antica è completamente gratuito e ci si può arrivare attraverso Santa Maria di Galeria Nuova. Tuttavia è sconsigliato addentrarsi nelle rovine senza una guida o una particolare conoscenza del luogo. Il territorio, infatti, presenta, oltre l’instabilità delle rovine, anche numerose buche, alcune di notevole profondità, spesso nascoste dalla vegetazione.

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I quaranta ettari su cui si estende Galeria appartengono alla Pisorno Agricola, una società del gruppo Parmalat che possiede molti terreni in questa zona. I ruderi della città sono sotto tutela della Sovrintendenza ma il vincolo paesaggistico è responsabilità di Roma Natura. Sono tre, quindi, i soggetti che dovrebbero occuparsene. Eppure il nostro complesso sistema economico e politico sembra impedire il recupero di questi luoghi ricchi di storia che costituiscono ulteriori tasselli della cultura del nostro Paese. Galeria, come moltissimi altri siti, rappresenta un patrimonio straordinario ma fragile, e per questo da preservare e valorizzare. Una bonifica di tutta l’area, una vigilanza costante e una viabilità più facile e sicura, attirerebbero molti turisti.. e il turismo, si sa, è fonte di ricchezza e di orgoglio. Ma questo i nostri politici non l’hanno ancora compreso!!!

© Copyright Maria Iorillo 2014

Fonte storica e delle fotografie utilizzate per il video e per l’articolo: Wikipedia

http://static.panoramio.com/photos/large/22745552.jpg

http://www.cooplympha.it/wp/wp-content/uploads/SantaMariaGaleria_aprile2012.jpg

http://www.wildzonebedsurfing.com/public/wildzone/immagini/itinerari4/galeria_1.jpg

http://romastoriadellarte.blogspot.it/2012/01/galeria-antica-e-il-fiume-arrone.html

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Fiorenza fatti in là, che Semifon si fa città…

di Alberto Pestelli

semifontQuesto urlavano con coraggio i Cavalieri di Semifonte sotto le mura di Firenze in segno di scherno. Lo gridarono talmente forte che i fiorentini se la presero talmente a male che, un bel giorno del 1202, distrussero la città della Val d’Elsa. Ovviamente non sappiamo se questo aneddoto sia vero, ma l’ira di Firenze fu reale tanto che in quella zona – in seguito – non fu costruito nemmeno un capanno da caccia.

MurapetrognanoLe mura a Petrognano

Semifonte, che inizialmente era un castello, divenne città fortificata e, data la vicinanza a Firenze, come ho appena detto poc’anzi, ne divenne la più acerrima e fiera nemica. Si trovava nei pressi di Petrognano – una frazione di Barberino Val d’Elsa – che, molto probabilmente, doveva essere una sua borgata o contrada.

semifonte.certaldoLa probabile cinta muraria

Il nome le fu dato grazie alla presenza di una sorgente in cima ad un colle: Summus Fons tramutato poi in Summafonte e quindi Semifonte. Il castello fu fondato attorno al 1175-1177 da un esponente dei Conti Alberti (Alberto IV). La città si sviluppò subito dopo, diventando in brevissimo tempo una potente e temuta roccaforte della Val d’Elsa appartenente alla fazione filo-imperiale fedele al Barbarossa.

Fonte_di_santa_caterinaLa fonte di Santa Caterina

Firenze, viste minacciate le proprie mire espansionistiche, cercò di ostacolare la novella città in ogni modo tanto da sconfiggerla in un conflitto durato un ventennio. Nel 1198 fu assediata e dopo quattro anni (1202) fu espugnata pare dopo il tradimento del Conte Alberti (la casata che fondò Semifonte).

220px-Cappella_di_semifonte_(FI)La Cappella di San Michele

I fiorentini la rasero completamente al suolo decretando che in quella zona nessuno doveva costruire alcun edificio. Solo nel 1597 fu edificata dal Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, la Cappella di San Michele. Da allora su Semifonte scese anche troppo velocemente l’oblio.

©  Copyright Alberto Pestelli 2014

Foto: www.siena-agriturismo.it – Wikipedia

 

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