Recensione: “Il diario di un ciclista fiesolano in fuga” di Alberto Pestelli

Recensione a cura di Iole Troccoli

 

Il diario di un ciclista fiesolano in fuga www.youcanprint.it 2015

Il diario di un ciclista fiesolano in fuga www.youcanprint.it 2015

 

Siamo nel 1924, e questa è la storia di Dino Corsetti, ciclista fiesolano in fuga.

Dino è ancora un bambino, all’inizio del racconto, poi diverrà ragazzo, un ragazzo che ama la sua terra di origine, il suo amico Gino, e la bicicletta.

Su esortazione della maestra tiene un diario, ma ciò che scriverà su questo diario fittizio saranno solo “sciocchezze”. Il vero diario è segreto, e, come dice lui stesso, “non lo leggerà nessuno”.

È qui che annoterà le sue emozioni sincere e le sue paure reali, il suo amore per la famiglia e la passione intensa e improvvisa per la bicicletta e il ciclismo.

Sullo sfondo, ma coprotagonista del romanzo, è il periodo oscuro che anticipa lo scoppio della seconda guerra mondiale, la morte di Giacomo Matteotti, l’inizio delle persecuzioni fasciste e naziste.

Su questo sfondo così difficile si muove Dino, bambino sensibile e diligente, mentre parallelamente alle sue vicende scolastiche e non, si susseguono le varie edizioni del Giro d’Italia e del Tour de France.

Gli eventi preparano il terreno politico e sociale alla guerra, mentre passano gli anni.

Dino è cresciuto, è diventato un giovane uomo. Ha conosciuto Gino ed è nata una grande amicizia, una comune passione per la pedalata.

Entrambi vivono con grande sofferenza la situazione dell’Italia sotto il fascismo, la progressiva limitazione della libertà del popolo.

E proprio da questo desiderio infinito di libertà che prende corpo l’idea della fuga.

Dino e Gino programmano la fuga dall’Italia e scappano. In bicicletta. È una fuga per la libertà.

Dino, a un certo punto del loro rocambolesco percorso, dirà che “il futuro è un orizzonte che non si lascia mai raggiungere”, l’importante, però, è resistere, seguire il sogno come un vento che “non ha catene”, un’idea di libertà che si può solcare anche a due ruote, attraversando città e paesi sconosciuti, toccando con mano e fortunatamente la bontà genuina di tante persone, inseguendo la vita e la speranza nonostante il rumore sempre più vicino dei bombardamenti, nonostante le tante morti.

Un fuggire che è un ritrovarsi, in fondo, quando si diventa grandi all’improvviso ma si mantiene nel fondo dell’animo l’amore per le proprie radici, e si sperimentano il terrore e il coraggio, insieme alla voglia di esserci, sempre e comunque. Dino lascerà al bisnipote, che porta il suo stesso nome, la bicicletta tanto amata, simbolo ed emblema della sua, come di tanti altri, vita, in quel periodo burrascoso della nostra storia. E il nipote promette che anche lui volerà su quelle due ruote.

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Tito Barbini: QUELL’IDEA CHE CI ERA SEMBRATA COSI’ BELLA

Recensione di Gianni Marucelli

Quell’idea-che-ci-era-sembrata-così-bella--197x300Tito Barbini

QUELL’IDEA CHE CI ERA SEMBRATA COSI’ BELLA

Firenze, ASKA ed., 2016.

€ 15,00

 

Non un’autobiografia, nemmeno un libro di storia contemporanea, neppure una riflessione filosofica.

Questo libro è la narrazione di un viaggio, attraverso il tempo, le idee, gli eventi, i personaggi, fatta da uno scrittore che di viaggi se ne intende, ne ha descritti diversi, dall’uno all’altro capo del mondo.

Però, talvolta è più difficile, e ci vuole molto più coraggio, a ripercorrere mezzo secolo di storia personale, che è anche la storia di tanti altri, che andare con uno zaino sulle spalle da Capo Horn all’Alaska, o dal Delta del Mekong fino in Tibet, come Tito Barbini ha fatto.

Ecco, dunque, il nostro autore percorrere a ritroso i difficili sentieri di un’esperienza politica che è durata quasi una vita, e che lo ha visto protagonista nella sua regione, la Toscana, ma in contatto personale con uomini che l’hanno fatta davvero, la storia con la S maiuscola.

L’idea del titolo, come forse avrete capito, è quella comunista, e l’uso del trapassato suggerisce come essa sia considerata un’utopia ormai tramontata, coi fallimenti storici di cui tutti sappiamo.

Ma ciò che “essere comunisti” ha significato, per Tito e per milioni e milioni di altre persone, non può essere liquidato con due parole, spesso sprezzanti. Dietro, ci sono le speranze, i sacrifici, le lotte, le gioie e le delusioni di un’intera generazione, ed è attraverso la testimonianza di chi li ha vissuti in prima persona che i giovani potranno imparare: a non commettere gli stessi errori, è vero, ma anche a costruirsi una nuova visione di futuro che, in questo momento, appare incerto e nebuloso. Perché, in fondo, i principi che erano alla base di quell’idea sono ancora attuali: libertà, uguaglianza, legalità, giustizia, solidarietà. E questo nessuno lo può mettere in dubbio.

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Il libro di Barbini parla tanto al cuore quanto alla ragione; intriga, emoziona, commuove, fa ricordare a chi c’era eventi essenziali della storia della seconda metà del “secolo breve”, com’è definito il ‘900, o li pone all’attenzione di chi ancora non era nato: e – lo sappiamo tutti – certe cose è difficile apprenderle a scuola. Così, Tito ci racconta il suo incontro con Yuri Gagarin, il primo uomo ad aver visto la terra dallo spazio, e lo sguardo azzurro e limpido del cosmonauta non lo dimenticheremo nemmeno noi lettori. Poi, il rombo dei carri armati russi in Pazza San Venceslao a Praga, udito dall’albergo in cui Tito, insieme ad altri giovani comunisti italiani, assistono impotenti alla “fraterna” invasione sovietica; e i retroscena dell’arresto e del confronto con i vertici dell’URSS che il protagonista della Primavera di Praga, Alexander Dubcek, narrerà proprio a Tito molti anni dopo, in occasione di un suo viaggio a Cortona. Ancora, i funerali di quel grande statista, e amico personale del nostro autore, Francois Mitterand, cui Barbini ci fa assistere, a Notre Dame, da una posizione privilegiata, proprio dietro Fidel Castro, con Helmut Kohl, leader della nuova Germania unita, che piange disperato… O ancora, più vicino alla nostra dimensione di comuni cittadini, lo svolgimento dei grandi scioperi e delle manifestazioni di operai e studenti in provincia di Arezzo, alla fine degli anni ’60… Il tutto surrogato, messo a confronto, con le esperienze del Barbini viaggiatore, sulle tracce delle stragi perpetrate in Cambogia da Pol Pot in nome del comunismo, e già narrate in un libro bellissimo, “I giorni del riso e della pioggia”, uscito qualche anno fa.

Inutile continuare. Troppi gli eventi, le sensazioni, le profonde riflessioni che questo libro, scritto con stile felice e maturo, contiene e che, dopo alcune presentazioni pubbliche, ha già innescato un dibattito, che farà senz’altro bene a chi crede, dopo aver pressoché azzerato la sinistra in Italia, di aver affossato anche la speranza di tutti noi in un mondo migliore.

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Recensione: Angiolo Pucci, I Giardini di Firenze, Vol. I e II, Firenze, Olschki ed., 2015

A cura di Gianni Marucelli

Angiolo Pucci, I Giardini di Firenze, Vol. I e II, Firenze, Olschki ed., 2015

Copertina de "I giardini di Firenze" Vol. 1 di Angiolo Pucci

Copertina de “I giardini di Firenze” Vol. 1 di Angiolo Pucci

Euro 38,00 (I vol.), Euro 48,00 (II vol.)

Si può ben dire che la pubblicazione di questa opera, di cui si danno i primi due volumi (altri quattro ne seguiranno) nasca da una ricerca biblioarcheologica. I due curatori, infatti (Marco Bencivenni e Massimo de Vico Fallani), hanno recuperato il manoscritto originale dopo molti anni di paziente indagine, che essi stessi raccontano nella Premessa. La tenacia dei due e, in parte, la casualità, hanno consentito di reperire l’ultima importantissima opera di Angiolo Pucci, esperto di giardini e di colture, vissuto a Firenze tra il XIX e il XX secolo. Il Pucci, figlio e nipote di veri e propri “mastri giardinieri” (il padre collaborò con il Poggi alla sistemazione del Viale dei Colli e di altre aree verdi connesse alla ristrutturazione post-risorgimentale della città), fu anch’egli soprintendente dei giardini comunali, prima di passare a insegnare presso la Regia Scuola di Pomologia e a presiedere la Società Toscana di Orticoltura. Scrittore prolifico e documentatissimo,

dedicò gli ultimi decenni della sua vita proprio alla Stesura di questa Storia dei Giardini di Firenze, che fu completata già agli inizi degli anni Trenta. Quindi, l’ottica con cui sono illustrati gli argomenti, e i temi stessi che egli affronta, possono forse risultare “datati” per il lettore odierno, nondimeno sono tanto più affascinanti in quanto ci mostrano una realtà che spesso non è più, e ci forniscono una mole immensa di informazioni, molte delle quali arricchite da un’iconografia di prim’ordine, costituita da foto, cartoline d’epoca, piante di parchi e giardini. Ricchissimi anche, e questo è un ulteriore merito dei curatori, l’apparato bibliografico e le note al testo.

Il primo volume, preliminare ai successivi, porta il significativo sottotitolo di “I giardini d’Occidente dall’Antichità a oggi” e costituisce un ampio trattato storico a se stante.

Col secondo si entra in medias res, e si prendono in esame, in particolare, quello che oggi è il Parco delle Cascine (un tempo “Tenuta delle Cascine dell’Isola”), il Viale dei Colli ivi compreso il Piazzale Michelangelo, il sistema dei Viali di circonvallazione del centro cittadino e i giardini entro e fuori il perimetro della città, quale era uscita dall’opera di rinnovamento urbanistico commissionata al Poggi al tempo del trasferimento a Firenze della Capitale.

I volumi ancora da pubblicare tratteranno invece i seguenti temi: vol. III Palazzi e Ville medicee, vol. IV Giardini e orti privati della città, vol. V Suburbio vecchio e nuovo di Firenze, vol. VI Comuni della cintura di Firenze.

Come ognun vede, un’opera monumentale e completa, cui bisogna dare il benvenuto con rispetto e gratitudine, quest’ultima indirizzata sia ai curatori che all’Editore.

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Copertina de “I giardini di Firenze” Vol. 2 di Angiolo Pucci

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Un intrigo entusiasmante! Gli Ubaldini tra di noi

Una recensione di Emanuela Periccioli

Riccardo Bellandi, I Signori Dell’Appennino

SIgnori-dellAppenninoCentro D’Incontro, Banca Del Tempo di Borgo San Lorenzo, martedì 7 aprile ore 21,00 ritorna per la seconda volta in Mugello Riccardo Bellandi con il suo affascinante romanzo .

Quanti IDEALI cavallereschi ed amori complessi e contrastati, quanti combattimenti ed intrighi di potere, uno scontro feroce tra Guelfi e Ghibellini per il controllo della Toscana e le avventure intriganti del giovane Tano che ci guidano e avvincono nella lettura.

Un ROMANZO STORICO, dunque cioè un’opera narrativa in prosa, in cui vengono raccontate varie vicende, fantastiche o verosimili, di uno o più personaggi, questa la generica definizione. Il romanzo storico è infatti in genere un tipo particolare di romanzo, che si basa sulla rappresentazione di fatti e personaggi inventati, sulla rappresentazione della società e del costume, con particolare attenzione per la classe nobile e/o borghese. Ma in questo romanzo si va oltre, si delinea una società così visibile da essere resa  reale sotto i nostri occhi, dalle connotazioni verbali precise e specifiche usate per descrivere abbigliamento, luoghi, personaggi, dalle descrizioni puntigliose e dettagliate, dall’ardore dei protagonisti, dagli odori che si sprigionano in ogni pagina emergono sensazioni che investono tutti i sensi e il solo leggere appare banale, l’immedesimazione è totale inebriante ma in molte pagine anche ripugnante proprio per gli aspetti realistici e macabri della incalzante narrazione.

“Alma Domus Ubaldini!” in coro l’orda degli assalitori rispose:”Quis Dominatur Appennini?” urlo di battaglia di Ubaldino

Tano si faceva largo con la spada in pugno, mentre intorno a lui divampava irrefrenabile il saccheggio. I suoi occhi annotavano immagini sempre più drammatiche e selvagge, inizi di incendi;  porte sfondate; uomini e donne agonizzanti sulla strada di fronte alle abitazioni, mentre gli assalitori si contendevano il bottino o già si dileguavano curvi sotto i sacchi colmi di refurtiva; donne dalle vesti strappate inseguite da branchi di soldati; ricchi mercanti e artigiani che vagavano con dita e mani mozzate per aver indossato anelli o bracciali. La gola e le narici si riempivano di quell’odore di sangue misto a fumo tipico dei campi di battaglia; acre e dolciastro, pesante e nauseabondo. Nella testa risuonavano i fragori di scaramucce, i lamenti dei feriti, le urla angosciate delle donne, i pianti dei bambini”

Accanto a personaggi storici realmente esistiti, si muovono personaggi inventati, ma verosimili, perché riflettono nel loro modo di pensare e di comportarsi la realtà storica e sociale di quell’epoca. Siamo sorpresi poi dalla folla, dalla presenza cioè  di personaggi collettivi come il popolo che materializza di fronte ai nostri occhi  atteggiamenti significativi nei confronti degli eventi politici e sociali del Medioevo in Toscana. 

L’accattivante contesto storico duecentesco a partire dal Mugello e dalla Toscana tutta, si esalta negli scontri faziosi tra I grandi Signori che hanno segnato i territori come i Guidi, gli Alberti, gli Aldobrandeschi e gli Ubaldini appunto, dei territori  vengono descritti aspetti reconditi e sorprendenti, dei personaggi che vi gravitano analizzati gli usi, i costumi, il linguaggio e i modi di vita. 

Pagina dopo pagina si delineano episodi intriganti, personaggi eroici e semplici comparse in un mondo altro molto simile comunque nei risvolti emotivi e passionali, nelle scelte e negli entusiasmi a quello di oggi.

Un grande affresco in cui tra vicende storiche si delineano personaggi che soffrono, che si umiliano, che amano e che nella quotidianità intraprendono scelte che dettano i loro destini. Assedi come quello particolarmente cruento di Montaccianico e la difesa eroica dei Signori dell’Appennino sotto lo sguardo di regia del Cardinale Ottaviano, vicende di semplici contadini rovinati dalla guerra così devastante e tanto altro ancora.

In questo grande romanzo siamo catturati dalla magia e dalla grande competenza dell’autore di filtrare la storia attraverso lotte, amori e ideali dei personaggi, che si muovono nelle pagine così agili e visibili da apparirci  balzanti di fronte prepotentemente, insistentemente, chiedendo di proseguire nella lettura per il  bisogno insistente di capire, di schierarsi dalla parte giusta, di andare oltre la vicenda narrata per comprenderne il significato più profondo, quello storico appunto.

Immancabile la lettura da parte delle migliaia dei Mugellani che attualmente gravitano in quelle belle terre  pedemontane così segnate da trascorsi romantici e feroci; imperdonabile per tutti gli amanti del medioevo e dell’intreccio storico perdersi un simile romanzo.

Da leggere tutto di un fiato in attesa di un seguito

Emanuela Periccioli

Ricordatevi tutti che 

LEGGERE DANNEGGIA SERIAMENTE LA VOSTRA IGNORANZA

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Breve riflessione sul romanzo di Anna Fabiano “Chiodi e farfalle”

A cura di Emanuela Periccioli

Copertina di Chiodi e Farfalle

Biblioteca delle Oblate, 7 febbraio 2014, ore 17,00

Essere donna è così complesso, sappiamo attraversare con il nostro animo tutte le sfumature dei colori. Così forti e così deboli, così, irruenti e così riservate, fragili e indistruttibili, donne che lottano e donne che sanno quando cedere, donne che si amano e si odiano e che insieme riescono a distruggere i muri dell’indifferenza. Essere donna è difficile e nello stesso tempo semplice, la vita per noi ha un profumo che gli uomini non possono capire.

Non un naufragio, come spesso capita nella lettura dei diari ma una completa incalzante immersione che ti coinvolge in un turbinio di emozioni senza più lasciarti andare.

Il romanzo ti cattura senza posa ti invita a sorridere ed a piangere scomponendo con il passare delle pagine, certezze e pregiudizi, scompigliando ricordi di un’epoca vissuta non solo da Francesca, la protagonista giornalista quarantenne (che in una notte ripercorre la sua vita attraverso il diario ritrovato), ma anche da me, personalmente frutto di quella epoca, avevo 21 anni e nonostante non fossero i 21 anni di oggi, mi ricordo bene quel periodo. (Importanza della donna in quegli anni)

Il ripercorrere quegli anni attraverso ricordi, riflessioni e splendide parole di canzoni famose, come quelle di De André e Battisti, che risultano pura poesia nelle pagine puntinate di continui flash back, ti prende e ti porta via in una dimensione connotata dal tempo, gli anni ’70 appunto ma dilatata all’infinito in un divagare tra passato e presente, attualità di criticità femminili tra pulsioni e razionalità, tra dovere e piacere, tra immaginario e reale.

Le tanto demonizzate ma coinvolgenti contestazioni studentesche, personalmente ricordo, abitavo in piazza Indipendenza ed i tumulti erano continui, le rivolte femministe, la tragicità di alcuni eventi negli anni di piombo appunto, il caso Pinelli, giovane anarchico che morì, tanto dibattuto il suo caso, il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba a piazza Fontana ( strage di piazza Fontana), anni di cambiamento, di fervore, di svolte anche se talvolta tragiche.

Tornando al ROMANZO esso apre ad una moltitudine di donne racchiuse in un’anima, come spesso accade, dire donna è molto riduttivo; cosa colpisce nel rivangare il passato di Francesca, colpiscono le esperienze diverse, le sollecitazioni dall’esterno e dall’interno del suo mondo, la fragilità, le tante certezze e le incertezze, (frutto anche di un’epoca recente ma così passata ormai), le paure, il brutto ritenuto male, il male ritenuto brutto, colpisce la delicatezza del mondo femminile fatto di pulsioni e voli, fatto appunto di chiodi e farfalle; restano dentro la leggerezza del piacere e la pesantezza del dolore, i sentimenti contrapposti che spesso si alternano senza chiarezza, in un sussulto e fremito, in una tumultuosa varietà di stati d’animo. Il pregiudizio, il giudizio sono sentinelle per stabilire chi vince tra ciò che è bene e ciò che è male, ma i sentimenti, le pulsioni si allontanano costantemente da questi stereotipi e ne prendono la distanza. Una bella, avvincente storia che ti prende e… ti porta via

DIRE DONNA OGGI è ben diverso rispetto ad un recente passato, anche se la complessità di questa società, solo apparentemente garantista, liquida, non sempre rassicura ed un diario appare sempre consolatorio.

Zygmunt Bauman sociologo ebreo, polacco, trapiantato in Inghilterra,  ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori

In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.

“Così la paura avvelena la società liquida” Declino, scomparsa delle organizzazioni sociali e politiche, ricchezza solo per pochi: perché il mondo contemporaneo ha perso le sue certezze

Anna Fabriano forse con il suo profondo impegno di donna controcorrente, insegnante colta e sensibile, aperta e generosa ci ha lasciato attraverso i suoi numerosi scritti un bel mondo ricco di variopinti valori.

…Racconta la luna che fa luce sul mare, la quarta parete

L’incontro col suo primo grande amore, “quella strana follia, quell’unica persona che si era annidata dentro di lei…”

“Stesa sul divano. Musica dolce a cullare il mio amarcord dove volano farfalle impazzite, emettendo degli strani suoni, e pungono chiodi dalla punta velenosa. Un grande buio che ha inghiottito la mia memoria di ragazzina e ha minato la mia fiducia nel mondo, la mia autostima, forse. Forse.”

Licenza Creative CommonsBreve riflessione sul romanzo di Anna Fabiano “Chiodi e farfalle” di Emanuela Periccioli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

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LUNGO IL VALLO, CON L’IMPERATORE ADRIANO E MARGUERITE YOURCENAR

Di Gianni Marucelli

Quando si dice “libri di viaggio”, vengono subito in mente mete esotiche e/o strane, autori come Bruce Chatwin, atmosfere cariche d’avventura e profumate di lontananza, e non la vecchia Europa, un angolo della quale è protagonista del libro che presentiamo. Un percorso che non richiede lunghi viaggi aerei o navali, ma può essere alla portata di un normale trekker, non del tutto sprovveduto ma nemmeno accanito, quale il fiorentinissimo Paolo Ciampi, che usa gli scarponi quanto gli autobus e, come Guida, ha in mano un romanzo che in molti amiamo, Le memorie di Adriano, capolavoro assoluto di quella grande scrittrice che si chiama Marguerite Yourcenar.

Paolo Ciampi

S’intitola La strada delle legioni, il bel volume di Ciampi, che ci conduce a percorrere un itinerario lungo il Vallo di Adriano, o almeno quel che ne resta, nella realtà e nella memoria, da una costa all’altra dell’Inghilterra, nel suo punto più stretto, pressappoco dove England e Scotland s’incontrano (e, in passato, si sono varie volte scontrate…). La storica muraglia, fatta costruire attorno al 130 d.C. dall’Imperatore che le ha dato il nome, nel periodo di massima espansione e potenza di Roma, è sopravvissuta a quasi duemila anni di storia, non solo nelle pietre (nella massima parte asportate per erigere altri edifici) ma anche in numerosi toponimi, che a essa, e ai fortilizi che la completavano, si riferiscono.

Però, non è solo il Vallo, con la sua lunga vicenda, a occupare le pagine del giornalista e autore toscano: anzi, spesso the Wall, come lo chiamano gli inglesi, resta in filigrana, e fa da supporto alle riflessioni intorno ad altri Muri, ad altre divisioni, geografiche o ideologiche, che hanno afflitto, e ancora affliggono, la comunità umana…

Sullo sfondo, la vecchia Inghilterra rurale e fondamentalmente benevola nei confronti del turista, anche se non è perfettamente padrone della lingua; le piogge estive e le brume, le brughiere e le locande dove si servono gli apple crumbles e i pork pies, e piatti simili ad alta gradazione di colesterolo, insieme al tea e a un’ottima birra.

Poi, le storie di vita che vengono dal passato e che le lapidi e le tavolette, un tempo cerate, restituite alla luce dagli archeologi, ci raccontano: semplici legionari e ufficiali, funzionari imperiali e mogli sole e tediate dalla vita “di frontiera”…

Tutto ciò, e tanto altro, con penna felice Paolo Ciampi condivide con noi.

Davvero, una lettura piacevolissima.

Gianni Marucelli

 

* Paolo Ciampi, La strada delle legioni – L’ Inghilterra coast to coast lungo le vie romane, Milano, Mursia editore, 2014. Euro 16,00

 

Licenza Creative CommonsLUNGO IL VALLO, CON L’IMPERATORE ADRIANO E MARGUERITE YOURCENAR – Recensione di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale. Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

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La storia di Anna in un libro che sta emozionando il Paese

di Carmelo Colelli

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Anna non si racconta, Anna si fa teneramente amare dal lettore, non si impone, non usa un linguaggio aulico, sussurra piano la sua vita, ti rende partecipe.
In alcuni punti ci si sente così presente, che ci sembra di camminare con lei, di sentire e vedere le cose che lei sente e vede, sembra di sentire anche la sua voce, che esalta ed apprezza le bellezze del creato.
Lei parla del suo viaggio, delle strade percorse e quelle da percorrere.
Durante il percorso Anna si è trovata anche da sola ed in zone aride e deserte, ma c’è stato sempre un incontro non previsto, inaspettato, che ha generato sempre un cambiamento.
Anna ha camminato, il viaggio le ha permesso conoscenza ed incontri, da questi incontri, sono sempre esplosi colori e suoni, con tutte le loro sfumature, a volte è stato difficile apprezzarle tutte, ma ci sono state.
Il colloquio con l’altro, l’altro appena incontrato, ha prodotto sempre una dolce musica che si è diffusa nella vita di Anna, a volte la percepisce anche il lettore.
Ogni incontro una forza nuova, Anna le ha utilizzate tutte, ne ha creato una risultante, le ha dato il verso e la giusta direzione, quella dell’Amore.
“L’amore spunta tutte le armi, accorcia tutte le distanze, crea un linguaggio proprio che permette di comunicare anche con chi parla altre lingue, accetta le diversità e le disuguaglianze.
Chi ama non sarà mai capace di fare del male alle persone che ama.”
Anna vive l’Amore in questa dimensione, per Anna l’Amore non è da dare o da prendere, ma sa che è Lui che ci prende, stravolge il nostro quotidiano, ci trasforma, da questo momento in poi non è facile redigere il quaderno della partita doppia del dare e avere.

foto 2Anna si è resa disponibile all’amore, a sentirlo e vederlo in tutte le forme in cui egli si è espresso e si è manifestato.
Anna ama e desidera essere amata, cammina va avanti, inciampa ma cammina, ama la vita in tutte le sue forme.
Il suo modo di amare ed il suo desiderio di essere amata lo porge come canto leggero, come alito di vento, come profumo che si diffonde nell’aria.
Una compagna di viaggio è stata la sua malattia, di questa Anna ne parla con tranquillità, con dolcezza, con ironia, anche del dolore o dei dolori vissuti parla con amore, offrendo al lettore la parte più intima di sé e della sua vita.
Viene da pensare che l’elegante Anna, ad un certo punto, abbia fatto questo discorso alla sua malattia: “Senti! Noi due dobbiamo vivere in questo mio corpo, ma sappi che io c’ero prima di te con il mio amore ed i miei sentimenti, allora non diamoci tanto fastidio, condividiamo tutto e andiamo avanti!”
Cosa resta dopo l’ultima parola letta, resta una amica, che ha trasformato anche la nostra vita, la leggiadria con cui ci ha parlato d’amore, di felicità, di amicizia, di rapporti familiari, di disagi e sofferenze, non possono rimanere parole di un libro, sono emozioni che entrano in ognuno di noi e ne generano delle nuove.
Le parole del libro di Anna sono come le gocce dell’acqua di una cascata, fresche, trasparenti, basta un piccolo raggio di sole per colorarle di mille colori.
Grazie Anna.

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Chi è Anna?
Anna Conte è una elegante donna, nata 49 anni fa a Latronico, un bel paesino in provincia di Potenza, dove esercita la libera professione di architetto.
Una donna coraggiosa e fragile, che durante la sua vita incontra una compagna di vita un pò particolare, la “Sclerodermia o sclerosi sistemica progressiva (SSP)”, questa compagna la rende più sensibile e in grado di apprezzare maggiormente tutte le bellezze del creato e riuscire a coglierne tutti i suoi colori e le infinite sfumature.
Una donna, che malgrado le difficoltà, lotta come ha sempre fatto, perchè la vita è bella e va vissuta pienamente, lotta anche per proteggere la vita degli altri, perchè fermamente convinta che questo è il dovere di ogni essere umano.
Anna, ad un certo punto, sente il bisogno di esternare le proprie emozioni, decide di raccontare, alla figlia, la sua vita, gli avvenimenti dolorosi e non che l’hanno caratterizzata.
Al racconto viene dato il titolo: “Tacco 12. In bilico sulla vita” Ed. Progedit Bari. (Pagg. 92 € 16,00)

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Anna Conte, donna eroica dell’anno, e il suo libro “Tacco 12. In bilico sulla vita”.

di Maria Iorillo

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Ho incontrato Anna Conte lo scorso 8 luglio alla presentazione del suo libro durante l’evento dedicato alla sclerodermia e alle malattie rare tenutosi nella sala conferenze della sede di rappresentanza del Parlamento europeo e della Commissione europea a Roma. Bellissima ed elegante, con il suo tacco vertiginoso, e negli occhi lo stupore per ciò che le accadeva intorno, Anna mi ha colpito per la spontaneità e la simpatia. Mi hanno emozionato il suo intervento e la sintesi della sua vita, e, dopo aver letto il libro, sono ancora più commossa per il messaggio che trasmette. Donna dotata di “leggerezza calviniana”, che non è superficialità, e con la quale riesce a convivere con la sua malattia senza commiserarsi né facendo pesare agli altri il suo status. “Leggerezza” che le permette di continuare ad essere femminile, di mettere passione in tutto quello che fa e di “donarsi” serenamente all’amicizia, all’amore, alla maternità.

“Tacco 12. In bilico sulla vita” è un racconto autobiografico e intimista, il resoconto di una vita talmente straordinaria che le è stato assegnato, dal presidente Napolitano, il premio come donna eroica dell’anno. Anna racconta gli eventi più importanti, della sua vita e della sua malattia, alla figlia, a noi, ma anche a se stessa perché ripercorre il suo viaggio dando un senso al suo vissuto. Lo fa con una semplicità e con un’ironia sorprendenti (perché, secondo una citazione di V. Hugo riportata nel libro, la libertà comincia dall’ironia).

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Si ha la sensazione di stare seduti nel salotto di casa con l’amica Anna che, sorridente, condivide con noi le riflessioni sui valori reali della vita e le sue esperienze. L’adolescenza e i problemi di anoressia e bulimia, le amicizie e l’amore, gli affetti veri e quelli difficili, le bellezze della natura, la scoperta, circa trenta anni fa, della sclerodermia e il rapporto con essa. Rapporto complesso ma che Anna riesce con coraggio e forza a viverlo “con leggerezza”, ironia e maturità: prendendo a braccetto la malattia e portandola sempre con sé. E con essa, Anna ha concluso con successo i suoi studi, si è impegnata nel suo lavoro di architetto e ha sposato l’uomo che ama. Tra una visita e l’altra negli ospedali italiani, Anna si è assunta le responsabilità della sua vita, della malattia, della famiglia: ha cresciuto una figlia e ha adottato un figlio. La caparbietà, la determinazione, l’amore per la vita, il vedere gli aspetti positivi anche in situazioni difficili non l’hanno mai fatta desistere e, col sorriso sul suo bel viso e la speranza nel cuore, prosegue il viaggio, fronteggiando con determinazione tutto quello che le viene donato dal destino. Anzi, la malattia l’ha resa più sensibile e aperta agli altri, perché Anna dà conforto, calore e speranza a chiunque incontra sulla sua strada, a chiunque ne abbia bisogno. Nel libro racconta situazioni nelle quali una qualsiasi altra donna sarebbe crollata; invece lei si muove con naturalezza ed eleganza, anche con l’imbarazzante e ingombrante borsetta dell’ossigeno, quella che la fa andare avanti in attesa del trapianto, ma che nel frattempo diventa invisibile agli occhi di chi viene colpito emotivamente dalla solarità e dall’umanità di Anna.

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A chi affronta la vita con superficialità o piangendosi addosso per nulla, Anna insegna che la vita è straordinaria e ogni cosa va accettata e gestita con rispetto, con coraggio, con amore e che ogni situazione negativa reca in sé elementi positivi, che spesso non sono di immediata comprensione. Ѐ questa “la preghiera” che Anna rivolge alla figlia (e a noi tutti): vivere pienamente il viaggio e sorridere sempre, nonostante i “sacrifici” che spesso richiede, perché esso offre sempre nuove opportunità e occasioni da sfruttare e che sono motivo di crescita! Ed è lo splendore che riusciamo a dare alla nostra vita ciò che ci rende unici, sereni… e amati!

© copyright Maria Iorillo

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Recensione del romanzo “Tacco 12, in bilico sulla vita”

di Iole Troccoli

tacco-12-in-bilico-sullaCiò che colpisce subito del bel romanzo di Anna Conte “Tacco12” è l’immediatezza del messaggio che arriva al lettore: la vita è bella e va vissuta appieno nei suoi alti e nei suoi bassi, anzi, forse proprio in questi maggiormente, poiché sono anche le avversità e i problemi a dare il senso alla vita.

Anna scrive, in una sorta di diario rivolto alla figlia, delle sue vicissitudini e di come, spesso d’improvviso, tutto o almeno molte cose cambino e come l’individuo sia costretto a cambiare con loro. Ma non c’è ombra di autocommiserazione nel narrare; la protagonista, che è anche l’io narrante della storia, riesce sempre, con la forza e il sorriso, a trasformare i toni grigi in tonalità accese, che celebrano naturalmente la vita.

Così, la malattia che irrompe, i problemi personali e le difficoltà amorose vengono raccontate con semplicità e trasparenza, messe in piazza, per così dire, in maniera liberatoria.

E la piazza è quella di un bel paese della Basilicata, Latronico, che anche io conosco bene per avervi trascorso alcune estati di qualche anno fa. Una piazza circondata da strade in salita e discesa, metafora, se vogliamo, dei sentieri spesso distorti dell’esistenza, che Anna narra con piglio vivace e a tratti venato di humor.

Si esce rinfrancati da questa lettura, l’immagine di Anna e del suo percorso coraggioso e ricco di eventi si offre al lettore come un’immagine di speranza, energia e voglia di guardare sempre avanti, perché il passato esiste soltanto se vogliamo fermarci a guardarlo, altrimenti scompare, portato via da nuovi sogni e destinazioni.

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© copyright Iole Troccoli, 20 luglio 2014

 

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Chiodi e Farfalle, l’ultimo dono della scrittrice Anna Maria Fabiano ai suoi cari e amici.

Recensione di Maria Iorillo

Biografia:

Anna Maria FabianoAnna Maria Fabiano, nata nel 1952 a Soveria Mannelli (Cz), ha trascorso la sua infanzia a Torino, e studiato a Roma dove si è laureata in lettere con una tesi su La Montagna Incantata di Thomas Mann, la cui sintesi fu pubblicata sulla rivista «Studi di storia dell’educazione». Tranne pochi intervalli più o meno lunghi, ha vissuto gran parte della sua vita a Cosenza e nell’hinterland cosentino, in campagna. Ha insegnato italiano e storia all’istituto tecnico commerciale Pezzullo di Cosenza. Interessata di psicologia, pedagogia, letteratura e di teatro, ha scritto poesie, racconti, recensioni, testi teatrali e tesine letterarie. Ben disposta verso la vita, la gente, il sociale, con passione ha sempre cercato di coinvolgere nei suoi progetti gli altri, riuscendone a cogliere l’essenza, l’anima. Il suo primo romanzo Il colore del mare, nel 1999, è edito da Gangemi. Il colore del cielo è pubblicato da Liberodiscrivere Edizioni nel 2006. Avevo i capelli biondi esce nel 2008 per la Rubettino Editore. Nel 2011 pubblica Immagina una piazza con Ferrari Editore. Ma sono tanti i brevi racconti e le poesie scritti fin da ragazza, influenzata da papà Pietro, amante della letteratura. Anna ha collaborato con vari editori, curato collane e progetti di scrittura creativa, tra i quali Estemporanea, Fantagraphia, Fiumidea, Malta femmina, ecc. L’ultimo lavoro Chiodi e farfalle, edito da Ferrari Editore, si può definire postumo, in quanto l’autrice non è riuscita a vederlo stampato. Anna Maria Fabiano ci ha lasciato il 25 giugno 2014.

Il romanzo:

Chiodi e farfalle racconta di una giornalista, quasi quarantenne, che, tornata nel suo paese di origine, nel sud, ritrova i suoi diari giovanili e, in una sola notte, ripercorre la sua vita. Mentre la luna fa luce sul mare (la quarta parete) e sull’ emozione risvegliata dall’incontro casuale col suo primo grande amore, “quella strana follia, quell’unica persona che si era annidata dentro di lei…”

Senza titolo“Stesa sul divano. Musica dolce a cullare il mio amarcord dove volano farfalle impazzite, emettendo degli strani suoni, e pungono chiodi dalla punta velenosa. Un grande buio che ha inghiottito la mia memoria di ragazzina e ha minato la mia fiducia nel mondo, la mia autostima, forse. Forse.”

Il romanzo è un’immersione nella realtà dell’Italia degli anni ’70, caratterizzata dalle contestazioni studentesche e dalle rivolte femministe, dagli eventi culturali di quel periodo, dai fatti tragici degli anni di piombo, dal caso Pinelli…

“[….] Aveva con sé dei documenti che voleva farmi leggere, una lettera, inizialmente sottoscritta e divulgata da [….] firmatari, ma poi pubblicata sull’ Espresso del 13 giugno, [….] Le accuse sono rivolte a quelle persone che hanno condizionato l’iter processuale in favore del commissario Calabresi, partendo dal presupposto che Pinelli sia stato ucciso e che quindi ci sia una bella fetta di responsabilità del Commissario in merito alla sua morte…”

Ed è in questo scenario che scorre la vita di Francesca, una donna con le sue fragilità e i suoi sentimenti, le sue lotte interiori tra tante insicurezze e poche certezze (e resto qua come una pietra pensante, persa nel nulla e nel vuoto di certezze mai possedute), i suoi amori, la nascita della figlia e il desiderio di libertà. Libertà come abolizione dei compromessi e delle banalità. Libertà da una famiglia poco accogliente: la Madre borghese e insensibile, troppo attenta a se stessa e alle apparenze sociali; un padre buono ma poco autorevole, distratto; una sorella che, per un motivo che scoprirà solo successivamente, si rifugia in un matrimonio sbagliato e nella maternità. E libertà da un segreto che la condizionerà come donna e come persona. Francesca cadrà tante volte ma ogni volta si rialzerà.

“Lascia [….], con un chiodo puntato nella pelle che brucia fino a farla decomporre. E una farfalla che, libera, sprigiona i suoi eterni vagabondaggi, mentre il sole sta nascendo dal mare. A riprova che comunque la vita non è stasi e, finché resta una briciola di coraggio, si può inventare un nuovo giorno.”

Interessanti le citazioni culturali del periodo, dal cinema all’arte, dalla letteratura alla musica, con approfondimenti personali che denotano una solida cultura e capacità critiche dell’Autrice.

Roma, Guttuso l’ha dipinta cercandone gli aspetti più profondi e intensi, non solo sociali, ma anche politici, anche religiosi [….] Ecco, pensa a un’opera come La crocifissione. Oggetto di discussioni, polemiche e bersaglio di benpensanti, purtroppo, anche perché Guttuso maschera, attraverso la sacralità, gli orrori della guerra; e tuttavia è l’opera che gli darà la fama. C’è una parte del suo diario dove dice che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee…”

Durante la lettura dei suoi bloc notes, Francesca ricorderà gli amici, gli amori, le persone che l’hanno aiutata a “crescere” e a diventare la persona che è oggi. Anna Maria Fabiano ancora una volta racconta della donna con le sue fragilità e i suoi sentimenti, i dilemmi e i dualismi, e lo fa con uno stile narrativo più maturo e meno tendente a influssi surreali, utilizzando con cura e precisione le tecniche narrative e sintattiche. Un romanzo coinvolgente nel quale il lettore, ritrovando sensazioni e atmosfere, navigherà in un mare di eventi e parole che lo faranno sentire coprotagonista della storia.

Anna e il teatroAppassionata da sempre di teatro, ultimamente Anna aveva creato e diretto, con i suoi ex studenti, il gruppo “Ciascuno a suo modo”.

Questa la pagina Facebook dove gli amici potranno seguire il percorso di Chiodi e farfalle e ricordare la bella persona che è stata Anna Maria Fabiano come Donna e come Autrice.

https://www.facebook.com/pages/Chiodi-e-Farfalle-di-Anna-Maria-Fabiano/1430999407184649?ref_type=bookmark

© copyright Maria Iorillo 2014

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