Bari, Via Manzoni: una strada magica

Di Carmelo Colelli

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Avevo lasciato il mio paese da quasi quattro ore, il camion con le nostre masserizie, dopo aver percorso il Lungomare, corso Vittorio Emanuele, il giardino Garibaldi, era giunto a destinazione: Via Manzoni! Vicino una piazza, piazza Risorgimento, al centro una fontana ed una imponente scuola elementare: la “Garibaldi”, lungo la strada tanti palazzi, tanti negozi.

Da quel giorno, sono trascorsi quasi cinquant’anni, ma tutto è chiaro, le immagini vivide e attuali, come il primo giorno.

Era, qualche giorno prima del Natale del 1964.

In quella strada ho abitato venticinque anni, un quarto di secolo!

Tanti ricordi, tante le scene di vita quotidiana che ormai non si vedono più, ma si affollano nella mia memoria e nel mio cuore.

Via Manzoni aveva un orologio di vita tutto suo.

Alle prime luci del mattino, il fornaio, un uomo alto, magro, con uno strofinaccio, arrotolato a ciambella sulla testa e su questa poggiata una lunga tavola, sulla quale erano sistemate le pagnotte di pane da cuocere.

Le portava al forno, quello in pietra che si trovava in via Abate Gimma, di fronte ad un palazzo storico ed importante in quegli anni, ora lasciato solo ed indifeso, come un vecchio che, dopo anni di duro lavoro, viene abbandonato a se stesso: l’Istituto Nautico “N. Caracciolo”.

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In quegli anni, la mattina, intorno alle sei, non vi era traffico, le auto erano ancora poche, c’era invece un viavai di “carrucci”, questi erano costruiti artigianalmente, una tavola lunga circa un metro e mezzo e larga altrettanto, sostenuta da due assi, alla fine di questi, quattro ruote, realizzate con dei grossi cuscinetti a sfera, all’asse anteriore era legata una corda, serviva per il traino a mano.

Sopra casse di verdura, frutta, ortaggi, tutti diretti in via Nicolai, dove si svolgeva il mercato ortofrutticolo rionale.

Già a quell’ora cominciava a sentirsi un vociare che continuava fino a sera, una musica di sottofondo lungo una strada magica e importante.

Verso le otto, la strada si popolava di mamme e bambini, che frequentavo la scuola elementare Garibaldi, scolari ancora assonnati, con lo zainetto sulle spalle, inquadrati davanti alle scale della scuola in attesa del suono della campanella.

Nel frattempo, ecco i passi delle giovani e graziose fanciulle: le commesse dei negozi, tre, quattro commesse per ogni attività commerciale.

Le saracinesche, tutte, una dopo l’altra, si aprivano, si accendevano le luci, le commesse pronte a soddisfare i desideri dei clienti.

Le vetrine mostravano, scintillanti di luci, le loro bellezze: scarpe, abiti, borse, corredi, abiti da sposa.

Le donne per recarsi a fare la spesa in via Nicolai, percorrevano via Manzoni con i loro carrellini, era una continua processione, a ogni vetrina si fermavano, osservavano, commentavano anche ad alta voce, i prezzi e gli articoli.

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Subito dopo mezzogiorno piazza Risorgimento, tornava a riempirsi di ragazzini, erano gli stessi mezzi addormentati del mattino, ora vispi e chiassosi.

Nelle giornate primaverili, la strada si allietava col suono di una fisarmonica, una chitarra e una grancassa, avanzava un signore vestito con un frac nero, la bombetta ed il sottile bastone, come quello di Charlot: Piripicchio.

Attorno a lui tanti bambini, cantava canzoni in dialetto barese, salutava cordialmente tutte le signore, sia quelle vicine che quelle affacciate ai balconi.

Una “botta”, un richiamo alla signora, un colpo di grancassa e la sua “mossa”, un particolare colpo d’anca, allusivo ma non volgare.

Mentre Piripicchio salutava il suo pubblico, il suo socio girava tra la gente con un piccolo piattino di metallo, raccogliendo le varie offerte, dai balconi piovevano le 10, 20, 50, qualche volte le 100 Lire.

L’orologio posto sulla scuola oramai segnava le 13.30, i bambini erano andati via, i negozi cominciavano a calare le saracinesche, la strada si popolava di giovani: gli studenti dell’Istituto Nautico Caracciolo, che percorrevano a passo veloce via Manzoni, magari addentando un pezzo di calda focaccia barese, per raggiungere la Stazione e tornare ai propri paesi. Tre erano i famosi panifici che sfornavano a tutte le ore del giorno le croccanti ruote di focacce.

Il pomeriggio la piazza si ripopolava di ragazzi, riuniti a gruppetti giocavano, a calcio, bastava una pallina, non un pallone, per correre da una parte all’altra, era inevitabile che si facesse chiasso, questo molte volte infastidiva chi abitava di fronte alla piazza ed aveva il desiderio di schiacciare un pisolino.

Dopo aver giocato sotto il sole, per avere un po’ di sollievo o per golosità ci si comprava il gelato a limone, un gelato preparato rigorosamente in maniera artigianale, dal chioschetto all’angolo sulla piazza.

All’altro angolo, dove ora vi è il giornalaio, vi era un altro chiosco, in muratura, all’interno un tabaccaio.

Negli anni ’70 questo chiosco fu demolito, il tabaccaio trasferito in via Principe Amedeo, quasi ad angolo con via Manzoni, dove si trova ancora oggi.

Nel primo portone di questo angolo, la mattina, fino agli anni ’70, vi era un calzolaio, in quei tempi le scarpe si riparavano più di una volta, sempre lì vicino, un uomo, piccolo di statura, magrolino, sistemava il suo negozio mobile: una sedia a baldacchino da lustra scarpe.

I giorni in via Manzoni, non erano tutti uguali, alcuni festosi, altri meno, mai cupi. Era la gente, che li colorava e li rendeva solari, una strada magica!

Il pomeriggio la strada si popolava di gente proveniente dalla provincia o dalla periferia della città per comprare “le rrobbe”.

All’imbrunire, la strada si vestiva dei suoi colori più belli, le insegne a neon, belle, luminose e coloratissime, via Manzoni competeva con la via elegante della città: via Sparano.

Infine il sabato pomeriggio mamme con figlie da marito, popolavano i tanti negozi di biancheria da corredo e di abiti da sposa

I visi gioiosi delle ragazze che avevano acquistato l’abito da sposa, si riconoscevano ed era una tradizione che si andasse a festeggiare l’importante acquisto, nella pasticceria di via Putignani, quasi ad angolo con Via Manzoni.

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I commercianti di via Manzoni, di quegli anni, sono storici, potrei raccontare per ognuno di loro storie e aneddoti.

Uno in particolare merita di essere ricordato, un Natale degli anni ’70, i commercianti decisero di mettere in palio una Fiat 126 tra tutti gli acquirenti del mese di dicembre, la piccola autovettura fu messa in esposizione per tutto il mese, su una rampa inclinata vicino alla scuola Garibaldi.

Gli anni passavano, i negozi si rinnovavano, le vetrine diventano sempre più belle e più luminose.

La sera della Domenica, del 23 Novembre 1980, la terra tremò in Irpinia, il terremoto fu sentito anche a Bari, la gente ebbe paura. Lasciò le proprie case e scese per strada.

Piazza Risorgimento si affollò come non mai.

Anche via Manzoni si attivò a prestare aiuto ai terremotati: un intero camion pieno di biancheria, indumenti, coperte, generi alimentari e altro, partì per l’Irpinia: la solidarietà passava anche per quella strada magica.

Un anno, pochi giorni prima di Natale, ci fu una magia ancora più grande: dal cielo piano piano cominciarono a cadere candidi fiocchi di neve, tutto divenne meravigliosamente bianco e surreale, sembrava di udire una musica speciale e vivere in una fiaba in cui tutto era perfetto e funzionava bene.

Sono trascorsi oramai molti anni, passando, per quella strada, l’altra sera, l’ho vista trasformata, molte insegne sono spente, o non ci sono proprio più, molte saracinesche chiuse, via Manzoni sembra una vecchia signora mal ridotta.

Mi sono fermato sulla piazza, ero solo, ad un tratto ho visto Piripicchio che cantava, il vociare dei ragazzi che uscivano da scuola, le mamme, le belle commesse, le vetrine illuminate, le insegne coloratissime, ho visto via Manzoni ancora più bella, ho sognato per un attimo!

Sarebbe bello che questo sogno si avverasse.

Carmelo Colelli

27 Settembre 2014

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Bari, Via Manzoni: una strada magica di Carmelo Colelli 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Una poesia di Iole Troccoli

Un tempo sono stata sirena

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Un tempo sono stata sirena.
Piccola, vibrante, raccoglievo azzurro
nelle grotte
ombreggiavo il viso col pallore di alghe
appena nate, sopportavo il freddo marmo
dell’acqua sotto roccia.

Ogni tanto cantavo.

Adolescente, imparavo a far schiumare la coda
che rosseggiava sotto la chiglia incrostata
delle navibarriera
che ululavano al mondo-sopra le loro grida salate
di umanità appese agli alberi, a rotolare le vele.

Mi gettavo nello sconforto di saper soltanto nuotare.

Più grande, conobbi le danze dei pesci amici, il loro urtarsi
continuo, il sottovento che urgeva quando le onde alzavano
la schiena e, sopra, era paura senza sonde, un martirio che buttava corpi nelle profondità
dei velieri morti, nelle cambuse di ruggine scordate anche dalle murene furiose.

Vidi i delfini giocherellare con la mia mestizia,
sentii gli abbracci secolari dei polpi che scrivevano poemi sulla sabbia.
Imparai l’inchiostro segreto delle seppie sguscianti,
intravidi sopra un fondale dimenticato l’ombra del calamaro più grande
che cercava le rotte abbandonate dai pirati antichi.

Scoprii che le conchiglie servivano a far di conto, e la linea del mare mi aiutò a salire il tempo dei tramonti e delle isole inghiottite dalle onde sorelle.

Qualche costruzione umana mi apparve, ogni tanto, smisuratamente piccola, inutile, con le sue reti malvagie, pronte a colpire, a rapire gli amici miei, a portarli immobili sulle loro tavole senza vergogna.

Un grosso granchio mi arenò sulla spiaggia, un giorno d’aprile.
Portava compagnia con le sue chele amare di dolori racchiusi dentro la polpa molle.
Fummo inseparabili per giorni e giorni, mi insegnò la notte per galleggiare sulle acque calde della riva, e poi a guardare le stelle.

Ormai ero grande, quasi vecchia, o perlomeno antica, i capelli si erano fatti rossi,
le squame cadevano a ogni plenilunio.
Alcuni crostacei abbandonarono la mia pelle verde, per esseri più giovani e forti.
Il grosso granchio mi rimase vicino fino alla mutazione. Accarezzava la mia coda con le sue grandi chele nere e gentili.

Io cantavo, come quando ero piccola.

La voce aveva perso la trasparenza degli oceani lontani, il blu appassionato delle notti di Venere. Restava l’incanto del ricordo e il granchio lo comprese fino in fondo.

Le gambe, lunghe, sottili come anguille appena nate, uscirono all’alba e mi sorressero a malapena. Il granchio, appena le vide, scappò di traverso in mezzo alle ondine che sbattevano sulla sabbia. La schiuma bianca se lo portò via con anelli di dita che scorrevano, velocissimi.

Ricordo che fu un bambino a vedermi per primo. Ero brutta, gli feci quasi paura. La mia voce era terribile, provai a chiamarlo in tutte le lingue che conoscevo ma non si avvicinò. Continuò a guardarmi i capelli lunghissimi pieni di mare perduto finché sua madre non venne a prenderselo, dopo avermi lanciato un’occhiata feroce.
Barcollando iniziai il mio cammino, mi confusi infelice tra la gente che viveva di sopra.
Nessuno sa che un tempo sono stata sirena.

© copyright Iole Troccoli 3 giugno 2014

 

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Logo di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

Finalmente abbiamo un Logo. Il disegno è stato realizzato da Martha Pestelli ed è intitolato “l’albero vitruviano”

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Rivista

acqua fresca e lunaCari amici Vogliamo informarvi che abbiamo avuto ben 132 download del numero di Maggio (uscito il primo di questo mese) della rivista gratuita “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”. Siamo veramente felici del successo che il nostro lavoro sta avendo. Siamo certi che il futuro ci riserverà delle belle soddisfazioni. Stiamo crescendo grazie al Vostro interessamento e al Vostro amore per l’Ambiente e per la Cultura.

Grazie per la Vostra cortese attenzione

La Redazione

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Giornate Nazionali dei Castelli

Cari amici vogliamo segnalare un evento molto interessante che si terrà il 24 e il 25 maggio patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Per saperne di più visitate il sito http://www.castit.it/frame.html

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La felina commedia

La Redazione di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” saluta la nuova collaboratrice e amica Maria Ivana Trevisani Bach con la recensione del suo romanzo “La Felina commedia”. Benvenuta tra di noi, Ivana.

La Felina Commedia (per le scuole)

La Felina Commedia Edutainment

La Felina Commedia di Mozòt

di Maria Ivana Trevisani Bach

 

Il romanzo racconta di un fantastico viaggio che due adolescenti fanno in un mondo “fuori dal mondo” accompagnati da un gatto magico, Mozòt, che, novello Virgilio, farà loro da guida. Mozòt si trova, senza volerlo, a fare della “Pet therapy” a due adolescenti un po’ trascurati da genitori troppo presi dalle loro carriere per occuparsi dei figli.

Mozòt aiuterà i due protagonisti a essere consapevoli dei sentimenti che provano -anche quando si tratta di sofferenza- proponendo loro, come un moderno coach, nuovi e originali strumenti per riconoscerla ed affrontarla.

copertinaNov 2013 colori per le ScuoleIl viaggio, che si svolge negli immaginari ambienti del mito, ripercorre la storia dell’uomo associandola a quella del gatto. E’ anche un viaggio nella mente e nell’anima dei due giovani protagonisti che impareranno a comprendere la supremazia della ragione e della tolleranza sulla superstizione e sul pregiudizio.

Un percorso formativo ed evolutivo in ascesa di tipo vichiano che ripercorre metaforicamente le tappe dello sviluppo della psiche: partendo dal mondo delle emozioni e degli istinti, passando a quello della fantasia e del mito e giungendo fino a quello della ragione e dell’etica.

Nell’ultima tappa, la guida di questa Felina Commedia sarà il gatto del filosofo Giordano Bruno che insegnerà loro, in modo divertente e surreale, a “spacciare la Bestia Trionfante“, ovvero a vincere la pigrizia all’azione, per far loro comprendere che, per vincere sul male, non è sufficiente l’indignazione ma che, è sempre necessario combattere l’ignavia, cioè, appunto, quella terribile Bestia che riesce sempre a trionfare.

Infine, in un ipotetico Paradiso felino, alcuni gatti magici suggeriscono ai due ragazzi una “mission“: diventare “Voce” della Natura per testimoniare i diritti dei viventi che non hanno voce.

In conclusione, il romanzo è un piacevole mix di etica ambientale, di storia, filosofia, psicologia e di Pet Therapy perché presenta, insieme ad un’accurata documentazione, alcuni momenti di poesia e di avventura, in una lettura sempre emozionante, divertente e coinvolgente dall’inizio alla fine.

Un romanzo adatto anche a un pubblico adulto che può coglierne spunti di riflessione ed occasione di avvicinamento a figli e nipoti nell’ottica di un progetto educativo per futuri cittadini sostenitori di una nuova etica che trae spunto dal pensiero di antichi filosofi. Filosofi apparentemente lontani dal mondo di oggi, ma che, sorprendentemente, sanno ancora suggerire idee feconde e valide.

Punti di forza del romanzo:

  • In questo romanzo fantasy non ci sono episodi di violenza, battaglie, mostri, armi, ecc.
  • Il romanzo si presta a una moderna versione cinematografica in animazione, infatti: i gatti protagonisti parlano come le persone, sono bipedi e alti come i ragazzi, hanno espressioni e sentimenti umani, proprio come le moderne tecniche di animazione sanno creare.
  • I possessori di gatti nel mondo sono qualche centinaio di milioni (solo in Italia circa 15 milioni)
  • I ragazzi che si sono legati affettivamente a un “pet ” sono più o meno altrettanti
  • I vari maghi e maghetti hanno abbastanza “stufato”, anche se permane l’interesse verso libri fantasy.
  • Occorre passare a nuovi personaggi fantastici che abbiano un maggior appeal affettivo-emotivo e formativo sui ragazzi.
  • E’ giunta l’ora di suggerire percorsi di speranza e di ottimismo ai giovani in crisi adolescenziale.
  • Diventare “Voce della Natura” per testimoniare i diritti di tutti gli esseri viventi che non hanno voce è senz’altro una “mission” importante per giovani privi di ideali
  • C’è bisogno di fornire spunti culturali di buon livello a ragazzi sempre più omologati in una cultura omologata, modesta e superficiale Nel romanzo sono infatti presenti molti riferimenti alla cultura europea e a quella mondiale, camuffati come simboli o metafore, sempre alleggeriti nel racconto da avventurosi o divertenti episodi.
  • Conosco il mondo dei gatti e tutte le sfumature del loro carattere (ho scritto un libro di etologia felina con l’editore Mursia)
  • Esiste un’ottima traduzione in inglese del romanzo. Esistono edizioni in eBook e in brossura, edizioni con immagini a colori (più care) o in bianco e nero, ecc.

http://www.amazon.it/La-Felina-Commedia-Scuole-Mozot-ebook/dp/B00GU14S4M

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1039809

http://www.lafeltrinelli.it/libri/trevisani-m-ivana/felina-commedia-edutainment/9788891062994

https://www.createspace.com/4313258

http://www.amazon.it/Feline-Comedy-Educational-Edition-Mozot-ebook/dp/B00GUPFTYQ

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Escursioni a Fiesole

Da una notizia de La Nazione di oggi, giovedì 15 maggio 2014

Chiesa di San Francesco - Fiesole

Chiesa di San Francesco – Fiesole

Sabato e domenica mattina a Fiesole verranno organizzate due interessanti escursioni gratuite sui due poggi della collina fiesolana. La prima escursione porterà alla Chiesa e al convento di San Francesco. L’altra alle cave del Parco di Montececeri inclusa la Fonte Sotterra di Borgunto. È obbligatoria la prenotazione entro le ore 12 di venerdì 16 ai seguenti numeri telefonici: 055-5961311 e055-5961296. È possibile registrarsi presso l’ufficio Informazioni Turistiche in via Portigiani, Fiesole.

Parco di Montececeri - FiesoleParco di Montececeri – Fiesole

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Una precisazione su Carlo Magno, Acquisgrana e la Chiesa di San Claudio di Chienti

di Gianni Marucelli

 

Forse i nostri lettori saranno stati incuriositi dalla lettura del brano dell’articolo “Tre abbazie in riva al Chienti”, recentemente pubblicato, dove si metteva in evidenza come, nella Chiesa romanica di San Claudio, fosse stata posta recentemente una grande lapide che recava la notizia che, in quel luogo, era stato seppellito, nell’anno del Signore 814, Carlo Magno. Notoriamente il grande sovrano  giace nella Cappella Palatina di Acquisgrana, in Germania, e, proprio poco tempo fa, gli studi effettuati sui suoi resti hanno confermato che il corpo risale al periodo indicato e appartiene a una persona alta (un gigante per l’epoca) e robusta quale era stato in vita Carlo. Non sapevamo, però, che la salma fosse stata traslata ben due volte, anche se le cronache antiche non specificano da quale luogo. Ciò, in effetti, può ingenerare qualche dubbio, ciò che ha portato un professore e sacerdote maceratese, Don Carnevale,  ad approfondire per anni l’argomento e a giungere alla conclusione che non solo l’imperatore era morto ed era stato tumulato proprio lì, ma che l’Acquisgrana capitale del suo regno non si identifica con la città tedesca avente questo nome, ma con la omonima località della valle del Chienti.

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Numerosi i ragionamenti e i riferimenti alle fonti portati a supporto, e talora convincenti; comunque tali da suscitare l’interesse dell’Accademia pontificia. Tutto ciò è stato reso noto in un Convegno tenutosi nel 2010 e dettagliato in un volume. Secondo Don Carnevale, sotto l’attuale pavimento si celerebbe ancora il primo sepolcro di Carlo, in  forma di parallelepipedo, la cui cavità sarebbe stata rilevata attraverso le apparecchiature.

Non solo, ma, nella vasta area archeologica della città romana di Urbs Salvia, si celerebbero anche quelle della capitale fatta costruire  dal re dei Franche e successivamente rasa al suolo. Non entreremo in ulteriori dettagli, chè abbiamo sfiorato soltanto la superficie di un mistero che, se risolto nel senso avanzato da questo storico, sconvolgerebbe l’intera prospettiva dell’alto Medio Evo. Ci rende perplessi però il fatto che non si abbiano notizie, almeno sul web, delle reazioni della storiografia ufficiale, ma solo  di qualche obiezione di singoli studiosi.  A chi volesse approfondire la notizia, consigliamo di digitare sul motore di ricerca “la tomba di Carlo Magno” ed esaminare i siti che ne risultano.

Certamente, secondo il nostro parere, una ricerca “sul campo” dissiperebbe parecchi interrogativi…

 

© Copyright Gianni Marucelli 2014

 

 

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