Lupi, vipere e panzane dure a morire

Di Gianni Marucelli

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Anticamera del mio medico, alcuni giorni fa. Mentre attendo il mio turno, ascolto la conversazione tra due anziani signori che sono seduti accanto a me. Uno è appena rientrato da una mattinata di caccia, a quanto pare con scarsi risultati, e si lamenta con l’amico del fatto che la selvaggina tradizionale (si riferisce a lepri, fagiani, ma anche fringuelli e altri uccelletti) è molto rarefatta, mentre cinghiali, daini e caprioli abbondano. Non so in che modo, si passa a parlare di lupi (che in effetti da queste parti ci sono) e vipere, e torna alla luce, di botto, un’antica leggenda, o se volete una bufala, che pensavo quasi scomparsa.

“I lupi son diventati tanti” – ragiona il vecchio cacciatore – “una volta erano scomparsi, poi gli ambientalisti ce li hanno buttati… così come le vipere, con l’elicottero, in sacchetti di plastica. Una volta, a caccia, abbiamo trovato il sacchetto con le vipere che stavano uscendo fuori…”

Mi balza davanti agli occhi una scena surreale: un elicottero da trasporto del Corpo Forestale (o del WWF, scegliete voi) che sorvola una zona boschiva, all’interno si accende una luce verde e risuona secco il comando del pilota: via, via, via, tutti fuori! Uno dopo l’altro, muniti di casco e occhialoni, una pattuglia composta da tanti Lupo Alberto in tuta mimetica si lancia nel vuoto, i paracadute sbocciano come fiori, i lupi, perfettamente addestrati, prendono terra, si liberano in un attimo di tutto l’armamentario e corrono via a far danni…

“E questa è fatta” – dice il pilota al suo secondo – ora puntiamo a nord, che dobbiamo paracadutare un centinaio di vipere sull’Appennino. Tu tranquillizza le ragazze, non hanno esperienza, i lupi hanno frequentato un apposito corso ma per loro è la prima volta… Di loro che comunque le terremo d’occhio, e in caso di necessità c’è pronto un elicottero di soccorso…”

Ritorno cosciente, nell’anticamera del medico. Il cacciatore e il suo amico non capiscono perché abbia cominciato a ridere e non mi fermi più. “Vada avanti lei, si vede che non si sente bene…”, mi fanno molto gentilmente. Entro dal dottore che ho ancora la risata a fior di labbra…

EPPURE QUALCUNO ANCORA CI CREDE!

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Sentenza di condanna dell’intero Sistema delle Grandi Opere

ATT0

Inoltriamo, in calce alla presente, il messaggio del “Controsservatorio Valsusa”, che la Federazione Nazionale Pro Natura ci ha inviato, con il rimando al testo della sentenza emessa nei confronti del TAV Torino-Lione e delle Grandi opere inutili (Trivellazioni, impianti solari termodinamici della Basilicata, Mose e alcune opere in Europa) dal Tribunale Permanente dei Popoli, riunitosi a Torino in seduta pubblica nei giorni 5, 6 e 7 ottobre, con sessione finale a Almese (Valle Susa). L’associazione federata Pro Natura Torino ha partecipato in modo attivo a tutta la fase del ricorso e delle iniziative connesse iniziate oltre un anno fa.

Domenica 8 novembre 2015 è stata pronunciata una sentenza storica di condanna dell’intero SISTEMA DELLE GRANDI OPERE. Una sentenza che accoglie l’impianto accusatorio e lo rafforza, che riconosce la violazioni di diritti fondamentali non soltanto in Val di Susa, che denuncia la violazione di convenzioni internazionali da parte degli stati che le hanno sottoscritte, che chiede per la Valsusa la sospensione dei lavori e la cessazione dell’occupazione militare.

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Incontro con lo scrittore-viaggiatore Paolo Ciampi

Di Gianni Marucelli

IMG_0526Lo scorso 5 novembre, la nostra rivista, in collaborazione con Pro Natura Firenze, ha presentato l’ultimo libro dello scrittore-viaggiatore fiorentino Paolo Ciampi, “L’Olanda è un fiore – in bicicletta con Van Gogh”.

La presentazione è stata affidata al nostro direttore, Gianni Marucelli, che ha messo in luce come l’ultima fatica di Ciampi non sia una semplice “relazione di viaggio”, viaggio comunque particolare perché intrapreso in bicicletta e battello, ma la narrazione di un Paese civilissimo visto attraverso i capolavori del Secolo d’oro (1500-1600) della pittura fiamminga e del suo strano ma affascinante rapporto con la Natura.

Lo stile dell’autore, chiaro e diretto, quasi colloquiale, coinvolge il lettore che si sente partecipe di questa piacevole “avventura sui pedali” in una terra che forse non conosce salite, ma in cui il vento, che odora d’erba e di salmastro, spesso costituisce, quando è contrario, un ostacolo notevole per il cicloturista.

Paolo Ciampi è intervenuto descrivendo, in breve, anche gli altri suoi viaggi compiuti con lo stesso mezzo e narrati nelle sue opere, e preannunciando il tema del suo prossimo libro.

Paolo Ciampi, “L’Olanda è un fiore – in bicicletta con Van Gogh”, Ediciclo, 2015.

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La Tuscia laziale – supplemento della rivista L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

La Tuscia laziale

a giro con Maria Iorillo & Alberto Pestelli

Immagine 029Tuscia: un nome che ci riporta indietro nei secoli, fino al primo millennio avanti Cristo, quando il popolo etrusco abitava la vasta regione intorno al Lago di Bolsena, in cui si palesano ancora i segni visibili della sua presenza: le necropoli rupestri, ad esempio (come l’eccezionale Norchia), gli altari e le aree sacre nascoste nei boschi e l’ombelico politico e religioso dei Rasenna, vale a dire il Fanum Voltumnae, dove i lucumoni della dodecapoli etrusca si riunivano ogni anno, forse ora individuato dagli archeologi proprio presso le sponde del lago. Poi il lungo periodo della dominazione romana, quando la cultura delle genti etrusche subì una sorta di “damnatio memoriae” e persino della lingua si perse il ricordo…

Altre trasformazioni, poi, portarono queste terre a trasformarsi in un’appendice meridionale della Maremma toscana, dove greggi di pecore e mandrie di bovini pascolavano condotte da pastori e butteri, esposti al rischio della malaria. Nuovi padroni, genti d’arme che acquistavano un titolo nobiliare, come i Maldoneschi, e poi i Farnese, ne ebbero il dominio costruendo castelli e palazzi, mentre i borghi s’ingrandivano in piccole città (Viterbo, Tuscania), sempre circondati da una natura aspra, di cui ancora oggi restano le tracce (la grande Selva del Lamone, ad esempio, per le cui strade sterrate il visitatore si aggira con disagio, se non accompagnato). Nel XIX secolo furono il regno dei briganti, come il celebre Tiburzi, e oggi storia e legenda dei banditi sono sfruttati a fini turistici (è stato aperto un percorso trekking che da loro prende nome). Bisogna però ricordare anche la Via Francigena, la grande arteria dei pellegrini che si recavano, e hanno ripreso oggi a recarsi, a piedi a Roma…

Insomma, tutta una serie di suggestivi itinerari fra storia e natura cui questa breve pubblicazione, curata da Alberto Pestelli e Maria Iorillo, della redazione de “L’Italia, l’uomo, l’ambiente”, vuole solo accennare, per indurvi alla curiosità della scoperta di una terra che riserba, per lo studioso come per il turista, ancora tante sorprese…

Per effettuare il download del supplemento entra QUI e cerca il file nella lista dei supplementi

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Sei inceneritori in Sicilia…

Federazione nazionale Pro Natura
Via Pastrengo 13 10128 Torino
Tel. 011.5096618 Fax 011.503155
http://www.pro-natura.it
e-mail: info@pro-natura.it
PEC: federazione.pronatura@pec.it

ATT0Per opportuna informazione si inoltra, in allegato, un documento firmato da alcune Associazioni della Sicilia, fra le quali la federata “Natura sicula onlus”, contro la proposta di costruire sei inceneritori in Sicilia.
Cordiali saluti.
La segreteria

Per effettuare il download del documento delle Associazioni della Sicilia cliccare sul link a fondo pagina

crocetta, 6 inceneritori in sicilia

 

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A proposito di migranti climatici…

Proponiamo, in versione integrale, un articolo sul fenomeno dei migranti climatici nel mondo, apparso sul sito ambientalista www.nelcuore.org

Foto di www.nelcuore.org

Foto di www.nelcuore.org

Per leggere l’articolo entra QUI

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Pro Natura Firenze – ITINERARI TRA STORIA, NATURA E CULTURE Ciclo di incontri – Autunno 2015

PRO NATURA FIRENZE

logo1associazione di promozione sociale

 in collaborazione con

“L’Italia, l’uomo, l’ambiente”

rivista on line di informazione ambientale

presenta

Un ecologista sul soglio di Pietro

La crisi ambientale globale è al centro della recente enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Lauro Seriacopi, docente di Filosofia e esperto di Educazione ambientale, presenta le sue riflessioni su questo importantissimo documento.

Mercoledì 7 ottobre

L’evento si svolgerà di pomeriggio alle ore 18,00 precise presso la Sala conferenze di Allianz Bank, Piazza Savonarola 6, Firenze.

 L’ingresso è gratuito. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Essendo però i posti limitati, per ragioni logistiche l’accesso sarà consentito dalle ore 17,45 alle 18,00.

 

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Vengo anch’io… no tu no!

Di Alberto Pestelli

lorenzo-baglioni-iacopo-melioMa chi se lo aspettava un tale successo questo singolare modo per sensibilizzare pubblico e istituzioni sulle difficoltà delle persone portatrici di handicap e sulle barriere architettoniche?

Lorenzo Baglioni, giovane attore e cantastorie fiorentino (che ho l’onore di conoscere personalmente), già autore di diversi brani apparsi con grande successo sul web, stavolta ha superato se stesso finendo addirittura al TG5. Lo ha fatto proponendo un suo lavoro su internet, che ricalcando la famosa canzone di Enzo Iannacci “Vengo anch’io, no tu no”, punta il dito sulla scarsa sensibilità nei confronti dei disabili costretti ogni giorno a lottare contro le infinite barriere architettoniche.

Fondamentale, insieme a Lorenzo e alla sua band, la presenza del giovane disabile Iacopo Melio, noto per la sua battaglia per migliorare la possibilità di usufruire dei mezzi pubblici.

Famosa la sua iniziativa #vorreiprendereiltreno ancora presente su twitter.

Godetevi il video su youtube e inviate un meritatissimo applauso a Iacopo e a Lorenzo per questo successo nazionale sul web.

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Casale, paese tra monti di velluto

Di Daniela Affortunati

Un tuffo nel verde lussureggiante dell’Appennino tosco-emiliano al confine con il Parco Naturale delle Foreste Casentinesi all’insegna della pace e del dolce quieto vivere

 

 La voce della natura richiama le menti stanche, i suoi colori ed i suoi odori placano i sensi stravolti dalla confusione della vita. Il nostro cuore batte al ritmo del silenzio, le nostre bocche si dissetano alle sorgenti naturali, gli occhi si riposano tuffati nel verde dei boschi.

Adagiato ai piedi del monte Falterona (mt. 1660 circa) si dischiude ai nostri occhi in una spettacolare veduta dal Passo del Muraglione il piccolo paese di Casale, dove la vita sembra scorrere a rallentatore, dove è ancora possibile ascoltare e ascoltarsi.

Un luogo incantato, in cui le stagioni scandiscono il “piatto” scorrere delle nostre vite animandole e arricchendole con i loro suoni e i loro colori; dove il profondo silenzio dell’inverno è rotto dai rumori sfacciati dell’estate, dove l’affascinante atmosfera decadente dell’autunno s’inchina di fronte alla timida ma intensa rinascita della primavera.

Appena a tre chilometri dal gaio Comune di San Godenzo, direzione Castagno d’Andrea, altra perla dell’Appennino, ecco che alla nostra sinistra appare una imponente salita. Irta e faticosa ci invita a sfidarla, promettendoci una ricca ricompensa. […] «Questa montagna è tale,che sempre al cominciar di sotto è grave; e quant’om più va su, e men fa male.[…] ( dalla Divina Commedia di Dante Alighieri Purgatorio canto V- vv 88) Forti del suggerimento di Virgilio a Dante ci incamminiamo e ciò che incontriamo è davvero una bella sorpresa.

Immerso in una natura incontaminata, dominata da castagni e faggi, Casale si sviluppa all’insegna del viver bene, fatto di semplicità e amicizia.

Correva l’anno 1028, quando, in un diploma del vescovo di Fiesole Jacopo il Bavaro, fu nominata per la prima la villa di Casale. Piccolo feudo dei conti Guidi, famiglia di origine longobarda, scesa in Italia nei primi anni del X secolo al seguito dell’imperatore germanico, che controllava la vasta area montana del Falterona, fu coinvolto, come tutto il territorio del Mugello, nella lunga lotta, durata quasi due secoli (1200-1300), che vedeva Firenze come dominatrice assoluta. La resistenza del feudo di Casale durò fino al 15 aprile 1344, anno in cui tutta l’area dei Conti Guidi entrò a far parte del contado fiorentino.

Nel 1536-60 tutto il territorio di San Godenzo fu occupato dalla Repubblica Fiorentina e successivamente fu suddiviso in tre frazioni, o balie: Casale apparteneva alla baia di sopra.

Ma il 22 novembre del 1549 i due terzi degli uomini della villa di Casale, probabilmente il villaggio più popolato dopo il capoluogo, radunatesi nella chiesa, stabilirono di fare un’aggiunta agli statuti di San Godenzo, inserendo nuove regole che disciplinassero le attività agricole, d’allevamento e di manutenzione all’interno della comunità. Punto di partenza per la nascita di una vera e propria identità sociale autonoma, che avrà la sua massima realizzazione nella seconda metà del 1700, quando il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena concesse agli abitanti di Casale il poggio di Oncinaia, come proprietà collettiva. Nasceva così il Comunello di Casale, il quale ancora oggi, a distanza di secoli dalla sua nascita ha mantenuto la sua natura ed è stato riconosciuto come ASBUC, Amministrazione Separata Beni Comuni. Oggetto di quest’amministrazione rimangono il Poggio di Oncinaia e la sede dell’ente, nata inizialmente come scuola nel primo dopoguerra e attualmente, dopo un’importante ristrutturazione, centro di ritrovo per tutta la popolazione. La tutela del territorio e la promozione turistica dello stesso rappresentano gli scopi fondamentali dell’ente animato da spirito sociale, amicizia e la collaborazione tra gli abitanti.

Distante dal paese su di una collinetta, raggiungibile percorrendo una salita ai cui lati le piante si incontrano in un abbraccio, si erge la Chiesa di San Niccolò a Casale. Semplice e composta, ha mantenuto lo stile romanico nonostante i numerosi interventi, tra i quali l’ultimo nel 1993 grazie alla volontà e alla generosità del popolo. “ [….] i sani prestavano il braccio e i malati le preghiere […] si chinarono ad impastare la malta e così imbrattati non distinguevi più il padrone dal servitore, il vassallo dal valvassore”

Si tratta di un piccolo edificio costruito con pietre di arenaria disposte a filaretto. La facciata a capanna presenta un piccolo portale incorniciato, al quale si accede per mezzo di tre scalini. Al di sopra il rosone. Verso la metà del 1700 il campanile a vela, che si ergeva sulla facciata fu soggetto a restauro. Attualmente è collocato nella parte posteriore in prossimità della piccola abside, sulla quale si apre una stretta monofora. Anche internamente la chiesa ha mantenuto integro il suo carattere romanico. Nella chiesa rimase nei vari secoli solo l’altare maggiore dedicato al suo patrono. Attualmente l’interno a navata unica possiede due altari, posti entro due nicchie di recente costruzione e di cui uno dedicato alla Madonna e caratterizzato dalla presenza di una tela raffigurante la Madonna in preghiera.

Durante la veglia pasquale la facciata della Chiesa si illumina della luce intensa di un piccolo fuoco acceso nella piazzetta antistante. Il fuoco, simbolo di purificazione nel rito cattolico, cattura e suggestiona l’animo del popolo raggruppato intorno. Aldilà del rito, aldilà del proprio credo, l’atmosfera che si crea colpisce l’intimo di ognuno di noi. E’ un momento in cui, indipendentemente dalla religione, ci sentiamo “nudi” di fronte al nostro io, alla natura, ad un Dio confortante al ricordo di qualcuno che non c’è più. E chiunque assista fa proprio quel calore di una ancor fredda notte primaverile e lo custodisce sentendosi un pochino più “ricco”.

I bellissimi boschi, guardiani secolari del territorio, sono dimora e rifugio di alcune tra le specie animali protette come i Signori lupi, le Signore volpi, i nobili cervi, i messer caprioli e tante altre splendidi esseri viventi, la cui presenza rende ancor più ricco questo paese.

Ai più fortunati, inconsapevoli della loro presenza, può succedere, che, sul far del giorno, quando i suoni sono ovattati e il buio della notte si appresta a cedere il posto alla tenue luce dell’alba, alcune delle meravigliose creature del bosco si manifestino nella loro grazia e bellezza; diffidenti e impavide ci avvicinano, osservandoci dritti negli occhi e in un attimo, senza lasciarci il tempo di ammirarle, spariscono leste tra le fronde degli alberi, regalandoci un incontro che non sarà dimenticato.

Un ciao, un saluto come ai vecchi tempi, una passeggiata lungo la strada in un cammino solitario o in compagnia alla luce del sole o delle stelle, senza paure né timori, liberi di respirare quell’aria fine, di vedere le stelle senza essere offuscati dalla luce dei lampioni, di ascoltare i suoni della notte.

Non è immaginabile ciò che si prova a camminare in piena solitudine in una giornata gelida d’inverno in mezzo ad un paesaggio innevato; oppure sentire il rumore e l’odore della pioggia in lontananza che avanza, preannunciata da una folata di vento caldo tipica di un temporale estivo; perdersi nell’allegra danza delle foglie cadenti, che leggere abbandonano l’albero che le ha sostenute e che adesso stanco si appresta a riposare.

A Casale la natura ci accoglie e ci invita ad ascoltare la sua tenue voce che ci parla con il dolce soffiare del vento, ci abbraccia con il calore di un sole primaverile, ci consola con la presenza delle querce secolari, amiche fedeli, che ci ammonisce attraverso gli occhi di creature straordinarie che ci ricordano quanto sia piccolo il nostro mondo e quanta ricchezza viva intorno a noi.

C’era una volta Casale….

Dai resoconti del notaio Iacopo di Rinuccio, uno dei vicari del Conte di Modigliana, si evincono i verbali delle adunanze tenute nel villaggio di Casale e gli statuti.

Gli abitanti dei territori sottoposti al controllo dei conti Guidi erano legati ai loro signori da un giuramento di fedeltà. Il fideles doveva riconoscere nel Conte il proprio Signore e sostenerlo economicamente, partecipare al suo esercito, versare collette. L’inosservanza di un solo impegno avrebbe permesso al Signore di prendere tutti i beni dell’abitante.

Statuto Villa di Casale anno 1304

Gli uomini di Casale, in numero di quarantadue, eleggono Borghino, Tanino, Andrea e Amatolo del fu Cambio de “Masseto” consoli e reggitori del Comune di Casale per i prossimi undici anni, stabilendo i loro campi d’azione, poteri e doveri e il loro salario.

Possono far riparare le vie e fare dei piaceri.

Percepiscono un salario di 30 soldi ciascuno.

Possono rinunciare a favore di qualche altro residente che sia atto a coprire l’ufficio.

Per far sorvegliare il bestiame, selve, castagneti, boschi e prati nominano un campaio (guardia campestre).

Giurano sul vangelo di svolgere bene il loro ufficio e ad honore del Conte di Modigliana.

 

Statuto della Villa di Casale anno 1306

I tre consoli di Casale fanno ordinamenti:

  1. L’uomo più valido d’ogni famiglia che possiede bestiame, accompagnato da un socio, deve condurre a turno il pecoramagio (vicenda), e risponde delle bestie morte o ferite o perdute;
  2. Chi fa danno con i buoi, bestie o persone deve risarcire il danno secondo la stima fatta dai consoli o fatta fare ai campi o stimatori nominati dai consoli.
  3. I residenti sono tenuti ad ubbidire alle comandate dei consoli per riparare vie e ponti, pena soldi 5.
  4. Vietato tagliare legname nelle selve, pena soldi 20 per i terrazzani e soldi 10 per gli stranieri, oltre al sequestro degli arnesi da taglio.

[….]

  1. Tutti gli uomini del Comune sono tenuti a trarre a romore (accorrere al segnale del pericolo).

All’entrata nel contado fiorentino delle terre del Falterona sarà sicuramente seguita la redazione di nuovi statuti, secondo le regole del Comune cittadino. Ciò che rimane comunque evidente è l’autonomia che ogni villaggio di montagna, anche relativamente piccolo, vuol difendere. Molti fra questi villaggi, già in epoca feudale, sono stati riconosciuti autonomi nella gestione dei beni comuni, come boschi, foreste e pascoli.

Villa di Casale, comune di San Ghodenzo, podestaria di Decomano, vicariato di Mugello.

L’Assemblea degli uomini di Casale decide di fare un’aggiunta agli statuti di San Godenzo, al fine di salvaguardare i terreni della villa:

  • Pena di lire 25 a chi procura danni nei castagneti-
  • Gravi pene al bestiame che entrasse nei castagneti dal primo ottobre fino a Natale.
  • Divieto assoluto d’ingresso alle capre sul territorio di Casale, eccetto quelle dei terrazzani che possono pascolare oltre il crinale. Verso la Romagna.

[….]

  • Nomina della guardia campestre , senza salario [pagata con la percentuale sulle penali].
  • Divieto del pascolo del bestiame brado nei castagneti e terre coltivate.
  • Divieto del pascolo assoluto al bestiame forestiero sul territorio di Casale.
  • Proibita ogni forma di immigrazione, per evitare che i forestieri possano far pascolare il proprio bestiame sul territorio comunale.
  • I residenti sono tenuti ad una comandata l’anno per riparare le strade.

 Il Comunello di Casale nasce nel XVII secolo grazie al diritto, concesso agli abitanti del Paese dal Granduca Leopoldo de’ Medici, di “godere per ogni uso del Poggio di Oncinaia”.

Antichissima testimonianza della “proprietà collettiva”, ogni famiglia del Paese poteva servirsi, secondo le proprie esigenze, di tutte le ricchezze che questo territorio offriva (es. Legna).

Sulla storia di quest’uso civico non abbiamo testimonianze scritte, tutte le informazioni raccolte si basano su racconti tramandati di generazione in generazione.

Sappiamo per certo che tra il 1948 ed il 1950, grazie ad un taglio del bosco d’Oncinaia, la popolazione riuscì a costruire la scuola, sede oggi dell’attuale Comunello.

Da allora, nonostante le innumerevoli trasformazioni economiche, sociali e territoriali, ciò che non è cambiato è lo spirito della comunità, basato non più sulla necessità di sopravvivenza, bensì sulla voglia di stare uniti, di lavorare insieme per il bene del paese.

La costruzione che inauguriamo oggi rappresenta il primo frutto tangibile dei nostri sforzi.

Nella memoria delle origini di quest’uso civico, ci auguriamo di tramandare alle generazioni future, non solo l’amore per il paese, ma soprattutto il valore di parole quali collaborazione, condivisione ed altruismo.

 

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Bombe in mare, sì del Parlamento

Amici lettori,

vogliamo segnalarvi una notizia apparsa su www.regione.sardegna.it sulla ricerca del petrolio con le bombe sismiche. Cliccate sul link sotto riportato per leggere la notizia direttamente dal sito della regione Sardegna.

Vai alla notizia

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