La felina commedia

La Redazione di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” saluta la nuova collaboratrice e amica Maria Ivana Trevisani Bach con la recensione del suo romanzo “La Felina commedia”. Benvenuta tra di noi, Ivana.

La Felina Commedia (per le scuole)

La Felina Commedia Edutainment

La Felina Commedia di Mozòt

di Maria Ivana Trevisani Bach

 

Il romanzo racconta di un fantastico viaggio che due adolescenti fanno in un mondo “fuori dal mondo” accompagnati da un gatto magico, Mozòt, che, novello Virgilio, farà loro da guida. Mozòt si trova, senza volerlo, a fare della “Pet therapy” a due adolescenti un po’ trascurati da genitori troppo presi dalle loro carriere per occuparsi dei figli.

Mozòt aiuterà i due protagonisti a essere consapevoli dei sentimenti che provano -anche quando si tratta di sofferenza- proponendo loro, come un moderno coach, nuovi e originali strumenti per riconoscerla ed affrontarla.

copertinaNov 2013 colori per le ScuoleIl viaggio, che si svolge negli immaginari ambienti del mito, ripercorre la storia dell’uomo associandola a quella del gatto. E’ anche un viaggio nella mente e nell’anima dei due giovani protagonisti che impareranno a comprendere la supremazia della ragione e della tolleranza sulla superstizione e sul pregiudizio.

Un percorso formativo ed evolutivo in ascesa di tipo vichiano che ripercorre metaforicamente le tappe dello sviluppo della psiche: partendo dal mondo delle emozioni e degli istinti, passando a quello della fantasia e del mito e giungendo fino a quello della ragione e dell’etica.

Nell’ultima tappa, la guida di questa Felina Commedia sarà il gatto del filosofo Giordano Bruno che insegnerà loro, in modo divertente e surreale, a “spacciare la Bestia Trionfante“, ovvero a vincere la pigrizia all’azione, per far loro comprendere che, per vincere sul male, non è sufficiente l’indignazione ma che, è sempre necessario combattere l’ignavia, cioè, appunto, quella terribile Bestia che riesce sempre a trionfare.

Infine, in un ipotetico Paradiso felino, alcuni gatti magici suggeriscono ai due ragazzi una “mission“: diventare “Voce” della Natura per testimoniare i diritti dei viventi che non hanno voce.

In conclusione, il romanzo è un piacevole mix di etica ambientale, di storia, filosofia, psicologia e di Pet Therapy perché presenta, insieme ad un’accurata documentazione, alcuni momenti di poesia e di avventura, in una lettura sempre emozionante, divertente e coinvolgente dall’inizio alla fine.

Un romanzo adatto anche a un pubblico adulto che può coglierne spunti di riflessione ed occasione di avvicinamento a figli e nipoti nell’ottica di un progetto educativo per futuri cittadini sostenitori di una nuova etica che trae spunto dal pensiero di antichi filosofi. Filosofi apparentemente lontani dal mondo di oggi, ma che, sorprendentemente, sanno ancora suggerire idee feconde e valide.

Punti di forza del romanzo:

  • In questo romanzo fantasy non ci sono episodi di violenza, battaglie, mostri, armi, ecc.
  • Il romanzo si presta a una moderna versione cinematografica in animazione, infatti: i gatti protagonisti parlano come le persone, sono bipedi e alti come i ragazzi, hanno espressioni e sentimenti umani, proprio come le moderne tecniche di animazione sanno creare.
  • I possessori di gatti nel mondo sono qualche centinaio di milioni (solo in Italia circa 15 milioni)
  • I ragazzi che si sono legati affettivamente a un “pet ” sono più o meno altrettanti
  • I vari maghi e maghetti hanno abbastanza “stufato”, anche se permane l’interesse verso libri fantasy.
  • Occorre passare a nuovi personaggi fantastici che abbiano un maggior appeal affettivo-emotivo e formativo sui ragazzi.
  • E’ giunta l’ora di suggerire percorsi di speranza e di ottimismo ai giovani in crisi adolescenziale.
  • Diventare “Voce della Natura” per testimoniare i diritti di tutti gli esseri viventi che non hanno voce è senz’altro una “mission” importante per giovani privi di ideali
  • C’è bisogno di fornire spunti culturali di buon livello a ragazzi sempre più omologati in una cultura omologata, modesta e superficiale Nel romanzo sono infatti presenti molti riferimenti alla cultura europea e a quella mondiale, camuffati come simboli o metafore, sempre alleggeriti nel racconto da avventurosi o divertenti episodi.
  • Conosco il mondo dei gatti e tutte le sfumature del loro carattere (ho scritto un libro di etologia felina con l’editore Mursia)
  • Esiste un’ottima traduzione in inglese del romanzo. Esistono edizioni in eBook e in brossura, edizioni con immagini a colori (più care) o in bianco e nero, ecc.

http://www.amazon.it/La-Felina-Commedia-Scuole-Mozot-ebook/dp/B00GU14S4M

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1039809

http://www.lafeltrinelli.it/libri/trevisani-m-ivana/felina-commedia-edutainment/9788891062994

https://www.createspace.com/4313258

http://www.amazon.it/Feline-Comedy-Educational-Edition-Mozot-ebook/dp/B00GUPFTYQ

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Escursioni a Fiesole

Da una notizia de La Nazione di oggi, giovedì 15 maggio 2014

Chiesa di San Francesco - Fiesole

Chiesa di San Francesco – Fiesole

Sabato e domenica mattina a Fiesole verranno organizzate due interessanti escursioni gratuite sui due poggi della collina fiesolana. La prima escursione porterà alla Chiesa e al convento di San Francesco. L’altra alle cave del Parco di Montececeri inclusa la Fonte Sotterra di Borgunto. È obbligatoria la prenotazione entro le ore 12 di venerdì 16 ai seguenti numeri telefonici: 055-5961311 e055-5961296. È possibile registrarsi presso l’ufficio Informazioni Turistiche in via Portigiani, Fiesole.

Parco di Montececeri - FiesoleParco di Montececeri – Fiesole

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Una precisazione su Carlo Magno, Acquisgrana e la Chiesa di San Claudio di Chienti

di Gianni Marucelli

 

Forse i nostri lettori saranno stati incuriositi dalla lettura del brano dell’articolo “Tre abbazie in riva al Chienti”, recentemente pubblicato, dove si metteva in evidenza come, nella Chiesa romanica di San Claudio, fosse stata posta recentemente una grande lapide che recava la notizia che, in quel luogo, era stato seppellito, nell’anno del Signore 814, Carlo Magno. Notoriamente il grande sovrano  giace nella Cappella Palatina di Acquisgrana, in Germania, e, proprio poco tempo fa, gli studi effettuati sui suoi resti hanno confermato che il corpo risale al periodo indicato e appartiene a una persona alta (un gigante per l’epoca) e robusta quale era stato in vita Carlo. Non sapevamo, però, che la salma fosse stata traslata ben due volte, anche se le cronache antiche non specificano da quale luogo. Ciò, in effetti, può ingenerare qualche dubbio, ciò che ha portato un professore e sacerdote maceratese, Don Carnevale,  ad approfondire per anni l’argomento e a giungere alla conclusione che non solo l’imperatore era morto ed era stato tumulato proprio lì, ma che l’Acquisgrana capitale del suo regno non si identifica con la città tedesca avente questo nome, ma con la omonima località della valle del Chienti.

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Numerosi i ragionamenti e i riferimenti alle fonti portati a supporto, e talora convincenti; comunque tali da suscitare l’interesse dell’Accademia pontificia. Tutto ciò è stato reso noto in un Convegno tenutosi nel 2010 e dettagliato in un volume. Secondo Don Carnevale, sotto l’attuale pavimento si celerebbe ancora il primo sepolcro di Carlo, in  forma di parallelepipedo, la cui cavità sarebbe stata rilevata attraverso le apparecchiature.

Non solo, ma, nella vasta area archeologica della città romana di Urbs Salvia, si celerebbero anche quelle della capitale fatta costruire  dal re dei Franche e successivamente rasa al suolo. Non entreremo in ulteriori dettagli, chè abbiamo sfiorato soltanto la superficie di un mistero che, se risolto nel senso avanzato da questo storico, sconvolgerebbe l’intera prospettiva dell’alto Medio Evo. Ci rende perplessi però il fatto che non si abbiano notizie, almeno sul web, delle reazioni della storiografia ufficiale, ma solo  di qualche obiezione di singoli studiosi.  A chi volesse approfondire la notizia, consigliamo di digitare sul motore di ricerca “la tomba di Carlo Magno” ed esaminare i siti che ne risultano.

Certamente, secondo il nostro parere, una ricerca “sul campo” dissiperebbe parecchi interrogativi…

 

© Copyright Gianni Marucelli 2014

 

 

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Tra le rocche dei Signori di Camerino

di Gianni Marucelli

 rocca di caldarola 3Rocca di Caldarola

Per quasi tre secoli un vasto territorio delle Marche, in gran parte oggi compreso nella provincia di Macerata, fu dominato dalla potente famiglia dei Da Varano, il cui omonimo, imponente castello vigila ancor oggi da un’alta rupe la valle del fiume Chienti, e quindi l’importante arteria commerciale che dall’Umbria conduce ai porti dell’Adriatico. Dall’Alto medio evo fino al periodo rinascimentale la regione fu effettivamente “marca di confine”  tra lo Stato Pontificio e i territori che, almeno nominalmente, erano sottoposti all’autorità del Sacro Romano Impero, quindi in una posizione che ne determinava un’alta instabilità politica e produceva conflitti senza fine. Niente di meglio per una famiglia di milites (guerrieri) il cui capostipite (sec.XII) recava un nome che era tutto un programma: Prontaguerra da Varano.  Appoggiandosi al Papa, e quindi alla parte Guelfa, i Da Varano ottennero quei riconoscimenti formali che certamente non sarebbero venuti loro dall’Imperatore, e costituirono una dinastia che si concluse solo nel 1527, quando l’ultimo discendente morì senza lasciare eredi. Segni tangibili della loro Signoria su Camerino, una serie di possenti fortezze presidiava il territorio: parte di esse ci sono giunte in eccellenti condizioni.

rocca di caldarola 2Rocca di Caldarola

La più antica è certamente il castello di cui parlavamo in apertura: la Rocca di Varano, ardita su uno sperone roccioso, fu eretta probabilmente nel sec. XII, e su di essa, quasi certamente, la famiglia costruì le sue fortune, taglieggiando i mercanti che si portavano, costeggiando le rive del Chienti, verso l’Adriatico o, viceversa, verso i valichi appenninici.

rocca caldarola 1Rocca di Caldarola

Verso il 1380 essa fu organizzata in inespugnabile fortezza, mentre i Signori presero a risiedere stabilmente a Camerino. Per una serie di fortunate circostanze, sia che fosse stata tramutata nei secoli in casa colonica o che fosse utilizzata come punto d’osservazione e comunicazione, parte del fortilizio si è salvato, e il rimanente è stato restaurato, così che oggi può accogliere i visitatori, che, a piedi o in auto, ascendono dal fondovalle tramite una stretta stradina.

rocca d'Ajello 1Rocca d’Ajello

Sicuramente meno grifagna è, a pochi chilometri di distanza, la duecentesca Rocca d’Ajello, il cui nome sembra derivare dal latino ager (campo) tramite il diminutivo agellum (campicello). Le due torri furono erette, con scopi difensivi, da Gentile I da Varano attorno al 1260; due secoli dopo, il suo discendente Giulio Cesare Varano (massimo esponente storico della dinastia) la trasformò in villa fortificata aggiungendovi un corpo centrale. Situato su una collina boscosa, in bella posizione, il complesso appartiene attualmente ai Conti Vitalini Sacconi, che ne hanno esaltato la suggestione prendendosi cura del vasto giardino all’italiana, e aggiungendovi un magnifico “parco delle rose”, nel quale vengono coltivate anche specie antiche di questo classico arbusto.

rocca d'Ajello 2Rocca d’Ajello

Oggi il castello viene “noleggiato” per ospitare fastosi matrimoni e altre cerimonie, con centinaia di invitati. In fondo, è un lieve prezzo da pagare per mantenere intatta questa stupenda dimora. Ci corre qui il dovere di parlare un po’ di Giulio Cesare da Varano, la cui vita può essere presa ad esempio per illustrare come, per un Signore, per quanto potente, del ‘400, l’esistenza non fosse davvero…tutta rose e fiori! Appena nato (1434) si trovò coinvolto in lotte dinastiche e civili e ne scampò, ancora infante, grazie a una zia. Sempre appoggiandosi alle armi di parenti vari, a poco più di dieci anni si trovò a condividere il potere su Camerino con il fratello. Con questi presupposti, era facilmente prevedibile che il suo ruolo prevedesse più l’uso della spada e della balestra che quello di penna e pergamena. E così fu. Giulio Cesare divenne uno dei più stimati condottieri (nel senso proprio del termine) del suo secolo, un “capitano di ventura” i cui servigi venivano profumatamente pagati così dal Papa come da Mattia Corvino, re d’Ungheria, passando per la Repubblica di Venezia e per i “colleghi” Medici, signori di Firenze. Conflitti, guerricciole e baruffe varie ce n’erano sempre; quindi il lavoro non mancava certo per uno che avesse esperienza di comando e fegato in abbondanza.

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Certo, a Camerino e dintorni non dovevano vedere molto spesso il loro Signore, sempre impegnato qua e là per l’Italia, quando a dirigere imprese militari quando, invece, nelle funzioni di ambasciatore per conto, più che altro, del Pontefice. Se c’era una regola che era meglio osservare, infatti, era quella di tradire chiunque, ma non il Papa, cui i Da Varano dovevano il loro posto nel mondo.  Però, che fare quando il discendente di Pietro veste i panni del guerriero e ha un figlio che ha il tuo stesso nome e ambisce a un potere smisurato? Fu così che il nostro Giulio Cesare si trovò, in età, per l’epoca , ormai avanzata, a fare i conti con Cesare Borgia, il Valentino, che intendeva spazzar via signori e signorotti dell’Italia centrale per costituire un suo proprio regno. Detto fatto, Giulio Cesare si trovò accusato d’aver ammazzato il proprio fratello e, conseguentemente, scomunicato: una scusa come un’altra per permettere al Valentino di occupare Camerino, di attirarlo, insieme a figli e parenti, con un inganno (che era il sistema normalmente usato dal figlio del Papa per eliminare i nemici) e di farlo strangolare in una segreta. Misera fine davvero, per uno che aveva sostenuto, spada alla mano, centinaia di assalti e ne era sempre uscito con poche ammaccature! I da Varano si ripresero poi la Signoria, ma per poco, perchè, come detto, l’ultimo di loro non ebbe eredi, e Camerino passò ai vicini-concorrenti, i Montefeltro di Urbino, con i quali si erano imparentati.

800px-Rocca.varano.2Rocca di Varano

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Giulio Cesare da Varano

Poco più a sud di Camerino, sulla strada che conduce a san Ginesio e ai Monti Sibillini, troviamo un altro imponente castello, quello di Caldarola, costruito nel XI-XII secolo e occupato, per un certo periodo, anch’esso dai Da Varano. La sua forma attuale risale però al XVI sec., quando, essendo venuta meno la sua funzione militare, fu trasformato in dimora estiva. E’ uno dei pochi esempi di maniero che, ancora oggi, appartiene alla stessa famiglia, i Conti Pallotta, che lo possedevano mezzo millennio or sono. L’interno è ora visitabile, e presenta una bella collezione d’armi antiche, di finimenti d’epoca per cavalli e di carrozze. In direzione opposta, cioè a nord di Camerino, nella valle del Fiume Potenza i Da Varano eressero una serie di fortificazioni, la più importante delle quali è il Castello di Lanciano, fatto costruire da  Giovanni da Varano, che aveva un soprannome non da poco, “lo Spaccaferro”, verso il 1380.  La linea difensiva è ancor oggi conosciuta come “l’intagliata”, e doveva essere davvero formidabile, in quanto composta da un fossato profondo, difeso da una palizzata lunga diverse miglia.

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Il Maniero di Lanciano fu donato da Giulio Cesare da Varano alla propria consorte Giovanna Malatesta, che lo trasformò in una dimora rinascimentale per trascorrervi il periodo estivo. Passato. poi di mano in mano, subì altre modifiche, ma è giunto fino a noi in ottime condizioni. Appartiene oggi alla Diocesi che, dal 2005, lo ha riaperto alle visite.

La nostra visita si ferma qui, anche se l’elenco delle fortificazioni, più o meno dirute, del territorio di Camerino non è certo esaurita. Vi abbiamo fornito un itinerario di massima che potrete arricchire a vostro piacimento. Ma una “dritta” ve la possiamo dare: se visiterete a sera la splendida Rocca d’Ajello, troverete lì presso “La locanda dell’Istrice”, un bed&breakfast davvero speciale che è stato concepito per accogliere anche i disabili motori e che accetta molto volentieri anche gli amici “a quattro zampe”. Se questo non suscita il vostro interesse, dovremo stuzzicare il vostro appetito confidandovi che vi si mangia splendidamente a costi ragionevoli. Inoltre, i gestori, appassionati di arte, di natura e di storia locale, possono soddisfare le vostre curiosità e le vostre domande…

© Copyright 2014 Gianni Marucelli

 

 

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Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

220px-HidalgoLa fatica del poeta non è quella di stender versi su un foglio immacolato, ma quella di sopportare che qualcuno (in genere un critico) voglia dar loro un significato preciso e definitivo.

© Copyright 2014 Gianni Marucelli

 

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