Iniziativa della Fratellanza Popolare di Caldìne in favore dell’A.I.L.

La Fratellanza Popolare di Caldine in Piazza in favore dell’A.I.L. Sabato 12 aprile 2014 volontari della Fratellanza Popolare di Caldine saranno in Piazza dei Mezzadri, Caldine davanti alla Coop per sostenere l’iniziativa dell’A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e Mieloma) nella lotta contro le Leucemie. Saranno vendute uova di Pasqua per far sì che la ricerca compia ancora progressi, per far sentire ai malati che gli siamo tutti vicino, per costruire certezze e speranze. Vi aspettiamo Sabato dalle 9 alle 19.

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La casa e il lavoro delle Sciasceline

La casa e il lavoro delle Sciasceline

 di Luigi Diego Eléna

(tratto dal libro Freguje du Servu)

sQuesta, in via dell’Ulivo, era la casa ed è anche la storia delle Sciasceline, le ragazze che arrivavano nel ponente ligure in migrazione stagionale dal basso Piemonte per raccogliere le olive già nel secolo XIX. Ivi venivano alloggiate con i loro umili effetti personali e quel poco frugale cibo basico della dieta mediterranea. Il soprannome dato a queste giovani donne si deve a Sassello, piccolo Borgo dell’alta val Bormida, poiché le prime ad arrivare provenivano da questo comune.

Come mondine di Liguria, le Sciasceline erano ragazze che vivevano qualche mese lontano dal paese, libere, dignitose ed emancipate ante litteram. Nella loro freschezza giovanile interpretavano in questo Borgo di mare, anche il ruolo di sirene di terra che riempivano di canti la valle cervese e i dintorni. Eco da eco. Quelle giovani donne pizzicavano con alta perizia ogni oliva caduta per terra stando chine (in cucciun) per ore e ore perché prima dell’introduzione delle reti odierne le olive venivano raccolte una ad una. Loro raccoglievano le olive “a reu”, ossia non ne lasciavano sul terreno alcuna. Il padrone del terreno esigeva che non si perdesse tempo, e che ogni angolo del suo podere fosse dragato sia lungo le fasce, sia nei “cantui” (angoli) sia nella “sprescia” (tra terreno e muro) sulle gronde e soprattutto nei terreni confinanti (e cunfine) da quelle mani leggere e ancora infantili. Un lavoro duro, al freddo, con i geloni (zeui) alle ginocchia ai piedi e sulle mani, e soprattutto lontano dal proprio paese, da casa, dai loro affetti. Le coraggiose e intrepide ragazze tornavano alla fine dell’inverno alle loro magioni, ai loro lavori, ai loro cari con pochi denari, qualche oliva, un poco d’olio e tanti sogni. Tra novembre e gennaio avevano raccolto a mano migliaia e migliaia di olive, avevano cantato, lavorato e vissuto insieme. Qualcuna rimase trovando a Cervo l’amore della vita, un avvenire di sposa e madre.

Questa casa in via dell’Ulivo, ricca di tanta storia e prestatasi a molte storie, e questi muri echeggiano ancora ricordi per riflettere su cosa sia stata la civiltà dell’ulivo e di Cervo. Un Borgo di scogli e di maxei, di mare e terra al tempo stesso. Cervo merita più di un viaggio tra gli oliveti e le caselle di sassi, per ritrovare i luoghi delle Sciasceline e visitare i ruderi parlanti e anfitrioni che ne confermano ancora oggi la storia e la leggenda in questo Borgo: Cervo.

© Copyright 2014 Luigi Diego Eléna

Fotografia: www.calvini.it

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Un angolo nascosto nella Val d’Elsa: Linari

di Alberto Pestelli

Immagine 077Qualche anno fa (27 febbraio 2005), percorrendo la via Cassia in direzione di Poggibonsi, ci apparve in lontananza un antico borgo arroccato su di un poggio tra le colline della Val d’Elsa. Spinti dalla curiosità deviammo verso questo “misterioso” e antico centro abitato che, come poi venimmo a sapere, aveva una lunga e particolare storia: Linari. Attualmente il borgo è una frazione del Comune di Barberino Val d’Elsa, posto su di una collina a 225 metri sul livello del mare. Sotto i suoi piedi scorrono i torrenti Bozzone, lo Staggia e il Drove, tutti e tre affluenti del fiume Elsa. Il nome Linari deriva dalla parola latina Linearis, che significa, in questo caso, confine (vuol dire anche limite e soglia). Infatti il luogo è ubicato proprio tra il territorio senese e quello fiorentino. Le prime notizie storiche del Castello di Linari messe Immagine 072per iscritto risalgono al 1072 quando fu “stipulato” un contratto a Badia a Passignano. Il castello, trovandosi ai confini di due potenze comunali dell’epoca, era fortificato solo da un lato mentre tre strapiombi costituivano le difese degli altri tre lati. Aveva, quindi, una grandissima importanza strategica perché riusciva a controllare le vie per San Gimignano e Colle Val d’Elsa, una diramazione della via Francigena. Per questo motivo fu a lungo contesa tra le potenze feudali e, successivamente, da quelle comunali. I primi signori del Castello furono i Cadolingi di Fucecchio. Nel maggio del 1270 i linaresi si liberarono Immagine 073dall’opprimente giogo feudale costituendo il Libero Comune di Linari. Il comune era guidato da consoli. Con tutta probabilità le regole furono dettate dal volere di modesti proprietari terrieri e contadini che venivano salariati giorno dopo giorno. Il probabile consiglio veniva convocato dai consoli nella chiesa di Santa Maria dal suono della campana del tempio e dal banditore. Non tutti potevano partecipare al consiglio. I proletari e i nullatenenti non potevano partecipare. Solo chi pagava le tasse ne aveva diritto. Al momento della creazione del Comune, Linari doveva avere più o meno 1500 abitanti. Una ventina di anni dopo la Immagine 074costituzione del Libero Comune, Linari entrò a far parte della Lega di San Donato in Poggio. Ciò garantì una buona prosperità economica e, con il tempo ebbe fama e potenza militare nella zona. Nel suo massimo splendore aveva circa 400 armati. Per quell’epoca era un’armata di tutto rispetto. Il declino di questo borgo iniziò con l’assoggettamento da parte dei fiorentini. Nel 1432 il castello fu assediato e espugnato dai senesi che uccisero tutti i prigionieri e rapirono le donne più belle per destinarle ai bordelli di Siena. Fu riconquistato da Niccolò da Tolentino che ne fece suo feudo. Nel 1500 l’importanza strategica di Linari scomparve con l’avvento dell’unità granducale medicea. Furono proprietari del borgo i Gherardini, i Guidi, i Capponi e i Bardi. Il castello fu restaurato nel XIX secolo alterando vistosamente il progetto originale. Infatti vi troviamo delle aggiunte neogotiche che hanno contribuito alla distruzione delle Immagine 075strutture medievali: la casa del signore e la sua torre e alcuni edifici della via principale lastricata che, attualmente non è percorribile per intero. La via principale collegava le due porte di Linari (non più esistenti), Porta a Salti nel versante nord (la porta fu ricostruita nei primi del XX secolo) a Porta al Perone nel versante meridionale. Le mura sono state quasi del tutto distrutte. Rimangono in piedi due torri e la base della terza. Linari ha due chiese importanti: quella di Santa Maria era all’interno delle mura, mentre la Chiesa di Santo Stefano (nel 1202 apparteneva allo scomparso Comune di Semifonte) si trova fuori dalla cinta muraria. Questo è quanto siamo riusciti a trovare, sfogliando qua e là, sulle pagine del web. I nostri ricordi risalgono a quel giorno del 2005. Non sostammo a lungo, giusto il tempo di vedere alcune case abitate, la chiesa, il castello e un mucchio di edifici diroccati. Attualmente non conosciamo la situazione del borgo. Sarebbe opportuno visitarlo di nuovo. Chissà, se a distanza di nove anni, qualcosa è cambiato… Chissà se un raggio di sole si è fermato su questo antico borgo medievale a illuminare l’ingegno e la volontà dell’uomo spingendolo a ridargli una nuova vita… chissà!

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Le fotografie sono di Alberto Pestelli

© Copyright 2005 Alberto Pestelli
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Presentazione di “Le ciane e il Trovatore” di Gianni Marucelli

Segnalo un’interessante presentazione che si terrà a San Giovanni Valdarno il 23 aprile 2014 alle ore 21,00 presso la Libreria Caffè Letterario Fahrenheit 451 del libro in versi in lingua e in vernacolo fiorentino “Le Ciane e il Trovatore” del nostro direttore, Gianni Marucelli.

locandina presentazione le ciane e il trovatore

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La Primavera è arrivata… ma le rondini? E i pappagalli?

La Primavera è arrivata… ma le rondini? E i pappagalli a Roma?

di Maria Iorillo

9Da sempre, una delle prime cose che impariamo a scuola è l’alternarsi delle stagioni e dei relativi cambiamenti della natura. Su fogli bianchi, le nostre matite hanno disegnato il sole sorridente e l’azzurro mare piatto solcato da vele colorate in estate, foglie gialle e arancioni che svolazzano nel vento autunnale, la neve che imbianca il mondo in inverno,  fiori sugli alberi e sui prati e rondini in volo nella stagione primaverile. I nostri temi hanno raccontato di giornate lunghe e corte, di animali in letargo e di risvegli, di alberi spogli e alberi fioriti e del viaggio delle belle rondinelle. E, P1120109ricordo, da bambina, la tenerezza infinita verso quelle piccole creature, costrette a lasciare la loro casa e a volare per giorni e giorni, per arrivare, stanche e affamate, in luoghi lontani e sconosciuti… per, poi, ritornare a casa alla fine della fredda stagione. E, a quei tempi, era proprio l’arrivo delle nere rondinelle, con le loro code biforcute e il petto bianco, ad annunciare la primavera. Noi bambini si tentava di rincorrere i loro voli o, curiosi, cercavamo i loro nidi per osservarne i piccoli. Ma oggi? Che fine hanno fatto le rondini? Il  ritmo e il flusso delle migrazioni delle rondini, e degli uccelli tutti, stanno cambiando.  La Lipu denuncia il bracconaggio nel Mediterraneo e l’aumento delle temperature sul pianeta (che determinano passaggi insoliti e bruschi da una stagione ad un’altra) come cause della diminuzione degli uccelli. Ormai tendono a diminuire le rondini e le altre specie di uccelli migratori e quei pochi, giustamente, se ne stanno lontani dalle nostre città inquinate e rumorose, preferendo i più tranquilli borghi di campagna.

GAB_11_672-458_resizeQui a Roma, oggi, è più facile incontrare, oltre i soliti piccioni e passerotti, nuovi coinquilini come gabbiani e pappagalli. Sì, pappagalli! E’ da qualche anno che la città è invasa da bellissimi pappagalli colorati, i parrocchetti. Arrivati, tra il 2007-2008, chissà da dove e come, ora si sono moltiplicati e hanno invaso i parchi e i luoghi verdi della città. Soprattutto al tramonto e all’alba,  schiamazzanti stormi, di colore verde e celeste, solcano i cieli della capitale. E fanno a gara con i piccioni per conquistarsi una briciolina di pane. Anche i gabbiani, visti sempre sugli scogli a ridosso del mare, vivono in città, come Roma, che dal mare distano pochi chilometri. Spesso ne vedo qualcuno aggirarsi, addirittura, nel mercato di frutta e verdura del mio quartiere o vicino ai cassonetti alla ricerca di qualcosa da mettere nel becco.

Roma - Cassonetti pieniCome cambiano i tempi!! Tutto sembra dimostrare che anche gli uccelli, come gli uomini, devono con grandi difficoltà adattarsi per sopravvivere in un mondo dove tutto è sconvolto e nulla sembra più scontato. L’artefice chi è? La risposta la conosciamo, purtroppo. Molti scienziati affermano che, ormai, siamo ad un punto di non ritorno! Peccato, qualcuno ci aveva donato un mondo tutto nostro, infinitamente meraviglioso e generoso, ma noi non siamo capaci di salvaguardarlo dalle nostre stesse prepotenze e avidità!

Maria Iorillo 5 aprile 2014

© Copyright 2014 Maria Iorillo

Fonte delle fotografie:

http://fotografia.deagostinipassion.com

http://xoomer.virgilio.it/alexwebdesign

http://images.roma.corriereobjects.it

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L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente prende il volo

“L’Italia, l’uomo, l’ambiente” prende il  volo!

La nuova rivista on line “L’Italia, l’uomo, l’ambiente” è appena al secondo numero, uscito il 1 Aprile scorso, ma già vola alto nell’apprezzamento degli utenti. Fino ad ora, per un paio di mesi, è stata ospitata dal sito www.spezialefiesolano.it, di Alberto Pestelli, che è anche il coordinatore della redazione: le migliaia e migliaia di contatti che si sono registrati in  questo periodo, e il più che soddisfacente numero di download con cui i due numeri usciti sono stati “scaricati” dal web, ci hanno convinto che era il caso di acquisire per il nostro periodico un sito proprio, attivo già da oggi: www.italiauomoambiente.it, al quale potrete facilmente accedere per leggere e scaricare tutti gli articoli e le immagini che pubblicheremo. Tuttavia, rimarrà uno stretto collegamento con lo “speziale fiesolano”, che assolverà il compito di “vetrina specifica” per gli eventi, culturali, letterari e artistici, che continueremo a promuovere: da esso sarà possibile visualizzare il materiale che andrà poi a comporre, il primo d’ogni mese, le pagine de “L’Italia, l’uomo, l’ambiente”.

Al di là di questa segnalazione tecnica, assicuriamo tutti coloro che ci sostengono che la rivista, la quale si fonda, è bene ripeterlo, sulla solida esperienza “storica” di “Toscana, l’uomo, l’ambiente”, si arricchirà di nuovi contenuti e di nuovi collaboratori, che rappresenteranno, è questo il nostro obiettivo, tutte le regioni italiane. Per finire, ripetiamo l’invito ai nostri lettori di farci pervenire contributi e commenti, ma anche segnalazioni di temi che si vorrebbe fossero trattati e di ”malefatte ambientali” , ancora poco conosciute, da denunciare e, se possibile, fermare… in fondo, siamo qui per questo!

Il direttore

Gianni Marucelli

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