Novità del 2020…

 

Gentilissimi lettori e amici,

a partire dal 1 Gennaio la nostra rivista è entrata a far parte di PRO NATURA FIRENZE, storica associazione di promozione sociale fondata nel 1974 aderente alla Federazione Nazionale Pro Natura.

Secondo l’articolo 2 dello proprio Statuto, Pro Natura Firenze intende condurre un’opera di informazione e formazione sui temi ambientali , espletare un’azione di vigilanza e segnalazione e denunzia degli abusi nell’utilizzazione del territorio, promuovere e appoggiare le iniziative conservative e ricostitutive dei valori e delle risorse dello stesso”.

La seconda novità riguarda il download dei numeri della rivista. Per facilitare coloro che non riescono ad eseguire il download del file il direttore e il comitato di redazione hanno deciso che è possibile richiedere via e-mail i numeri della rivista del 2020 e degli arretrati presenti nella sezione Archivio. La richiesta va inviata ai seguenti indirizzi:

pronaturafirenze@libero.it

iuadirettore@yahoo.it

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A proposito di…

L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

a cura di Alberto Pestelli

Carissimi lettori e amici a partire oggi, 1 Gennaio 2020, la nostra rivista è diventata l’organo ufficiale di PRO NATURA FIRENZE, storica associazione ambientalista e culturale fiorentina fondata nel 1974, il cui presidente è il nostro direttore Gianni Marucelli. Pertanto a partire dal N° 1 di Gennaio 2020, sulla copertina del file troverete la dicitura L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente Periodico d’informazione e formazione ambientale e culturale di PRO NATURA FIRENZE.

Logo di Pro Natura Firenze

 

Un altro anno si è concluso. Ci lasciamo alle spalle mesi di grandi soddisfazioni dal punto di vista editoriale e, nell’accingerci a iniziare il 2020, mi sembra opportuno tirare le somme dell’anno appena concluso.
Come lo scorso anno ho preparato una tabella dei download complessivi che riguardano sia la rivista nel formato PDF, sia i supplementi e mini e-book, sia i vari comunicati stampa che ci sono stati inviati dalla Federazione Nazionale Pro Natura e da altri siti ambientalisti.

Tabella Download
confronto dei dati riscontrati il 31 dicembre 2018 e dei dati al 31 dicembre 2019
2018 2019
9780 10314


La previsione per il 2019 di ottenere più download rispetto al 2018 si è avverata anche se tale aumento è stato di poco più di 300 unità. Tuttavia abbiamo superato quota 10000 download. Ciò ci induce a sperare ad un ulteriore aumento dei download per questo nuovo anno appena nato.
Per quanto riguarda le visita al nostro sito abbiamo avuto un decremento rispetto al 2018: 90211 contro le 113964 presenze.

Visite al sito della rivista

2018 2019
113964 90211

Visite totali al sito www.italiauomoambiente.it
dal 6 aprile 2014 (data di apertura del sito) al 31 dicembre 2019: 321333

La causa di questa perdita va ricercata nella nostra minor presenza sul sito che andrebbe gestita con più frequenza e soprattutto con più articoli. Vogliamo ricordare che siamo tutti quanti volontari e che dobbiamo occuparci soprattutto delle nostre professioni, ma il nostro impegno per l’Ambiente, per la Cultura e l’Arte rimane altissimo. Come coordinatore di redazione vorrei invitare tutto coloro sensibili alle nostre tematiche a darci una piccola mano nel divulgare la nostra rivista. Quindi, nonostante qualche piccolo calo, ci troviamo davanti ad un successo più che ottimo. Successo che intendiamo ripetere mettendoci ancor più d’impegno nel garantire un’informazione ambientale più ampia possibile, nell’offrire pagine di cultura e arte, facendovi viaggiare insieme a noi per gli angoli più belli, singolari e caratteristici del nostro bellissimo paese.
Un sentito grazie va al nostro direttore Gianni Marucelli per la sua grande professionalità giornalistica e la sua disponibilità con tutti noi. Vogliamo ringraziare la presidenza e il consiglio direttivo di Pro Natura Firenze, di Pro Natura Toscana e la Federazione Nazionale Pro Natura per il loro prezioso sostegno.


Alberto Pestelli, Coordinatore di Redazione

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Comunicato Stampa del C.A.A.R.T. su  Conferenza sul  clima, COP 25 di Madrid.

IL CAART, Coordinamento Associazioni Animaliste e Ambientaliste della Regione Toscana, esprime profondo rammarico per il fallimento della Conferenza sul Clima a cui hanno partecipato circa 200 Nazioni, fra cui l’Italia.
I membri delle varie nazioni, dalle più ricche a coloro che temono di perdere le proprie opportunità sulla via dello sviluppo,  non sono stati capaci di redigere e firmare un documento comune date le divergenze che li hanno irrimediabilmente allontanati. Il mondo è sulla soglia di una catastrofe irreversibile e l’uomo non vuole rinunciare al suo posto di predominio sul pianeta. La visione antropocentrica generale e la solita cieca fiducia nelle capacità umane impedisce di credere ai dati scientifici e ai cambiamenti climatici che sono sotto gli occhi di tutti e stanno cominciando a produrre morti e devastazioni, incendi e scioglimenti polari.


Gli ambientalisti ed animalisti hanno sempre avuto un approccio biocentrico, cioè l’uomo fa parte del pianeta e resterà anch’esso schiacciato come gli animali e le piante prima di lui.
E questo è inevitabile perché stiamo rompendo l’equilibrio su cui il sistema terra si regge.
La sfida di un futuro molto prossimo dunque sarà quella di cambiare modello di sviluppo, creare un sistema eticamente ed ecologicamente sostenibile. 
E non possiamo aspettare solo le decisioni dei Governi, dobbiamo cambiare stile di vita, abbandonare il consumo di carne, una delle maggiori cause di inquinamento, preceduta sono dall’uso dell’energia derivata dai fossili !!
La biodiversità, parola grande assente dalle discussioni pubbliche. è fondamentale ed è sempre più a rischio, anche a causa del generale disinteresse dei media per la natura,cecità generale che non tiene conto che l’uomo respira ossigeno e ha bisogno dei prodotti della natura per nutrirsi.
Il Ministro Costa ha annunciato che il Decreto sul Clima è legge !!
Abbiamo paura di trovarci davanti alle solite chiacchiere, promesse poi non mantenute, come quella sull’  “abbandono graduale ” dei circhi con animali, legge decaduta in quanto non sono mai stati fatti i decreti attuativi !!
L’Italia non brilla certo per coscienza ambientale, siamo indietro decine di anni dagli stati europei, ma dobbiamo cambiare perché fra poco sarà troppo tardi. Dunque occorre:
Maggiore rispetto per i boschi, basta tagli indiscriminati e non necessari.
Maggiore rispetto per gli animali anche selvatici e dunque drastica riduzione dell’attività venatoria.
Riduzione del consumo di carne e pesce, il Mar Mediterraneo e gli oceani sono ormai al collasso.
Speriamo che queste nostre osservazioni ormai ripetute da anni e anni siano finalmente recepite dai nostri amministratori e dalle persone,
noi che siamo stati così fortunati ma irresponsabili perché ubriacati dal benessere, abbiamo una responsabilità verso le nuove generazioni.
Non potremo più guardarci allo specchio e guardare i bambini senza vergognarci se non facciamo qualcosa adesso.

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Finalmente un vero inverno

PILLOLE DI METEOROLOGIA

a cura di Alessio Genovese

Inverno – Dipinto di Alberto Pestelli

Gentili lettori, le previsioni meteorologiche fanno parte oramai del quotidiano di tutti noi; c’è chi le ascolta in TV oppure le va a ricercare su internet e c’è anche chi viene attratto inavvertitamente da link che vengono inviati sui cellulari anche più volte alla settimana. In merito all’inverno 2019/2020 che è appena iniziato (01 dicembre) molti di voi avranno avuto modo senz’altro di leggere le proiezioni stagionali dei principali centri di calcolo mondiali. Tali previsioni fino a fine novembre hanno suggerito l’ennesima stagione per nulla fredda e dominata per lo più dall’anticiclone che determina tempo stabile o eventualmente nebbie ed inversione termica, con freddo umido nei bassi strati ed aria più calda man mano che si guadagna quota. Ebbene, il consiglio che vi diamo è quello di non prendere del tutto sul serio tali previsioni; del resto a fine ottobre nessuno di questi centri di calcolo fisico-matematici aveva previsto un mese di novembre caratterizzato interamente da correnti atlantiche. Riteniamo che l’errore alla base delle previsioni per novembre si stia ancora ripercuotendo sulla previsioni per il trimestre invernale.

 

            Più volte chi scrive in questa rubrica ha sottolineato come la sua sia soltanto una passione innata per la meteorologia, ma che il suo lavoro si limita per lo più ad un’iniziativa di tipo giornalistico e gli spunti per gli stessi articoli gli vengono forniti da una continua analisi degli stessi modelli sopra citati ma, soprattutto, dalla lettura di previsioni di persone esperte (soprattutto grandi appassionati che si dedicano alla materia solo a livello amatoriale e quindi non possono essere considerati veri meteorologi). Ebbene, dalla sintesi di tutto ciò ci sentiamo di confermare quanto avevamo ipotizzato già da qualche anno, ovvero che quello appena iniziato possa essere a tutti gli effetti l’inverno della svolta dopo 4/5 anni caratterizzati esclusivamente da singoli episodi di freddo (anche intenso) che hanno coinvolto, per un limitato periodo di tempo, solo alcune aree limitate della nostra penisola. A dire il vero, molti di voi si saranno accorti come negli ultimi anni abbia nevicato di più sulle coste dell’Italia meridionale che non in pianura Padana. Sarebbe troppo noioso ora stare a spiegare le ragioni di tale fenomeno, ma vi possiamo dire che da quest’anno, e probabilmente anche per il prossimo futuro, dovremmo rientrare nella normalità, con freddo e neve che ritornano per lo più nel centro-nord dello stivale, anche in maniera più frequente del recente passato. Per i più curiosi, che poi vorranno approfondire a parte le argomentazioni scientifiche, posso far riferimento al ruolo che riveste il ciclo solare nella circolazione atmosferica e l’indice della NAO (North Atlantic Oscillation) che indica la differenza di pressione al livello del mare tra l’Islanda e le Azzorre.

            In sintesi, a dispetto di chi da molti anni ha urlato che non avremmo più avuto inverni con la “I” maiuscola, ci sentiamo di prevedere una stagione molto dinamica con diverse possibilità di piogge e nevicate per lo più nel centro-nord. Nello specifico, dicembre dovrebbe essere per lo più un mese interlocutorio ma comunque molto dinamico, con solo brevi periodi dominati dall’alta pressione. Tra il 12 ed il 15 del mese circa potrebbe esserci il primo affondo relativamente freddo (non ha senso in questa sede azzardare se e dove nevicherà e del resto quello delle previsioni al dettaglio non è mai stato lo scopo di questa rubrica che indica solo tendenze). Tra la fine del mese e gli inizi di gennaio il vortice polare, la grande perturbazione fredda che determina le sorti dell’inverno con il suo grado di forza e con le sue traiettorie, per la prima volta dopo molti anni, dovrebbe entrare seriamente in crisi a causa di un importante surriscaldamento in zona polare, con la conseguenza di colate fredde che potrebbero colpire a più riprese anche il Mediterraneo. Non è da escludere, in tali fasi, che l’Italia possa essere raggiunta anche da aria continentale o siberiana. Questo trend abbastanza freddo, seppure con inevitabili pause, potrebbe proseguire per quasi tutto l’inverno ma noi non mancheremo di aggiornarvi mese per mese. Finalmente gli amanti della stagione fredda non dovrebbero più annoiarsi!

Alessio Genovese

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Grazzano Visconti…

Il Borgo di Luchino Visconti

a cura di Maria Iorillo

Pur girando in largo e in lungo per lo Stivale, non finisco mai di sorprendermi. C’è sempre un posto nuovo da scoprire, dove immergersi, commuoversi e imparare… e che mi conferma che il nostro bel Paese non ha nulla da invidiare a nessun altro luogo del mondo. Non a caso, l’Italia è il Paese, insieme alla Cina, che nel 2019 detiene il record di maggior numero di Patrimoni Unesco. Mare, monti, laghi, panorami, città d’arte, borghi, monumenti… e tanta, tantissima storia.

Ѐ il giorno di Santo Stefano e ci dirigiamo verso Grazzano Visconti, un borgo medioevale in provincia di Piacenza, del quale avevo visto alcune immagini nel web e che avevano catturato la mia curiosità.

Parcheggiata la macchina fuori dal borgo, varchiamo l’ingresso di Grazzano ed… eccoci catapultati in un mondo apparentemente antico. Costruzioni affrescate, piazzette, vivaci botteghe artigianali, statue e fontane… avvolte dalla nebbia che, ahimè, ha caratterizzato tutto il periodo delle mie vacanze natalizie a Parma.

Un’atmosfera quasi surreale, suggestiva. Mi lascio guidare dall’istinto del viaggiatore, dalle sensazioni di donna. Attraverso le viuzze, entro nelle botteghe di ferro battuto e di ceramica, ammiro gli affreschi sulle mura delle case.

Seguo le indicazioni per il castello… ma un grande cancello ne impedisce l’accesso. Peccato che proprio oggi sia chiuso. Ho letto che è incantevole nelle sue forme e nella flora e fauna del suo parco. Mi accontento degli scorci… e proseguo entrando in una corte antica, dove è allestito il museo degli attrezzi agricoli. Alcuni li riconosco, di altri ne immagino l’uso, mentre di altri ancora non riesco a intuirne la funzione. Tanti vecchi utensili e macchine arrugginite che avranno lavorato per molti anni prima di mettersi da parte per far spazio ai “più aitanti cugini moderni”.

In quella nebbia, spesso mi sembra di scorgere l’ombra di Aloisa, il fantasma che si racconta si aggiri per il borgo e il castello “a portare Amore e profumo alle belle donne che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti”. Aloisa era una donna morta di gelosia in seguito al tradimento del marito, un capitano di milizia. Le tante statue, che la rappresentano e sparse in ogni angolo, mi suggestionano non poco e mi portano sovente al suo dolore… ma il freddo, per fortuna, mi incita ogni volta ad andare avanti.

In un pozzo, posto in un angolo della piazzetta principale, lancio una monetina. Così fan tutti… ed emulo il gesto nella speranza di… chissà cosa!

“Al tocco”, come direbbero i miei amici fiorentini, entriamo in uno dei tanti locali del borgo, quello che, leggendo le recensioni, ci ha più ispirato. E, in effetti, in un ambiente caldo nei colori e nell’arredamento, gustiamo piatti tipicamente piacentini: salumi e gnocco fritto, tortelli, pancetta arrosto con patate e una deliziosa sbriciolata. Sì, abbiamo esagerato, lo so… ma la colpa è del freddo, del desiderio di scaldarsi!                  

Tra la visita al museo delle cere e a quello delle torture anche il pomeriggio scorre piacevolmente.

Prima di uscire da Grazzano, mi volto indietro per racchiudere in un ultimo sguardo le sue forme e i suoi colori a 360 gradi e… per immaginare Luchino Visconti bambino aggirarsi per quelle stradine del borgo fatto costruire dal padre, il duca Visconti, agli inizi del ‘900, intorno all’antico castello del XV secolo. Lo vedo giocare con le sorelle mentre organizza “i teatrini”, sistemando luci, realizzando scenografie, insomma anticipando quello che poi sarebbe diventato il suo lavoro, il registra cinematografico.

E prima che il freddo di quella giornata d’inverno ci congeli completamente, lasciamo Grazzano Visconti portando con noi una gradevole sensazione di sazietà negli occhi e nel cuore… e non solo.

P.S. I colori del borgo sono offuscati dalla nebbia, vi consiglio di cercare nel web immagini di Grazzano Visconti nei giorni di sole… ne rimarrete folgorati!

Maria Iorillo

 

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Tangosolo

a cura di Gianni Marucelli

PER GLI APPASSIONATI DEL TANGO, UN APPUNTAMENTO ECCEZIONALE AL TEATRO DEL CESTELLO DI FIRENZE

Il 26 e 27 ottobre Donatella Alamprese torna a cantare il suo genere preferito, il Tango, in uno spettacolo ad esso dedicato al Teatro del Cestello di Firenze. Il titolo dell’evento, “Tangosolo”,non lascia dubbi, così come la straordinaria presenza di un bandoneonista quale Toni Pezzanov, che affiancherà Marco Giacomini e la sua chitarra.
Il bandoneon è uno strumento tipico del Tango, ma non sempre è facile trovare nel nostro Paese uno strumentista che lo proponga in concerto a questi livelli: in genere viene infatti sostituito dalla fisarmonica. Questa impronta “filologica” sarà per certo apprezzata dal pubblico, in una serata (replicata nel pomeriggio del giorno seguente) già resa affascinante dalla voce splendida della Alamprese, che del Tango è sicuramente la migliore interprete italiana. Il concerto proporrà brani sia del tango “classico” che “nuevo”, presentando dunque una sorta di “spaccato” storico di questo genere musicale.


La presenza in scena di due Maestri del tango ballato quali Nicola Campinotti e Annalisa Bonechi,
che impreziosirà la coreografia, non sarà che un “aperitivo” per i tangueri che certo non mancheranno tra il pubblico, i quali dopo lo spettacolo della domenica pomeriggio, potranno partecipare gratuitamente alla Milonga a loro dedicata sulla bellissima Terrazza panoramica e nel Foyer del Teatro.
Un appuntamento, quindi, da non mancare assolutamente.

Spettacoli: sabato ore 20,45 – Domenica ore 16,45

Info e prenotazioni: Teatro del Cestello 055 294609

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CALABRIA: PENTEDATTILO, LA MANO DEL DIAVOLO

a cura di Gianni Marucelli

È una mattinata di settembre, calda e serena. La strada sale ripida dalla costiera jonica, in un paesaggio brullo, punteggiato da fichidindia dai frutti maturi, che nessuno raccoglie, nonostante siano dolcissimi, per non riempirsi la mano di spine, come è capitato a me, inguaribile goloso.

Piccoli gruppi di cani randagi, o comunque sfuggiti alla tutela del proprietario, percorrono queste aride pendici, che sono il preludio dell’Aspromonte, in cerca di cibo.

Sullo sfondo, ormai vicina, appare quella straordinaria formazione rocciosa che è conosciuta con due nomi, un ossimoro permanente, Calvario/Mano del Diavolo, come del resto è questa terra, di selvaggia bellezza e di sconfortante povertà.

Le cinque vette che costituiscono il complesso montuoso, apparentemente assai simili a quelle dolomitiche, hanno dato il nome al borgo arroccato sulle pendici, Pentedattilo, in greco “cinque dita”.

Antichissima colonia calcidese, fondata nel 640 a.C., Pentedattilo conservò grande importanza per tutto il periodo greco-romano, in quanto presidio militare su una fiumara che scende dall’Aspromonte, per gran parte dell’anno asciutta e quindi facilmente percorribile da eserciti invasori; benché fortificato in seguito il paese venne più volte devastato dagli attacchi dei Saraceni, da quelli di vicini potenti e aggressivi e da un nemico subdolo, ma molto più terribile: il terremoto.

Nei secoli, la popolazione lo ha quindi progressivamente abbandonato, rendendolo di fatto un “paese-fantasma”, non dissimile da altri che esistono in Calabria; non mancano però, ormai da qualche decennio, gli sforzi per recuperarlo alla fruizione turistica, tramite l’ubicazione di negozietti che vendono artigianato locale, il restauro della strada principale del borgo e importanti iniziative culturali come il Pentedattilo Film Festival, dedicato ai cortometraggi.

La strada finisce in un ampio parcheggio, da cui, a piedi, si percorre un breve tratto che conduce al borgo. Siamo proprio di fronte ai pinnacoli di roccia, di estrema suggestione, che dominano l’abitato. Ci accoglie il proprietario del primo dei negozietti, che si è assunto il ruolo di cicerone dei gruppetti di visitatori, ma che è anche il promotore di un’iniziativa che ci piace assai, in quanto amici degli animali: accanto alla bottega, ha organizzato una colonia felina per i tanti mici randagi, con casette e ciotole. Un’idea inusitata per queste terre, come abbiamo più volte avuto modo di constatare.

Ma il nucleo della storia, terribile eppure storicamente reale, che il bottegaio ci narra, ha poco a che fare con i gatti. È localmente ben conosciuta, è narrata nei documenti e in alcuni libri, ma nessuno di noi la conosceva. Ve la riproponiamo con parole nostre.

Corre l’anno del Signore 1686. Tutta l’Italia meridionale appartiene alla Corona di Spagna, che vi esercita il potere tramite un Viceré residente a Napoli.

Il feudo di Pentedattilo, dopo essere stato per molto tempo di proprietà degli Abenavoli, baroni di Montebello Jonico, per varie vicende è passata nelle mani dei marchesi Alberti, che risiedono nel castello le cui rovine sono ancor oggi visibili. Da poco è morto il vecchio marchese Domenico, e adesso è a capo della dinastia il figlio, Lorenzo Alberti, il quale, dovendo prender moglie, decide di legarsi a una famiglia spagnola molto vicina al potere centrale, domandando la mano di Caterina, figlia del Consigliere del Viceré, Don Pedro Cortez.

La sposa giunge a Pentedattilo scortata da amici e parenti, tra cui il fratello, don Petrillo Cortez.

Quest’ultimo, dopo le nozze, si ammala ed è costretto a prolungare la permanenza al Castello, dove ha modo di frequentare la cognata Antonietta. I due giovani si innamorano e hanno l’approvazione e la benedizione del marchese Lorenzo. Tutto bene, dunque? Niente affatto. Antonietta Alberti era ugualmente concupita dal barone Abenavoli, il potente vicino la cui famiglia un tempo aveva governato anche Pentedattilo. Forse era stata spesa qualche parola tra i due nobili, forse la fanciulla aveva mostrato una certa disponibilità… chissà. Come dimostra il Manzoni, a quei tempi l’orgoglio e il puntiglio degli aristocratici spagnoli si erano diffusi anche tra la nobiltà italiota, perciò non c’è da meravigliarsi se, alla notizia dell’imminente matrimonio tra Don Petrillo Cortez e Antonietta Alberti, il barone Bernardino Abenavoli si infuriasse oltre ogni limite e meditasse tremenda vendetta.

Sì, ma come penetrare nel ben munito castello? Serve un traditore, i Giuda del resto non mancano mai, che viene trovato nella persona di Giuseppe Scrufari, uomo di fiducia del marchese Lorenzo.

La notte del 16 aprile 1686 tutti, al castello, dormono. Il barone ha selezionato una pattuglia di fedeli armigeri e con loro attende pazientemente nei paraggi. La mano dello Scrufari apre una porticina, e ha inizio la strage. Bernardino Abenavoli in persona si incarica di entrare nella camera di Lorenzo Alberti. Lo ferisce con due colpi di archibugio, poi lo finisce con 14 pugnalate.

Gli armigeri si incaricano di terminare l’opera, uccidendo i servi fedeli e gli uomini presenti.

Il fratellino di Lorenzo, nove anni, si sveglia, certo piange. Qualcuno, forse lo Scrufari, lo afferra e lo scaglia contro le rocce, fracassandogli la testa. Scampa al massacro Don Petrito Cortez, che viene portato via in ostaggio, assieme alle donne, tra cui naturalmente Antonietta.

La comitiva fa ritorno in fretta a Montebello Jonico, dove il barone si sente relativamente al sicuro, avendo Don Petrillo come prigioniero. Non si fa scrupolo, dunque, di costringere Antonietta a sposarlo, di lì a poco.

Ma, per citare De Andrè, una notizia un po’ originale/non ha bisogno di alcun giornale./Come una freccia dall’arco scocca/corre veloce di bocca in bocca.

Tanto veloce che, nel giro di poche settimane, da Pentedattilo giunse alle orecchie di Don Pedro Cortez e a quelle del Viceré, a Napoli. Il quale dimostrò una dote che spesso, ai funzionari d’alto rango dell’epoca, mancava: determinazione e rapidità nelle decisioni. Un delitto di tal portata, del resto, poteva essere considerato un affronto diretto alla Corona!

Detto fatto, un vero e proprio piccolo esercito fu inviato a Montebello Jonico. L’ordine, prendere il Castello, salvare don Petrito e tagliare la testa al Barone e ai suoi accoliti.

Per Bernardino Abenavoli c’è poca scelta: morire difendendo le sue terre oppure tentare la fuga, recandosi appresso la giovane e recalcitrante moglie. Come si è visto, l’uomo era furbo e feroce: scelse questa seconda soluzione, combattendo e rompendo l’assedio con pochi uomini, per poi raggiungere il mare. Fece vela per Malta, sede dell’Ordine dei Cavalieri omonimi e perciò del tutto al di fuori delle competenze del Viceré spagnolo.

Prima, però, lasciò Antonietta, che gli sarebbe stata d’impiccio, anche come testimone a suo carico, in un monastero.

Don Petrillo e gli altri rapiti furono salvati e ricondotti a casa, le teste dei fedeli del Barone furono esposte sugli spalti del castello di Pentedattilo.

Noi non sappiamo cosa fece e disse il barone, per giustificarsi davanti al Gran Maestro dell’Ordine.

Sappiamo solo che infuriava la lotta tra l’Impero Turco e i Cristiani e che una buona spada, meglio se manovrata da un uomo coraggioso, faceva maledettamente comodo.

Così, qualche anno dopo ritroviamo quel furfante dell’Abenavoli a Vienna, davanti all’Imperatore.

Non doveva cavarsela male nemmeno con le parole, il Barone, perché, pur ammettendo le sue colpe, raccontò la vicenda inserendo molte attenuanti e concluse che, forse, sarebbe stato più utile alla Cristianità morendo sul campo di battaglia invece che sotto la scure del boia. Il sovrano lo ascoltò e… gli commutò la pena, nominandolo ufficiale del suo esercito.

Sia come sia, stavolta l’Abenavoli fu di parola: morì di lì a poco, colpito da una cannonata degli infedeli.

La vittima vera di tutta la storia, però, rimase Antonietta, il cui matrimonio fu annullato poco dopo dalla Sacra Rota: restò in Convento fino alla morte, incolpandosi di aver determinato, senza averne alcuna responsabilità, la distruzione della propria famiglia.

Oggi, della strage degli Alberti, rimangono le leggende, e l’inquietante Mano del Diavolo che, come quella insanguinata del Barone, continua a protendersi sul borgo…

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Animal Day 2019

Giardino dell’Orticoltura, Via Vittorio Emanuele II, FIRENZE

Domenica 13 Ottobre

Letteratura per l’Ambiente

Romanzi, Libri di Racconti, Libri di Poesie

degli scrittori soci di PRO NATURA FIRENZE

Associazione di promozione sociale

I proventi saranno devoluti per attività di educazione al rispetto della Natura e degli Animali e al sostegno della  “Corte dei Mici” il gattile di PRO NATURA VALDARNO

ALLE ORE 17,15 NEL TEPIDARIUM

Il presidente Pro Natura, Gianni Marucelli, parlerà sul tema:

La narrativa ambientale come strumento di sensibilizzazione ai temi ecologici

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Pillole di Meteorologia: Autunno 2019

a cura di Alessio Genovese

Gentili lettori, ben ritrovati all’appuntamento periodico della rubrica meteorologica de “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”, appuntamento che giunge all’inizio della stagione autunnale (01 settembre – 30 novembre) ed al termine di una stagione estiva che si è rivelata sicuramente più calda rispetto alle nostre aspettative. I periodi di caldo intenso hanno di fatto avuto una durata maggiore rispetto a quanto avevamo ipotizzato ad inizio giugno mentre le precipitazioni, in buona parte del paese, sono state tutto sommato nella norma, come correttamente avevamo previsto. Il numero delle estati “calde” sta sicuramente crescendo in maniera importante e tale fenomeno, ad oggi ancora difficile da spiegare scientificamente, non va assolutamente trascurato. Le configurazioni bariche, che si realizzano nell’emisfero nord, sono più o meno le stesse e di fatto vedono il Mediterraneo in posizione sfavorevole, ovvero il nostro territorio è una delle zone dello stesso emisfero nord che risulta più colpita dalle risalite di aria calda. Tali correnti calde negli ultimi anni hanno portato a delle isoterme via via sempre più calde, come se la potenza di un ipotetico phone risultasse sempre maggiore. In altri articoli avremo modo di tornare su tale argomento che risulta essere sicuramente molto importante.

Autumn landscape with country road in orange tone. Nature background

Diciamo subito che l’autunno partirà dando un importante segnale di discontinuità rispetto alla stagione estiva. In effetti, dal 02 settembre è previsto un importante ricambio d’aria in quasi tutto lo stivale a causa di un’imponente discesa di aria atlantica, che dovrebbe essere in grado di dispensare temporali anche intensi, forte ventilazione e discesa della colonnina di mercurio per diversi gradi soprattutto al centro-nord tra il 03 ed il 04 del mese di settembre. All’estremo sud non giungerà tutta l’aria fredda, che dovrebbe colpire per lo più l’alto ed il medio Adriatico, ma le temperature non saranno certamente elevate. A seguire, gli ultimi aggiornamenti dei modelli fisico-matematici vedono la possibilità di un’ ulteriore discesa di aria atlantica in grado di alimentare le condizioni di maltempo, almeno fin verso la fine della prima decade del mese. Ampliando il nostro orizzonte temporale è lecito attendersi una stabilizzazione del tempo, in quanto ad oggi non vi sono elementi tali che facciano pensare ad un autunno particolarmente freddo; caso mai è più facile attendersi temperature ancora superiori alle medie del periodo, anche se con delle anomalie non molto marcate. Le precipitazioni dovrebbero continuare a mantenersi nella norma. Tale trend dovrebbe proseguire per quasi tutto l’autunno anche perché il prossimo inverno, in base ai dati oggi in nostro possesso, dovrebbe risultare più facilmente a trazione posteriore piuttosto che anteriore, senza andare quindi a compromettere l’autunno con precoci irruzioni di aria fredda.

Alessio Genovese

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Dischi

a cura di Gianni Marucelli

Questo è un ricordo di famiglia del quale non ho mai parlato, tanto meno scritto.

Risale all’estate del 1947, un’epoca in cui probabilmente ero già presente, ma allo stadio di feto, nella pancia di mia madre, e perciò non posso essere definito testimone oculare…

Riporto quindi, soltanto, quanto mi fu raccontato, qualche anno dopo, sia da mio padre che da mia madre, che furono molto precisi nel situare l’evento e le circostanze.

Dunque: Guido Marucelli e Teresa Mauri si erano sposati nella primavera precedente, a Firenze, città nella quale lui era nato e aveva sempre vissuto e lei si era trasferita, da Torino, ancora adolescente. Non erano più molto giovani: la guerra e quel che comportava aveva ritardato la loro conoscenza e il loro matrimonio, come per molte altre coppie, era avvenuto nel momento in cui, passata la bufera, si cominciava a ricostruire; magari il futuro non era in realtà così radioso ma, per chi aveva vissuto i momenti funesti del conflitto, dei bombardamenti, dell’occupazione nazista, doveva apparire per lo meno dipinto di un rosa acceso.

Quell’estate, la prima dopo le nozze, e forse proprio per questo, erano andati a “villeggiare” non lontano dalla città, in un paesino che si chiama Montepiano, posto a ottocento metri di altezza sull’Appennino tosco-emiliano, nell’alta valle del fiume Bisenzio. Una località che forse aveva conosciuto tempi migliori, se è vero che era frequentata già verso la fine del XIX secolo dalla buona borghesia fiorentina e pratese; comunque le strade, dopo la guerra, erano malmesse e anche il viaggio di poche decine di chilometri sui vecchi e scomodi pullman di linea poteva essere considerato una piccola avventura.

Non so dove alloggiassero; se in una pensioncina o, come spesso a quei tempi capitava, presso una famiglia che affittava una camera per brevi periodi; dalla mia esperienza personale, fatta nella primissima fanciullezza, posso però indovinare che si trattava di una sistemazione semplice, senza bagno privato (si trovava solo negli Hotel di gran lusso) e senza acqua corrente in camera. Un lavabo con la classica catinella di ferro smaltato e una brocca piena era il massimo delle comodità consentite in un borgo appenninico.

Vi erano però, e in abbondanza, aria buona, boschi e verdi panorami, cibo magari modestamente cucinato ma, almeno, non più strettamente razionato. Praticamente, il paradiso, per chi era scampato ai lutti e agli orrori e aveva trovato per giunta l’amore.

Teresa aveva 32 anni, era snella, coi capelli scuri e ondulati, molto carina anche per i canoni attuali.

Guido, trentaseienne, non ancora toccato dalla pinguedine che lo avrebbe poi contraddistinto, già un po’ stempiato, faccia da bonaccione che non lo avrebbe mai abbandonato, non aveva certo un fisico atletico, ma il fatto che fosse ancora vivo e integro non era affatto da sottovalutare.

Chissà se Teresa sapeva di essere già incinta, seppur da pochissimo, e se glielo aveva rivelato: voglio sospettare che conservasse quel piccolo segreto – enorme per lei che aveva perso il padre appena dopo la nascita e aveva subito molte angherie dalla sorte, tra le quali un patrigno questurino e manesco – per farne dono al marito proprio durante quella loro prima vacanza insieme.

Penso – e spero – che quei giorni a Montepiano siano stati davvero felici : presto il destino, oltre alla gioia per la mia nascita, avrebbe riservato alla coppia sventure a iosa e una vita davvero difficile.

Però, su quei monti si stava al fresco, si camminava mano nella mano, si scambiavano quattro chiacchiere coi paesani e con le altre coppie venute a villeggiare; dopo il tramonto, e la cena che immagino piuttosto parca, si andava ad ammirare il sorgere delle stelle, così diverse, allora, perché non ancora offuscate dall’inquinamento luminoso.

Fu in una di queste sere tranquille che accadde. Riporto, quasi parola per parola, ciò che mi è stato narrato più volte durante l’infanzia e l’adolescenza.

A un tratto, nell’oscurità incombente, una gran luce si accese: un oggetto a forma di piatto rovesciato, roteante lento sul proprio asse, la emanava, sospeso nell’aria all’altezza degli occhi di quei pochi giovani innamorati che si trovavano sul luogo. Nessuno sapeva di che si trattasse, nemmeno per sentito dire, e nessuno si immaginava che di lì a qualche mese quel fenomeno si sarebbe ripetuto più volte, in Italia e nel resto del mondo, e avrebbe affascinato l’immaginario collettivo. Rimasero dunque a guardare, più stupiti che sgomenti: di cose brutte ne avevano viste e provate sulla propria pelle fin troppo, negli ultimi anni, ma questa… questa era bella!

A quale distanza si trovasse, quali fossero le dimensioni dell’oggetto, a nessuno venne in mente di stimare. Forse Teresa si strinse al marito, a cercare protezione, ma soltanto perché in un angolo della sua mente c’ero io, il suo bambino di cui ancora nessuno sapeva…

Durò pochi secondi, un minuto, molti: non me lo hanno precisato. Si cronometrano i miracoli?

Poi il disco luminoso ebbe una vibrazione e, a velocità inconcepibile, sparì dietro le montagne.

Probabilmente le coppie presenti si guardarono, forse scambiarono qualche breve commento, ma nessuno, almeno così pare, ne parlò nei giorni successivi. Niente di niente apparve sui giornali locali, e la radio aveva ben altre notizie da comunicare.

 

La coppia tornò alla sua stanza. Vorrei immaginare che la notizia del mio concepimento sia stata data a mio padre proprio quella notte, fra un bacio e l’altro, così da potermi considerare, un po’, anche figlio di altri mondi… ma non lo saprò mai.

Nota:

In quello stessa estate accadde – se è vero – negli USA il famoso “incidente di Roswell”, nel quale un UFO andò a schiantarsi a terra coi suoi occupanti. Materiale e corpi furono recuperati dall’Esercito e dall’Aviazione degli Stati Uniti, e da allora hanno costituito uno dei più grandi enigmi del nostro tempo.

Un secolo innanzi – esattamente il primo novembre del 1864 – la Contessa Gertrude Baldelli si trovava sul terrazzo della sua villa di Montespertoli. Alle 22,53 (la contessa era evidentemente una persona precisa) avvistò “un bianco globo di fuoco molte volte più grande della luna piena”, immobile nel cielo. Scomparve dopo circa un minuto. La notizia fu riportata qualche tempo dopo dalla rivista inglese “Astronomical Register”.

Il 27 ottobre del 1954, nel pomeriggio, si giocava, allo Stadio Comunale di Firenze, l’incontro Fiorentina-Pistoiese, alla presenza di diecimila spettatori. All’inizio del secondo tempo, un oggetto voluminoso si materializzò sopra la Torre di Maratona. “Era scuro”, precisa il terzino della Fiorentina e poi della nazionale Ardico Magnini. Tutti volsero lo sguardo al cielo, compresi i giocatori e l’arbitro. La partita fu sospesa. Dopo un po’, l’oggetto scomparve a gran velocità.

Quella sera, ricaddero sulla città e sui dintorni filamenti argentei, silicei.

Una splendida tavola di Walter Molino, sulla Domenica del Corriere, immortalò l’avvenimento.

 

 

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