PILLOLE DI METEOROLOGIA: IN ARRIVO IL GELO DELLE STEPPE SIBERIANE

-IN ARRIVO IL GELO DELLE STEPPE SIBERIANE-

A cura di Alessio Genovese

 

 

Ad inizio inverno avevamo ipotizzato che questa stagione potesse risultare in qualche modo interlocutoria fra gli ultimi 4 inverni molto miti e delle future stagioni con clima probabilmente più consono al periodo invernale. In effetti dicembre, pur senza particolari picchi di freddo, è risultato in linea con le medie del periodo, se non leggermente al di sotto, e con molte occasioni nevose fino a quote di medio-bassa collina; gennaio invece è risultato abbastanza dinamico ma con temperature elevate. Febbraio fino ad ora è stato abbastanza freddo soprattutto al centro-nord ma, in base alle elaborazioni dei modello fisico-matematici, dovrebbe stupire proprio negli ultimi giorni del mese, quando è attesa una vera e propria irruzione gelida con il movimento retrogrado di un ramo del vortice polare direttamente dalla Siberia.

Ciò che dovrebbe avvenire a partire da domenica 25 è la conseguenza di un evento stratosferico estremo (ESE) che è avvenuto intorno ai giorni 11-12 del mese. In sostanza, in stratosfera si è registrato un imponente surriscaldamento in coincidenza della zona polare, che ha determinato uno split, ovvero una divisione in due lobi del vortice polare con una zona molto calda al centro. Per intenderci, in stratosfera (parte più alta dell’atmosfera terrestre) siamo passati in pochi giorni in corrispondenza del Polo da temperature di circa -80.°C a temperature intorno agli 0°C. Uno dei due lobi del vortice polare, come conseguenza di tali surriscaldamento, ha compiuto un movimento a ritroso dalla zona corrispondente alla Siberia fino a transitare oltre il Mediterraneo. A distanza di circa due settimane tali manovre si estenderanno anche ai piani bassi della troposfera (parte bassa dell’atmosfera) condizionando il tempo di tutto l’emisfero nord. Tale manovra è ben visibile dalla mappa sottostante. presa in prestito dal modello ECMWF finanziato dall’Unione Europea.

Come scritto in alto nella mappa, questa è la situazione che si dovrebbe presentare alle 13 di lunedì 26 febbraio. Una sinottica simile, che è il sogno di molti appassionati di meteorologia, è molto rara e forse è la situazione migliore (o peggiore a seconda dei gusti!) per far giungere il freddo nell’Europa occidentale. Si nota chiaramente come una lingua di aria calda, passando per la Scandinavia, arrivi fino alle regioni polari di nord-est, e sul suo bordo orientale una colata gelida compia il percorso inverso fino quasi a raggiungere l’Oceano Atlantico. Una configurazione in parte simile si è verificata ai primi di febbraio 2012. Nel 1985 invece il freddo seguì più una linea meridiana e meno orientale. Ora, nonostante siamo quasi avanti di un mese rispetto al ’12, le temperature in ballo sono addirittura quasi inferiori, anche se è vero che solitamente, man mano che ci sia avvicina all’evento, i modelli previsionali tendono poi ad individuare correttamente delle temperature un po’ più elevate di quelle mostrate ora.

Nel grafico sopra postato, riferito allo stesso orario del medesimo giorno delle prima mappa, si nota chiaramente il percorso della colata gelida, che sembra prendere come bersaglio principale tutti gli stati dell’est Europa ed in misura solo leggermente minore anche le nostre regioni settentrionali. Il colore rosso/viola indica le temperature più gelide. I numeri che si leggono sono le temperature previste alla quota di circa 1450 mt s.l.m. Per fortuna il gelo maggiore rimane sopra le nostre Alpi o adagiato sui Balcani. In queste regioni vi saranno sicuramente dei grandi disagi che però non spetta a noi quantificare.

Per quanto riguarda l’Italia, a meno che all’ultimo il gelo non decida di prendere una traiettoria più settentrionale andando oltre le Alpi (un minimo di rischio c’è!), il grosso del gelo inizierà a confluire dalla porta della Bora a partire dal pomeriggio/sera di domenica 25 con le prime nevicate nelle regioni del nord e in quelle del medio-alto Adriatico. L’apice del freddo, che dovrebbe estendersi a tutto il centro Italia e forse anche a parte del sud, si dovrebbe raggiungere nella giornata di martedì 27, quando le temperature massime difficilmente supereranno gli 0°C. Va considerato che l’aria che giunge dalla Siberia è aria che lungo il suo percorso non ha la possibilità di riscaldarsi molto, in quanto non attraversa alcun mare se non il piccolo Adriatico, ed inoltre, rispetto ad altri tipi di aria, tende a trasferirsi facilmente alle quote più basse, perdendo poco del suo gradiente. Se vogliamo, un’altra caratteristica di questo tipo di aria è quella di avere poca umidità e quindi le precipitazioni spesso sono inferiori rispetto all’aria polare-marittima o artica.

Ad oggi i modelli fisico-matematici ancora non sembrano in grado di inquadrare con precisione le precipitazioni che ci potranno essere e che ad oggi, almeno nella giornata di domenica e lunedì, dovrebbero riguardare per lo più il centro-nord lato Adriatico e forse anche parte delle regioni centrali. In realtà la possibilità di avere poi delle importanti precipitazioni nevose su gran parte del paese, come ad esempio avvenuto nel 1985, è legata molto alla circostanza che l’aria gelida si scontri con una perturbazione atlantica, che darebbe poi origine a dei minimi di bassa pressione più profondi ed importanti. Ad oggi vi sono anche delle incertezze sull’effettiva durata del gelo, che ha discrete possibilità di rimanere sul Mediterraneo almeno fino al 01 marzo, ma non è affatto da escludere che possa protrarsi fin verso la fine della prima decade del mese. In tal caso i disagi aumenterebbero notevolmente. Quello che per ora è più certo (circa 65% di possibilità) è l’arrivo di aria gelida in tutto il centro-nord ed anche delle nevicate nelle stesse zone almeno fino a tutto lunedì 26. Ad ogni modo, quando entra in gioco in Europa una massa d’aria gelida così imponente non è da escludere che si creino occasioni per prolungate nevicate in molte zone del paese. Del resto, in questi giorni si stanno già sprecando paragoni con il ’56, il ’85, il ’91 ed il 2012. Come sempre le conclusioni si trarranno alla fine. Nel frattempo meglio organizzarsi con un po’ di legna per chi ha il camino e di rimanere il più possibile nei luoghi chiusi con la spesa già fatta!!

Alessio Genovese

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AREZZO: DE CHIRICO SCULTORE NEL PALAZZO DELLA PROVINCIA

Di Gianni Marucelli

Giorgio De Chirico, di cui quest’anno ricorre il 130° dalla nascita, avvenuta a Velo, in Grecia, nel 1888, è notissimo come pittore, un po’ meno come scultore.

In realtà il fondatore della Pittura Metafisica si è cimentato spesso, e con esiti felicissimi, nella plastica, conferendo ai temi già trattati su tela un carattere tridimensionale che ne accentua il vigore.

Non ci dilungheremo qui su argomenti che non ci pertengono, ricordiamo solo che De Chirico è stato un artista geniale e cosmopolita, paragonabile a pochi altri nel panorama, pur ricco, della storia dell’arte del ‘900.

Per questo, la mostra apertasi ad Arezzo lo scorso 13 gennaio, e che resterà aperta fino al 4 marzo, pur presentando pochi pezzi del Maestro, è davvero significativa.

Si può visitare liberamente, ed essendo collocata proprio sull’Arce dell’antica città, la dove sorge la Cattedrale, può costituire una ulteriore, ghiotta meta per chi vuole visitare Arezzo in questo periodo.

Atrio del Palazzo Provinciale, dal 13 Gennaio al 4 Marzo 2018

 

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Torneremo agli alberi

La cara amica Iole Troccoli ci propone una sua bellissima poesia

Torneremo agli alberi

 

Torneremo agli alberi

quando saremo tutte le cose minute

i resoconti di pietre rotolate al fiume

l’inganno della luce tra i rami

che si fa promessa di vapore.

 

Torneremo in circolo

girotondo di chiocciole al contrario

innesco di un canto

sottocosta

parola che si pronuncia al buio.

 

Torneremo perché fa bene

essere nessuno

perché io sono te e tu sei tutti gli altri

e anche me

 

torneremo quando si faranno piccole le case

e nel viale si reciterà un’occasione

di gioia

di senso comune

di spaziosa misericordia.

 

Torneremo nella musica

nell’erba a fiotti

sotto una calotta di primavera

torneremo a notte

come ladri operosi

ricchi di malaffare azzurro

e lasceremo scie

ricordi strappati alle cortecce

abbracci stampati

urli alle radici.

 

Torneremo quando gli occhi degli alberi

ci guarderanno per primi senza chiudersi

occhi al bosco

alla bellezza che scende dalla montagna più vecchia

occhi marroni di fango grasso

bisonti in marcia sempre verso nord.

 

Perfino il cielo troveremo

a rotolarsi dentro

un cielo altissimo che non si inginocchia

silos celeste a crepitare il giallo delle foglie.

 

Così, saremo accesi

e sereni, finalmente

di tutto quanto è stato perso

con giudizio

lungo il viaggio.

 

Iole Troccoli © 26 gennaio 2018

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UNA LEGGE PER FERMARE IL CONSUMO DEL SUOLO

Il Forum “Salvare il paesaggio” presenta una legge per contrastarne la distruzione

È un problema cui raramente pensiamo, ma che, a differenza dell’inquinamento atmosferico o di quello idrico, non percepibile dai nostri occhi, è giornalmente sotto di essi: si tratta del consumo del suolo, un bene che non si produce né si compra da nessuna parte. Nelle nazioni industrializzate è diventato drammatico, e tale si presenta anche per l’Italia.

Destinare un terreno alla cementificazione è perderlo per sempre per altri fini, come la coltivazione. Se poi si apprende che il nostro pianeta (dati del Graham Center per il Futuro Sostenibile, Università di Sheffield) ha perduto, per inquinamento ed erosione, un terzo della superficie coltivabile, si allargano le dimensioni del problema a livelli globali.

Tornando al nostro Paese, ogni giorno viene cementificata una superficie di 35 ettari, pari a parecchi campi di calcio. Senza una vera necessità, perché, in realtà, abbiamo case, capannoni e altre strutture in esubero: ben 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700.000 capannoni dismessi, 500.000 negozi definitivamente chiusi, 55.000 immobili confiscati alle mafie; ai quali dobbiamo aggiungere 91.000 immobili di nuova costruzione invenduti.

Questo, in presenza di una popolazione numericamente stabile, quando non in declino.

Per visualizzare nella nostra mente il modo dissennato con cui, dal dopoguerra a oggi, abbiamo distrutto la terra su cui viviamo, basta pensare ai tremila chilometri del nostro litorale, da Ventimiglia a Trieste passando per Reggio Calabria e mettendo anche in conto le due grandi isole, Sicilia e Sardegna.

Sono stati cementificati in modo tale che è difficile trovare non dico cento, ma anche soli dieci chilometri continuativi di costa ancora intatta.

E gli esempi dei terreni di pianura orribilmente devastati si sprecano, a cominciare dalla campagna romana, in un tempo neppure così lontano luogo bellissimo in cui storia, cultura e natura si sposavano in modo splendido.

Per fronteggiare una situazione davvero non più sostenibile, da anni il Forum “Salvare il paesaggio”, che riunisce moltissime Associazioni e un team di tutto rispetto di specialisti, sta lavorando a una nuova legge di tutela del suolo.

Ora la legge è pronta e, in attesa che il nuovo Parlamento si insedi e cominci il proprio lavoro, il testo viene portato all’attenzione di tutti i cittadini, in particolare dei politici che potranno sostenerlo e farlo approvare.

Riportiamo qui alcuni brani della lettera che il Forum ha inviato:

Dieci articoli per una legge contro il consumo di suolo, per fermare “la modifica o la perdita della superficie agricola, naturale, seminaturale o libera, a seguito d’interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante la realizzazione – entro e fuori terra – di costruzioni, infrastrutture e servizi o provocata da azioni, quali asportazione ed impermeabilizzazione”.
Dieci articoli per una legge attesa da decenni o, almeno, dal 2009, quando un’ampia aggregazione nazionale di associazioni, comitati e singoli cittadini rese evidente l’insostenibile peso della speculazione edilizia.
Dieci articoli per una legge dal basso, dopo che lo scioglimento delle Camere ha sancito la fine ingloriosa del testo arenatosi al Senato, che ha vanificato lo sforzo avviato all’inizio della legislatura e l’impegno di tanti che avevano prestato il proprio servizio al Paese, producendo osservazioni, partecipando ad audizioni.

Un fallimento, quello della politica, che ci obbliga a riprendere con energia la battaglia, perché di battaglia si tratta, per arrestare subito il consumo di territorio. Arrestare e non limitare o ridurre. Perché quello che serve oggi è un taglio netto. Un obbligo per legge – spiega il Forum Salviamo il Paesaggio, promotore del progetto di legge -. Una legge che oltre a porre la parola “fine” al film ‘Le mani sulla città’ che va in onda ininterrottamente dal secondo Dopoguerra, punti tutto sul recupero dell’enorme patrimonio edilizio esistente, sulla bonifica e riconversione ecologica delle immense aree dismesse e abbandonate (una vera e propria emergenza diffusa su tutto il territorio nazionale che deve vedere lo Stato applicare il principio costituzionale che prevede la tutela della proprietà privata solo se questa ha una funzione sociale), sulla valorizzazione urbanistica, sociale, economica e culturale sia dei centri storici e sia delle periferie dormitorio cresciute fuori dalle mura e ai margini delle autostrade”.

La legge che oggi il Forum Salviamo il Paesaggio presenta e mette a disposizione del nostro Paese è stata scritta dal basso, frutto del lungo lavoro di un folto gruppo di esperti e arricchito dalle ulteriori proposte di tutte le migliaia di suoi aderenti e delle oltre 1.000 organizzazioni che lo compongono.
 Dieci articoli che se approvati dal Parlamento Italiano sarebbero la mera l’applicazione della nostra Costituzione, pur sembrando una vera rivoluzione.

Una legge per la quale il Forum Salviamo il Paesaggio è pronto a raccogliere le firme dei cittadini, dopo averla presentata all’attenzione della prossima XVIII legislatura della Repubblica Italiana.

Nove anni fa, il 24 gennaio 2009, a Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, veniva promosso il manifesto della campagna “Stop al consumo di territorio”: “Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto. Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.
Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto. La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!”

A quel pensiero è ancorata l’azione del Forum, costituito nel 2011: dopo avere registrato l’entrata del tema emergenziale del consumo di suolo all’interno dell’agenda “politica” e del Parlamento, ha dovuto però constatare che alle parole non seguissero norme stringenti.

La lettera ci trova pienamente d’accordo; e, mentre informiamo i nostri lettori che il testo della Legge, elaborato dal gruppo di specialisti del Forum, è disponibile sul web, auspichiamo che il nuovo Parlamento faccia semplicemente il proprio dovere, e la discuta e approvi in tempi brevi.

 

Fonte delle immagini: www.salviamoilpaesaggio.it

 

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Angiolo Pucci, I Giardini di Firenze, Vol. IV – RECENSIONE

Recensione a cura di Gianni Marucelli

 

Angiolo Pucci, I Giardini di Firenze, Vol. IV, Firenze

Olschki ed., 2017. Euro 48,00 – a cura di Mario Bencivenni e Massimo De Vico Fallani

Quarto tomo della monumentale opera realizzata da Angiolo Pucci nei primi decenni del secolo scorso, mai pubblicata e infine fortunosamente ritrovata non molti anni fa, questo volume prende in esame i “Giardini e orti privati della città”.

È perciò opera assolutamente innovativa, in quanto il verde pubblico a Firenze è stato trattato in vario modo da altri autori, mentre il privato, nonostante la città sia cresciuta nei secoli avendo al suo interno parchi, giardini e orti in numero ragguardevole, non era mai stato oggetto di uno studio così accurato e complessivo.

Ovviamente, nei quasi novanta anni che sono intercorsi tra il 1930 e i giorni nostri, la situazione urbanistica è molto mutata; ciò, tuttavia, accresce ancora il valore del libro, in quanto alcune – o molte – delle aree verdi prese in esame dal Pucci non esistono più, o hanno radicalmente cambiato aspetto.

L’abbondante iconografia, l’apparato delle Note, l’ampia bibliografia e gli indici accuratamente compilati, nonché la veste grafica preziosa, come è nello stile della Casa editrice fiorentina, rendono l’opera piacevolissima, sia da leggere che, più semplicemente, da compulsare: un libro, questo, che non può mancare sugli scaffali di chi, studioso o semplice appassionato, ama Firenze e la sua storia.

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Liguria – Framura per me

di Guido De Marchi

 

 

Non so se dipenda dal mio nome – Guido – di origine tedesca che dovrebbe significare uomo delle selve, o dagli anni dell’infanzia che mi hanno visto, insieme ai miei coetanei, girare in lungo e in largo i boschi e le colline intorno a casa: terre incolte e selvatiche ricche di profumi, frutti selvatici, animaletti guizzanti ora nell’erba ora sui rami degli alberi. Sta di fatto che, ad un certo punto, questo spazio ha cominciato a sparire ingoiato da selve di palazzi che crescevano un po’ dovunque cambiando per sempre la realtà del mio mondo.

Trovare, dopo anni, un luogo come Framura è stato per me un ritorno alle origini.

Qui, dove la solitudine non è la disperata angoscia di certe situazioni cittadine, ma un ritorno alla quiete, alla serenità di un ambiente ricco di vita, dove il silenzio è popolato di cinguettii, fruscii, voli, ora di uccelli ora di farfalle, ora di altri insetti instancabili, la solitudine diventa l’occasione per tornare a vivere a contatto con la natura. Il verde l’azzurro del cielo, il blu del mare ritornano ad essere i colori dominanti che si presentano ai nostri occhi che riscoprono il gioco cangiante delle nubi in perenne movimento mentre la sera si veste di colori, ogni volta diversi, allietata dalla frescura della brezza di terra.

Forse io continuo a percepire un mondo che è in me, o forse semplicemente riscopro qualcosa che avevo perso per strada, non so, anche il rapporto con le persone è diverso… si ha il tempo di chiacchierare, di raccontare, storie più o meno vere, è il raccontare che importa.

E qui, tra una chiacchierata e l’altra, ho ritrovato il clima di una Liguria che conosco da diversi decenni e che mi ha ispirato questi versi.

 

Terra d’aspri

 

Terra d’aspri

flagellati dal mare

e dal vento

pendii.

Di salsedine

corrosi pini

lecci ed agavi

e ulivi e genti

ombrose e solitarie

di taciturni costumi.

Terra verticale

che aduna

sulle strisce costiere

case ammucchiate

a risacca

in faticosa risalita

su erte irsute

spaccate dal sole.

Terra d’uomini

scolpiti da sale, sole

e spruzzi di tempeste

in approdi ristretti

rubati al mare.

Ti ho nelle vene

cara Liguria

e nell’animo dilaghi

tra imprecazioni

e mugugni

mentre sfiorisce

in incendi e colori

quel che resta

del giorno.

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Pillole di meteorologia – Le previsioni per febbraio

A cura di Alessio Genovese

Gentili lettori, ad inizio gennaio avevamo fatto cenno ad un’incognita importante, legata alla possibilità o meno di un rinforzo del vortice polare, così come avvenuto negli ultimi inverni. Tale rinforzo, che avrebbe anche potuto determinare per il nostro paese tempo assai monotono con possibilità di bel tempo o nebbie per inversioni termiche, sarebbe potuto avvenire paradossalmente per un eccessivo raffreddamento della stratosfera, che finisce per rinforzare le correnti zonali, ovvero quelle correnti che provengono dal continente nord americano e attraversando l’Atlantico giungono in Europa. Sono le stesse correnti che talvolta fanno ridurre notevolmente la durata del viaggio degli aerei che dagli Stati Uniti fanno rotta verso l’Europa. Proprio di recente, se non sbaglio, ho sentito che è stato battuto il record di durata di un volo commerciale su tale rotta.

Come abbiamo già ripetuto più volte su questa rubrica, quando le correnti zonali sono molto forti diventa assai difficile che il freddo possa raggiungere il Mediterraneo; questo accade perchè se l’Anticiclone delle Azzorre, esso viene “piallato” lungo i paralleli e finisce per determinare sull’Italia tempo per lo più stabile, proteggendo il bel paese da possibili incursioni fredde. In realtà, quest’anno il rinforzo del vortice polare è avvenuto non nei termini classici, ovvero ha consentito una certa variabilità del tempo durante il mese di gennaio, anche se poi il vero freddo fino ad ora non è riuscito a scendere oltre le Alpi. Abbiamo anche già ribadito, nei precedenti articoli, come il Mediterraneo sia forse una delle zone che più al mondo ha risentito negli ultimi anni dei cambiamenti climatici: però chi scrive vuole far notare come, prima di parlare di trend irreversibile del surriscaldamento climatico, occorra andare a vedere che cosa succede nel resto del pianeta. Durante il mese di gennaio, su parte degli Stati Uniti, si è abbattuta una delle ondate di gelo più importanti della storia moderna, con scenari che hanno ricordato il film di fantascienza ” The day after tomorrow”. E’ ancora vivo nei nostri occhi il ricordo delle immagini delle cascate del Niagara completamente ghiacciate, oppure quanto avvenuto in una città statunitense dove fiumi di acqua che avevano invaso le strade si sono poi congelati provocando un forte disagio.

Fra la fine di gennaio ed i primi di febbraio è prevista, sempre negli Stati Uniti, una nuova importante ondata di gelo. Il gelo ha poi colpito anche il Giappone e la Cina, con la neve che è arrivata pure nella città di Shanghai. All’appello, da molti anni, manca solo l’Europa centro-occidentale, anche se di fatto quest’anno le Alpi stanno facendo il pieno di neve e questo è fondamentale non solo per le provvigioni di acqua, ma anche per la conservazione dei pochi ghiacciai rimasti. Cosa accadrà a febbraio?

Intanto precisiamo subito che i modelli stagionali, ovvero quelli che provano a stilare una previsione sull’andamento delle temperature per i mesi successivi, ad oggi non prevedono alcuna novità sostanziale per l’area geografica del Mediterraneo, per tutti i prossimi 2-3 mesi. Va detto come le previsioni a lungo termine sono ancora piuttosto sperimentali, ma hanno raggiunto oramai un buon grado di attendibilità per il mese successivo a quello dell’emissione. Se, quindi, fossero veritiere le indicazioni per febbraio, difficilmente, per la gioia di chi gradisce il clima più mite, dovremmo avere intense e prolungate ondate di gelo. In realtà, la partita non sembrerebbe essere così scontata, in quanto vi sono alcuni indici climatici che invece propendono per un mese molto movimentato e con la possibilità di frequenti discese di aria fredda. Al momento, quello che appare abbastanza certo è che, dopo le temperature piuttosto elevate di fine gennaio, dai primissimi giorni di febbraio le stesse temperature dovrebbero iniziare a scendere gradualmente, per raggiungere un primo apice del freddo intorno al 5-6 del mese. Difficile, ad oggi, capire quali potrebbero essere gli effetti in termini di precipitazioni; non sono da escludere a priori alcune nevicate fino a quote di medio-bassa collina, soprattutto lungo il versante adriatico ma anche sulle zone interne del centro-sud. Ciò dipenderà da quanto freddo effettivamente raggiungerà l’Italia. Per il proseguo, intorno alla metà del mese ci potrebbe essere la possibilità di una modifica sostanziale dell’assetto del vortice polare, che potrebbe consentire all’Anticiclone delle Azzorre di erigersi lungo i meridiani, richiamando aria fredda verso l’Europa. In sostanza, come sostiene qualche esperto di meteorologia che scrive nei forum, potrebbe avvenire una modifica delle condizioni termodinamiche nel nord Atlantico, che anche per i prossimi anni dovrebbe consentire, sempre più spesso, l’allentamento delle correnti zonali e la possibilità dei cosiddetti “anticicloni di blocco”, che consentirebbero le discese di aria fredda anche verso l’Europa. Contrariamente a quanto prevedono i modelli fisico-matematici, la scommessa è quindi per un febbraio molto dinamico e con possibilità di eventi nevosi fino a bassa quota. Per l’eventuale autocritica si rimanda alla lettura del prossimo articolo fra circa un mese.

Alessio Genovese

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Recensione de “Il bosco” di Fabio Cappelli

A cura di Gianni Marucelli

 

Il Bosco Storia, silvicoltura, evoluzione nel territorio fiorentino Firenze, Olshki editore, 2016 Euro 19,00

 

Con qualche mese di ritardo, e ce ne scusiamo col lettore e con la casa editrice, recensiamo questo bel libro di Fabio Cappelli, che, nel corso della sua lunga vita professionale di esperto Forestale, si è occupato a fondo dei boschi toscani ed è quindi una delle persone più competenti per tracciarne una descrizione accurata.

Cappelli indirizza la sua attenzione prevalentemente alle superfici boscate del comprensorio fiorentino, ma non mancano delle ricognizioni intorno alla Foreste demaniali e alle aree protette delle altre zone della Regione Toscana.

Vengono indagate le varie tipologie boschive, sia nelle loro caratteristiche naturali e quindi negli elementi e fattori climatici, nonché edifici, che hanno contribuito a favorirne lo sviluppo, sia per quanto riguarda i metodi di gestione selvicolturale utilizzati: e ciò in un quadro anche storico, con riferimento ai provvedimenti di legge che hanno determinato l’utilizzo dei boschi, prima da parte del governo Granducale e quindi dello Stato italiano.

Pur nell’accuratezza scientifica usata nel trattare l’argomento, l’autore riesce a rendere il testo leggibilissimo anche da parte del profano, per il quale può costituire una vera e propria introduzione alla conoscenza di un ambiente al quale, per il suo grande calore naturale e storico, è opportuno approcciarsi con il massimo rispetto.

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Giornata della memoria 2018

Il caro amico Carmelo Colelli di Mesagne ci invia il suo contributo grafico per la Giornata della Memoria 2018

Giornata della Memoria 2018

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Lontre alla riscossa

Un articolo di Gianni Marucelli

Ogni tanto, sul fronte della difesa dell’ambiente, capita anche che giungano buone notizie: un paio di giorni fa sia il WWF che Ansa ambiente hanno pubblicato, con un certo risalto, foto e video di alcuni esemplari di lontra ripresi nel Salernitano, più precisamente nell’Oasi WWF di Persano e nell’Oasi WWF delle Grotte di Bussento.

La notizia è di grande interesse perché l’animale in questione, fino a qualche anno fa, era giudicato quasi estinto nel nostro Paese: ovvero, ne rimanevano un centinaio di esemplari ubicati in alcune zone fluviali del sud.

Dalle ultime stime, invece, sembra che la lontra, grazie alla particolare protezione e dell’attenzione di cui gode, soprattutto nelle Oasi del WWF, abbia ora superato la soglia di massima criticità, raggiungendo forse i 600 esemplari, distribuiti in gran parte nel Meridione.

Però, ed è un dato che fa ben sperare, altre lontre, di provenienza austriaca e slovena, hanno varcato il confine e stanno ripopolando alcuni corsi d’acqua nel settentrione d’Italia.

Heubach European Otter.jpg

Pubblico dominio

Se riandiamo indietro nel tempo, ai primi del ‘900 questo simpatico mustelide, che si nutre principalmente di pesci e anfibi e vive in acque pulite, era presente in gran parte del nostro paese.

Poi, la caccia spietata per impadronirsi della pregiata pelliccia e l’inquinamento degli habitat fluviali e lacustri ne hanno via via ridotto il numero.

All’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, si poteva già parlare di “specie in via di estinzione”, ma i dati sulla consistenza numerica della lontra erano fortemente dubbi, vista l’elusività di questo animale, assai difficile da osservare, la cui presenza è segnalata più che altro dai resti di prede – pesci o altro – abbandonate sulla riva dei corsi d’acqua o da altre tracce, come le fatte e le orme.

La lontra è un superpredatore, al vertice della catena alimentare, e perciò sensibilissima al degrado ecologico del proprio habitat.

Personalmente, ho un ricordo vivido dei racconti che, qualche decennio fa, gli anziani facevano circa la presenza, ai tempi della loro gioventù, delle lontre sui torrenti che scendono in Mugello e in Casentino dall’Appennino tosco-romagnolo. Talora venivano uccise, a bastonate, perché predavano le trote dalle pescaie che si trovavano presso i mulini, fonte di sostentamento per le genti di montagna. Così, non si sciupavano le pelli, che potevano essere rivendute tranquillamente.

In Toscana, qualche lontra sopravviveva ancora, negli anni Sessanta e Settanta, nelle zone selvagge, perché assai poco frequentate, della Maremma, in particolare le valli dei Fiumi Farma e Merse.

Loutre des pyrenees ossau 2002.jpg

Di Bernard-Boehne – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

 

Però, durante le mie escursioni giovanili, nonostante vi prestassi attenzione, non ho mai scorto elementi che mi potessero suggerire la presenza di questo piccolo predatore.

Così, le notizie giunte nei giorni scorsi mi sono particolarmente gradite: chissà che un giorno non possa osservare i giochi delle lontre nelle limpide acque di un fiume, senza dovermi trasferire in altri paesi europei, dove, per fortuna, questo animale è ancora ben presente!

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